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MODICA - 19/01/2015
Cultura - Il 15 dicembre del 1944 furono presi d’assalto molti edifici pubblici della città

Il "Non si parte", una rivolta separatista dimenticata

A scatenare i tumulti furono soprattutto le cartoline di richiamo alle armi delle classi 1922/23/24. I moti si concentrarono a Palermo, Catania e soprattutto in provincia di Ragusa, dove ebbero un significato antimilitarista e di aperta opposizione ai nuovi partiti antifascisti Foto Corrierediragusa.it

Il 15 dicembre 1944 una rivolta popolare al grido di "non si parte !" sconvolse il centro storico di Modica, prendendo d´assalto la Caserma dei Carabinieri, la sede degli Ufficiali in congedo, il Circolo Unione, i magazzini del Consorzio agrario, fino alla distruzione completa del Municipio, dove furono vandalicamente saccheggiati l´Ufficio imposte e l´Ufficio Leva. Oltre al rifiuto di tornare a combattere, contribuirono a scatenare le folle la cronica disoccupazione, il razionamento dei generi alimentari, la poliziesca gestione degli ammassi obbligatori di grano che impoverivano i contadini. Eppure nella storia plurisecolare della città l´incendio del palazzo municipale può considerarsi un evento unico, che merita di essere analizzato e compreso. Neppure nei tragici fatti del maggio 1921 ( l´ eccidio di Passogatta ) l´attacco fascista al Palazzo comunale ebbe conseguenze cosi devastanti. La violenta jacquerie nulla risparmio´. Non si salvo´ dalle fiamme il ricchissimo archivio comunale con atti e documenti del periodo medievale e fu necessaria una larga sottoscrizione di privati cittadini per cofinanziare la ricostruzione e l´ arredamento interno dell´edificio. Il ritorno alla democrazia non fu certo una festa per Modica e per le altre città Iblee.

A scatenare i tumulti furono soprattutto le cartoline di richiamo alle armi delle classi 1922/23/24, in seguito alla decisione del governo Badoglio di rinforzare la presenza militare italiana a fianco degli Alleati nella guerra di liberazione contro il nazifascismo. La decisione era sostenuta a livello nazionale dai partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, ma a livello locale non fu certo facile per i dirigenti democristiani, azionisti, socialisti e comunisti, convincere i giovani coscritti o i più anziani reduci a ritornare al fronte a fianco degli ex-nemici per una guerra che dopo l´ 8 settembre 1943 in Sicilia tutti consideravano finita. I moti del "non si parte" si concentrarono a Palermo, Catania e soprattutto in provincia di Ragusa, dove ebbero un significato antimilitarista e di aperta opposizione ai nuovi partiti antifascisti. A Ragusa , Modica, Scicli, Comiso, Vittoria, Chiaramonte, Acate , Monterosso e Giarratana tra dicembre ´44 e gennaio ´45 si contarono 29 morti, 65 feriti ed oltre 400 arrestati dopo la durissima repressione dei reparti motorizzati dell´ esercito. Moltissimi giovani iblei si diedero alla latitanza, centinaia furono condotti al confino ad Ustica, condannati ad anni di carcere, e liberati solo alla fine del 1946 dopo un´ amnistia generale. Democrazia e libertà : conquiste davvero difficili nel dopoguerra.

Dopo lo sbarco angloamericano, il Comando Alleato aveva nominato Sindaco di Modica l´ avvocato Antonino Galfo di tendenza socialista. A far parte della Giunta furono chiamati l´ avv. Nicola Finocchiaro, il prof. Giorgio Aprile e Arturo Belluardo ( anch´essi aderenti al PSI ) , il democristiano Ferdinando Romano, l´ artigiano comunista Emanuele Modica e l´indipendente Giorgio Guerrieri, stimato medico ginecologo: ad eccezione di quest´ ultimo, tutti avevano preso la tessera del Partito fascista durante il ventennio. Spetto´ a loro l´ ingrato compito di contenere il malcontento di operai e contadini contro miseria e fame.Un malcontento diffuso, alimentato dagli stessi dirigenti del PCI ( avv. Carmelo Nifosi e avv.Moncada ) e del PSI ( avv.Stefano Moranda Frasca ) ma soprattutto dai numerosi squadristi annidati nella burocrazia degli enti pubblici ( colpiti dalle misure di epurazione ) e dai combattivi esponenti del Movimento separatista guidato da Andrea Finocchiaro Aprile. Insieme ad Ispica dove operavano i Bruno di Belmonte, Modica rappresentò la capitale del separatismo ibleo : leaders riconosciuti furono l´avv. Raffaele Di Martino (antifascista condannato al confino fino al 1942 ) e il barone Francesco Montalbano, con un seguito di centinaia di simpatizzanti ( tra cui spiccavano Corrado Paternò, Guido Sudano, Ciccio Giannone, Salvatore Cappuzzello, Camelo Lorefice , Peppino Stracquadanio, Pietro Alfano, Peppino Garofalo ). Il loro motto : Sicilia e Libertà.


Nel corso del 1944 la tensione sociale era salita alle stelle, non si contavano gli scioperi e le manifestazioni contro le Autorità. Alla fine di maggio un tumulto di braccianti disoccupati in piazza S.Giovanni a Modica alta aveva provocato l´arresto di numerosi contadini comunisti ; negli stessi giorni una manifestazione patriottica dei partiti del CLN era stata disturbata dai separatisti e l´ avv. Di Martino fu fermato dagli agenti di PS. Scontri tra separatisti e socialisti punteggiano estate e autunno del ´44, mentre i nostalgici del Regime rialzavano la testa per il rientro in città degli ex-gerarchi Giorgio Turla´ e Stefano Rizzone Viola. Quando alla fine di agosto la Camera del lavoro alza la voce contro le multe esose e gli arresti di alcuni poveri spigolatori accusati di evasione dell´ammasso di grano, anche l´Amministrazione comunale vota una delibera di biasimo contro i magistrati del Tribunale di Modica. Apriti cielo! Per oltraggio alla magistratura il prefetto di Ragusa usa i pieni poteri e decreta la decadenza di Sindaco e assessori, sostituiti come commissario prefettizio dal prof. Giacomo Albo, antifascista ed esperto agronomo, ma subito isolato dai partiti del CLN e impotente ad affrontare una crisi di quelle proporzioni. Solo il 27 novembre viene ricostituita l´Amministrazione comunale : Sindaco diventa ora il prof.Aprile, assessori i socialisti Clemente Spata e Giovanni Guccione, i comunisti avv. Carmelo Nifosi´ e Emanuele Scapellato, i democristiani Innocenzo Pluchino e avv. Pietro Borrometi. Ma ormai ne´ i partiti democratici né la Giunta sono in grado di contenere le spinte ribellistiche delle masse. Scoppia la rivoluzione.

A cavallo tra novembre e dicembre si susseguono cortei e comizi di protesta. Ora scendono in campo gli studenti del Liceo e dell´Istituto Tecnico per manifestare contro le interruzioni di enrrgia elettrica e poi contro il richiamo alle armi. Modica viene invasa da manifesti e scritte murali che inneggiano all´indipendenza della Sicilia, alla Repubblica Sociale di Salò, ai giovani che dovranno liberare l´isola dai nuovi invasori ( gli Alleati ) e dalla tirannia dei nuovi partiti "traditori" della Patria. Chi oggi rilegge quelle stampe resta colpito dalla forza idelogica di quella propaganda "antipolitica" e dal livello colto dei messaggi , che smentiscono clamorosamente la tesi della rivolta spontanea e accreditano l´ ipotesi di un piano preciso e organizzato. Separatisti e fascisti non hanno molto in comune, a Modica come altrove sono divisi da faide personali e differenze di programma. Ma nel caldissimo inverno del´44/´45 tra queste forze antisistema si realizza una tacita alleanza, nella disperata speranza di far saltare il tavolo, di far tornare indietro l´ orologio della storia. Sul fuoco soffiano pure alcuni estremisti del PCI, quelli che non hanno accettato la "svolta di Salerno" di Togliatti e la "via parlamentare" al socialismo. Ma la direzione dei moti modicani resta saldamente nelle mani dei separatisti. E la città viene messa a ferro e fuoco.

La sera del 14 dicembre il commissario di PS Betto ( fratello della mia nonna materna ) riunisce d´ urgenza i dirigenti di PCI, PSI e DC, li informa della rivolta organizzata per l´ indomani e chiede collaborazione per evitare il peggio. Le sue relazioni al Ministero degl´Interni sono di una precisione e lucidità impressionanti. Ma è troppo tardi, molti degli antifascisti modicani dell´ultima ora si chiudono in casa, tappano porte e finestre, attendono inerti il dies irae. Si tratta di una rivoluzione annunciata, che nessuno è in grado di fermare. Alle 9.30 del mattino , puntuale come un cronometro, scoppiano le bombe a mano sulla collina di Monserrato, che segnano l´ inizio del moto. Studenti e separatisti si recano alla vicina fiera del bestiame, aizzano i giovani massari e contadini ad unirsi a loro, una fiumana di uomini invade il Corso Umberto e cominciano le devastazioni. I separatisti sono tutti presenti all´appello, guidano i ribelli fin dove possono, dopo alcuni fuggiranno, altri saranno catturati nei rastrellamenti militari dei giorni successivi. A Modica in serata l´esercito ristabilisce un precario ordine pubblico. Ma il fuoco cova ancora sotto la cenere e riesplode ai primi di gennaio nelle altre città iblee, con altre storie e diversi protagonisti. Una storia tutta da riscrivere : una vera e propria guerra civile negli Iblei agli esordi della democrazia italiana.