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MODICA - 25/05/2014
Cultura - Uno studio di Uccio Barone approfondisce le radici di una fede che ha unito la città

Madonna delle Grazie tra culto, fede e storia

La pietà popolare attraverso lasciti ed elemosine s’impegnò nella costruzione della Chiesa ad opera dell’architetto siracusano Vincenzo Mirabella Foto Corrierediragusa.it

La devozione mariana a Modica ha profonde radici nel tempo, ma quella verso Maria SS. delle Grazie ha da secoli unito tutti i modicani di ogni quartiere. Essa ebbe modo di consolidarsi quando il 4 maggio 1615 sulla collina di Monserrato fu rinvenuto un quadretto d´ardesia raffigurante la Madonna col Bambino. La pietà popolare attraverso lasciti ed elemosine s´impegnò nella costruzione della Chiesa nello stesso luogo ad opera dell´architetto siracusano Vincenzo Mirabella, le cui spoglie mortali (perì di peste nel 1624) si conservano nel marmoreo mausoleo collocato nel Santuario. In forma leggendaria le vicende dell´ erezione del Santuario sono state narrate nel romanzo "Il roveto in fiamme", edito nel 1934 da Virgilio Brocchi, uno scrittore veneto che agli inizi del ´900 aveva insegnato a Modica nell´ Istituto Tecnico Archimede.

Oggi tuttavia è tempo di passare dalla leggenda alla storia. Una mia ricerca recente (2009) ha permesso di appurare come la famiglia Mirabella sia stata presente dalla metà del XVI secolo anche nella Contea. Il padre di Vincenzo, Michele, aveva potuto accumulare un ingente patrimonio grazie alla ricca dote della moglie Giovanna Alagona (nobildonna di Siracusa ) e alla duplice attività di notaio e di "mutuante" (banchiere): non a caso, il suo nome compare tra gli "officiali" che firmarono gli "Statuta, Capitula et Pandectae totius Comitatus" redatti nel 1542 dal Governatore Bernaldo Del Nero, così come nel 1565 fu tra coloro che prestarono "pleggeria" per 1000 onze all´ indebitato Conte Luigi Enriquez Cabrera.

Nato nel 1570, Vincenzo Mirabella ereditava le vistose rendite di famiglia a Modica e Scicli e nel 1592 sposò Lucrezia Platamone,discendente di un aristocratico casato che possedeva anche il feudo di Rosolini. Amante della musica e della pittura, il giovane architetto agli inizi del XVII secolo si distingueva ormai tra la più titolata èlite aretusea : membro del Senato, tesoriere dell´Ospedale, progettista dell´ ampliamento urbanistico di Piazza Duomo, archeologo e restauratore di monumenti di Ortigia. E´ lui ad accogliere nel 1608 Michelangelo Merisi detto "Caravaggio" ( fuggiasco da Malta dov´era stato condannato per omicidio dopo una rissa ) ed a fargli visitare le Latomie e il celebre "orecchio di Dionisio". Nel 1613 pubblicò a Napoli le "Piante delle Antiche Siracuse", opera lodata da Pirri e Mongitore per essere la prima opera sistematica sulla città greca, e l´anno dopo venne ammesso nella prestigiosa Accademia romana dei Lincei, sin dalle origini fortemente marcata dalla scienza galileiana. Potendo contare su amicizie influenti (i principi Fabio Colonna e Federico Cesi) Mirabella entrò in contatto diretto con Galilei, come testimonia la corrispondenza conservata nel "Fondo Manoscritti" dei Lincei. Grande storia, dunque, da Caravaggio a Galilei, nel segno della più alta cultura europea.

Forse per l´accusa di aver partecipato ad una congiura antispagnola Vincenzo nel 1623 si trasferiva a Modica per iniziare i lavori del Santuario delle Grazie. Quì ritrovò gli interessi e gli affetti di famiglia, a cominciare dalla nipote Eleonora sposata in terze nozze col barone Giuseppe Paternò Raddusa, che in virtù della "licentia populandi" concessa dal vicere nel 1610 stava edificando un paese di nuova fondazione denominato ( in onore della consorte) Mirabella Imbaccari. Il testamento di Vincenzo, rogato dal notaio Francesco Rizzone il 25 maggio1624 consente di rimettere a posto l´ intricato "puzzle" delle parentele e soprattutto di scoprire che tutto il costone di Monserrato dove si stava innalzando la chesa della Madonna delle Grazie fosse di proprietà della famiglia Mirabella. Una paziente ricerca nel fondo archivistico delle soppresse Corporazioni religiose ha ottenuto un fortunato riscontro. Nel 1561 , infatti, il notaio Michele Mirabella dotava il figlio Blasi ( in occasione delle sue nozze con la " baronessina" Isabella Iurato ) di una consistente porzione del feudo della Gisana e del cosiddetto "Giardino della corte" con acqua e alberi confinante con la strada per Scicli: esattamente il terreno dove sarebbe sorto sessant´anni dopo il Santuario. La storia si apre perciò a prospettive diverse. La vicenda dell´ "invenzione" del 1615 ( nel significato letterale di "ritrovamento") del quadretto d´ardesia potrebbe spiegarsi con l´ obiettivo politico e sociale dei Mirabella di favorire un evento "miracoloso" in grado di promuovere il prestigio del casato ed innalzare sul posto una chiesa legata al patronato della famiglia. Non a caso, don Giuseppe Paternò con atto notarile del 22 novembre 1622 fondava una messa cantata settimanale e lo stesso Vincenzo Mirabella legò 10 onze alla chiesa per messe, luminarie e spese per "musici". Nè furono da meno gli altri notabili, come i Valseca, i Grancoiro, i Mazzara. Non a caso, ancora, i Paternò Raddusa elessero la Madonna delle Grazie patrona di Mirabella Imbaccari. Fede religiosa e strategie nobiliari s´intrecciano nella Sicilia del XVII secolo.

Nella primavera-estate del 1626 la peste tornò ad infierire in tutta la Sicilia e Palermo si affidava a S.Rosalia che miracolosamente bloccò l´epidemia. Nella Contea scattava l´emergenza : in particolare, a Scicli il "contagioso morbo" fece strage in tutti i quartieri e uccise 8 000 sul totale di 12 000 abitanti. La situazione di Modica e´ stata descritta dallo scrittore Raffaele Poidomani in un saggio del 1966 : qui si attivarono misure di profilassi preventiva (vigilanza annonaria, distribuzione di farmaci e unguenti, quarantena delle navi a Pozzallo, lazzaretto ), che senza dubbio contribuirono a contenere il contagio. Ma quasi quattro secoli di tradizione popolare e di devozione mariana sostengono che solo la miracolosa protezione del "quadretto" abbia impedito all´ epidemia di propagarsi anche a Modica. La chiesa in costruzione posta a ridosso della "fiumara" per Scicli sarebbe diventata un impenetrabile baluardo : qui la Vergine Maria avrebbe fatto la guardia alla sua città e fermato il terribile morbo. I documenti che ho potuto consultare raccontano in "presa diretta" la storia dell´ evento.

Il 6 agosto 1626 nel convento di S.Domenico si riunì pubblico "consilium" per proclamare la Madonna delle Grazie patrona di Modica. Il documento inedito, che si conserva nell´Archivio di Stato, elenca puntigliosamente i presenti alla solenne cerimonia : innanzitutto il Governatore Paolo La Restia, il barone di S.Filippo Bernardo Valseca e i quattro Giurati della città , nelle persone di Fabio Ascenzo, Vincenzo Celestre, Pietro Carbonaro e Francesco Lo Ciancio. Seguono i consiglieri: i notai Giacomo Radosta e Francesco Trindullo, Vincenzo Civello, Balsamo Ruffino, Matteo Valseca, Vincenzo Polara, Michele Vattipedi, Giacomo Pisana, Antonio La Licata, Gaspano d´Avola, Francesco Gambacorta, Pietro Paolo Parisi, Niccolò Matarazzo, Matteo Battaglia, Geronimo La Leocato. L´Assemblea riconosceva come " fussi noto e tutti sapissinu che dalli 21 di maggio lo morbo contagioso della peste affliggea per divina justitia chista civitate, et però ni erino morti cinquecento persuni circa solamenti , et tutto se attribuisce a miracolo de Nostra Signora della Gratia quale incomenzo´ a dimostrare mille signi et favuri, a cui in recompenza si volle costituire sotto sua protetione la nostra civitate".

Mentre Scicli assisteva inerme alla perdita di due terzi della sua popolazione, Modica con 18 000 abitanti gridava al miracolo per "sole" 500 vittime : così si moriva nell´ "ancien regime"! Nell´ occasione si decise anche di costruire nella navata destra della chiesa una cappella dedicata a S.Rosalia, "havendose visto che li lochi affecti di la peste e passati sotto la protetioni della dicta Santa subito si resanano". L´ Università si addossò la spesa di 100 onze e deliberò che la festa si celebrasse il lunedì successivo alla processione di Maria SS. della Grazia ( terza domenica di maggio, come oggi ). L´anno dopo giunse dall´arcivescovo di Palermo la convalida del richiesto patronato e il Consiglio dell´ Università di Modica il 25 giugno 1627 potè ratificare l´elezione. Devozione mariana, fede religiosa e storia sociale del territorio arricchiscono così la conoscenza della nostra città.