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MODICA - 21/04/2014
Cultura - Il "medaglione" di Uccio Barone in occasione del 70mo anniversario della morte dello studioso

Emanuele Ciaceri: storico, filologo ed intellettuale

L’istituto Scolastico Comprensivo che ne porta il nome organizza il prossimo 5 giugno una giornata di studio per ricordarne la vita e le opere e per restituire alla memoria collettiva la ricchezza culturale della città Foto Corrierediragusa.it

Emanuele Ciaceri nasce a Modica nel 1869 da una famiglia agiata che apparteneva al gruppo ristretto dell´elite urbana. Il padre Giovanni era stato Sindaco nel periodo borbonico ed era un appassionato cultore di musica, tenore di grido e fondatore della prima filarmonica della città. Affiancato da ben cinque fratelli e due sorelle, il giovane Emanuele studia nel prestigioso Liceo "Tommaso Campailla", dove consegue la maturità classica nel 1887. Quello stesso anno vince una borsa di studio alla Normale di Pisa e nel 1893 si laurea con una tesi di Storia Antica sul culto di Demetra e Kore.

Dopo alcuni anni di insegnamento nelle Scuole Secondarie consegue la Libera docenza, finché nel 1903 il suo maestro Ettore Pais ottiene per lui il comando presso il Museo Nazionale di Napoli per riordinarvi il ricco medagliere di monete antiche. Dopo avere insegnato come professore incaricato negli Atenei di Catania e di Messina, nel 1912 vince la cattedra di Storia Antica nell´ Università di Padova , per spostarsi dieci anni dopo alla "Federico II" di Napoli : quel trasferimento, tuttavia, fu osteggiato da Benedetto Croce ( allora Ministro della P.I.) ed Emanuele dovette ricorrere al Consiglio di Stato per vincere la sua personale contesa col filosofo partenopeo. Per la sua intensa operosità scientifica ottiene nel 1934 il premio "Benito Mussolini" , il più ambito riconoscimento accademico del regime fascista. Collocato a riposo nel 1940, rientra a Modica dove continua a studiare ed a pubblicare. Muore nella sua città natale nel 1944.

"Culti e miti nella storia dell´antica Sicilia" viene pubblicato a Catania dall´editore Giannotta nel 1911 e diventa subito un best seller della storiografia greca. Contrario al materialismo storico e convinto della superiorità dei fattori spirituali e religiosi su quelli economici, Ciaceri ridimensiona la tesi di Holm e Movers sulla presenza dei Fenici e degli Elimi nell´isola (popoli di origine afro-asiatica ) e concorda invece con Beloch e Pais nel rivalutare la cultura e le tradizioni indigene dei Siculi, vera etnia italica che a partire dal VII secolo a.C. convive sullo stesso territorio e interagisce attivamente con la colonizzazione greca. L´incontro tra Siculi e Greci non è uno scontro di civiltà, nè la sottomissione di popolazioni indigene arretrate ai più avanzati colonizzatori del Peloponneso, ma piuttosto una fusione virtuosa di culture di pari livello che integrano le rispettive credenze religiose. I miti siculi dei Palici, Adrano, Afrodite, Eracle e di altre divinità di origine animistica si mimetizzano e rinascono come culti del periodo greco ed ellenistico, fino a rivivere in alcuni casi nel cristianesimo ( il caso del culto di Iside prolungatosi in quello di S.Agata ). Assimilazione e reciproca contaminazione sono i concetti-chiave che caratterizzano la seconda grande monografia di Ciaceri, la "Storia della Magna Grecia", edita a Firenze in tre volumi dal 1925 al 1932. Con un lavoro di ricerca ancora oggi insuperato, che utilizza tutte le fonti archeologiche, letterarie, epigrafiche e numismatiche, lo studioso modicano ricostruisce l´affascinante scenario della civiltà ellenistica, restituendoci in 1300 pagine fittissime l´ immagine di un Mezzogiorno ricco di commerci e di scambi culturali nel mondo euromediterraneo.


Nel ventennio tra le due guerre mondiali questa impostazione storiografica "nazionalista", che valorizzava la preesistente civiltà italica e la sua capacità di interagire con la grecità, ebbe grande riconoscimento dal regime fascista ed era destinata ad influenzare un´intera generazione di archeologi e storici dell´antichità, come nel caso del più giovane conterraneo Biagio Pace ( vedi il suo "Arte e Civiltà della Sicilia antica", 1935-49 ). Centinaia di articoli di rivista, saggi e note e recensioni approfondiscono e discutono l´ enorme bibliografia e letteratura storica sul tema, a testimonianza dell´eccezionale competenza del Nostro.

Ciaceri fu anche un attento ricercatore di storia romana e i suoi lavori in questo campo hanno lasciato tracce durature nella storiografia. L´opera "Cicerone e i suoi tempi" esce in due tomi a Roma nel 1926 e nel 1930, e con filologica precisione l´autore rilegge gli scritti, le orazioni e le lettere ciceroniane per rintuzzare l´aspro giudizio di Drumann e Mommsen sul personaggio e per riconsiderare criticamente la sua azione politica nel contesto delle lotte sociali del tempo: Cicerone andava salvaguardato come un´icona della "romanità" italiana e come tale occorreva difenderlo da interpretazioni limitative. Nel 1937 vede la luce il libro "Le origini di Roma. La monarchia e la prima fase dell´età repubblicana" , in cui lo studioso modicano contrasta con magistrale acume la tesi del prevalente carattere etrusco della Roma arcaica.

Tre anni dopo dedica un lucido lavoro di sintesi a Tacito (nella foto), dove al riconoscimento della grandezza morale dello storico abbina però un giudizio critico sulla valutazione negativa tacitiana del tiranno Domiziano e degli altri imperatori romani. Non a caso siamo alla vigilia della seconda guerra mondiale e il Fascismo dopo la conquista dell´ Etiopia si cullava ancora nel mito del rinato impero per volontà del Duce : Ciaceri è figlio del suo tempo e si fa portavoce di quella temperie ideologica. E sempre in polemica con Tacito nella sua casa di Modica Ciaceri elabora e pubblica a Roma nel 1942 il volume biografico "Tiberio successore di Augusto", in cui esprime un giudizio pienamente positivo sulla continuità della politica augustea .