Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:45 - Lettori online 807
MODICA - 28/10/2012
Cultura - A palazzo Grimaldi con l’autore Paolo Chicco

Presentato il libro «La Maledizione di Mezzapica»

Quasi un viaggio di emigrazione, giù nella più brulla delle isole Eolie, dove trovare ispirazione e fortuna Foto Corrierediragusa.it

Una moderna odissea ambientata a Filicudi, il cuore selvaggio delle isole Eolie, quella raccontata da Paolo Chicco nel suo primo romanzo «La Maledizione di Mezzapica», presentato al Palazzo Grimaldi di Modica. Un’opera prima che si snoda in sette racconti in cui si intrecciano immagini e personaggi di una Sicilia di inizi Novecento che è già giunto alla seconda edizione, andato in ristampa a soli quattro mesi dalla pubblicazione, e che è approdato perfino all’Università di Budapest, Ungheria, scelto come romanzo che sovverte lo stereotipa contrapposizione italiana di un Nord ricco e di un Sud dal quale scappare.

Quello di Paolo Chicco, torinese da generazioni, è infatti quasi un viaggio di emigrazione, giù nella più brulla delle isole Eolie, dove trovare ispirazione e fortuna. Un libro nel quale Chicco sperimenta una assai efficace e scrittura dialettale, «perché – come ama dire l’autore – da quarant’anni studio da siciliano».

Con l’Autore erano presenti Tonino Di Raimondo, Marcel Cordeiro
e Letizia Carrara, giornalista del Giornale di Sicilia. Gli attori Ornella Fratantonio ed Ernesto Ruta hanno letto alcuni brani tratti dal libro.

Durante la serata è stato proiettato il primo filmato al mondo girato in subacquea alle Eolie della Panaria Film, concesso dal principe Francesco Alliata di Francavilla. Da sempre isole di miti, di approdi e di derive, le Eolie fanno parte dell’immaginario letterario, dove l’anima greca riappare dalle viscere di quelle terre vulcaniche affiorate nella notte dei tempi. Aleggia su tutto il racconto, una certa atmosfera da tragedia, nonostante il tono volutamente leggero e ironico dell’autore. Dove incombe il senso del destino sui personaggi, molti dei quali sembrano essere schiacciati dal peso di una maledizione, prima fra tutte quella di doversi affidare al mare, nella vita e nella morte.

Paolo Chicco, avvocato penalista torinese, è approdato a Filicudi fisicamente negli anni Settanta quando aveva sedici anni, catturato emotivamente da un amore che durerà tutta una vita. L’autore ha saputo cogliere e interpretare momenti di vita isolana, di passioni, di perdite e tradimenti, di un pugno di uomini che lì gettati dal caso o dal destino affrontano il dramma della vita, testimoni e protagonisti di viaggi di andata e ritorno. Storie che si dipanano lungo la prima metà del secolo scorso, quando l’isola da fiorente divenne sempre più desolata, con un numero sempre maggiore di gente che vedeva la sua terra allontanarsi, mentre andava via con la nave, con la certezza che non l’avrebbe più rivista per molto tempo o forse per sempre.

Terra di emigrazione, coste dalle quali ci si imbarca per non tornare, o al contrario si approda in un confino forzato, con identità nascoste, come quelle dei mafiosi, o con la veste frivola di turisti indifferenti, pronti a scappare dopo la recita della stagione estiva, case abbandonate un tempo vitali.

Ma il libro racconta anche di legami con un mondo ancestrale dove fa la sua incursione l’aspetto magico e misterioso della vita, nella quale il senso del destino, l’invidia degli dei e l’incantamento magico servono a spiegare situazioni ed eventi che sfuggirebbero altrimenti ad una spiegazione razionale.

E su tutto, e oltre tutto, quel mare calmo o furioso, acque misteriose davanti alle quali avvolgersi in un amplesso amoroso o gorghi minacciosi che allontanano persino l’unica certezza di un’isola, l’approdo della nave – speranza –disperazione, la nave che tutto conduce e tutto porta via.