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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 18:26 - Lettori online 831
ISPICA - 26/10/2011
Cultura - Francesco Fronte, storico locale, ha intrattenuto il pubblico

Caffè letterario con "Ispica e i moti del Risorgimento"

L’Inno nazionale e i canti risorgimentali del Duo musicale Alcaras –Vindigni e le letture dell’attore Giorgio Sparacino hanno accompagnato la kermesse culturale

«Ispica e i moti del Risorgimento»: apre all’insegna di quel capitolo della storia italiana il «Caffè letterario Quasimodo». L’Inno nazionale e i canti risorgimentali del Duo musicale Alcaras –Vindigni e le letture dell’attore Giorgio Sparacino hanno accompagnato la kermesse culturale che si è svolta lo scorso sabato nella Sciabica, prima luogo di culto.

Francesco Fronte, storico locale, ha intrattenuto il pubblico, dopo gli interventi introduttivi del presidente del «Caffè Quasimodo», Domenico Pisana, e della coordinatrice del gruppo ispicese, Daniela Fava.

Fronte ha documentato il quadro del nuovo decurionato di Spaccaforno, che, per la prima volta, si riunì, presso i Padri Cappuccini il 2 agosto 1818, come risulta dal registro delle delibere decurionali. E che vide la nomina dei primi ventiquattro decurioni, tra i quali Raimondo e Pasquale Fronte, Giuseppe Franzò e Natale Leontini.

Sui moti del Risorgimento, come ha rilevato Fronte, nell’estate del 1820, Ispica visse momenti drammatici. Fu teatro di una rivolta di massa a causa della miseria in cui versava la popolazione e da cui non era riuscita ad uscire dopo la fine della feudalità nel 1812. Primo bersaglio della reazione popolare fu l’ufficio baronale degli Statella, principi di Cassaro e marchesi di Spaccaforno e padroni assoluti della città fino al 1812.

«Si tratta di una rievocazione storica interessante – ha detto Pisana – che ha permesso di comprendere a pieno le cause dei moti di Spaccaforno del 1820, i conflitti tra le famiglie più potenti della cittadina, nonché intrighi e rivalse politiche, per non parlare dell’odio popolare contro i ricchi proprietari del tempo, prima gli Statella, poi i Modica e la piccola nobiltà locale di Spaccaforno».