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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 963
COMISO - 17/05/2013
Cultura - Il filosofo monzese ha chiuso al Naselli il primo master genitori-figli

Il pessimismo di Galimberti: "Viviamo in epoca nichilista"

Dalla reprimenda del professore non si salva nessuno. E ai docenti manda a dire: «Chi è senza carisma cambi mestiere»
Foto CorrierediRagusa.it

Più bacchetta i giovani, i genitori, la scuola, l’università, i professori, i politici, le banche e l’universo mondo e più prende applausi il professor Umberto Galimberti (foto) al Teatro Naselli di Comiso. Come era nelle previsioni, la relazione del filosofo, psicoanalista, docente e scrittore di fama internazionale ha fatto registrare una grande affluenza di pubblico, prevalentemente docenti e addetti ai lavori. Gli studenti? Latitanti.

Il master formativo sui rapporti genitori-figli, nato da un’idea di Rosario Alescio e Rosalia D’alì e organizzato da Logos e Ada Comunicazione, si è congedato dal pubblico con l’intervento del prof. Galimberti molto apprezzato e applaudito, sebbene pervaso da un pessimismo cosmico dettato dalle condizioni attuali in cui vive la società. E difficile nascondere la realtà, e Galimberti l’ha messa in vetrina senza coprire nessuna vergogna, senza nulla togliere e nulla aggiungere al malcostume dilagante che ha nella «corruzione, evasione fiscale e mafia i pilastri portanti del marcio italiano e dal quale è impossibile uscire». Più pessimismo di così!

I giovani? «Stanno male per ragioni culturali. Nel ’68 erano un po’ arrabbiati e facevano la rivoluzione, oggi sono rassegnati. Non c’è più la controparte, padroni e operai si trovano dalla stessa parte e di fronte hanno il mercato, il denaro che domina su tutto. Nel Vangelo di Luca sta scritto: "Mutuum date nihil inde sperantes": prestate il denaro senza attendere necessariamente la restituzione. Provate a dire questa frase alle banche!»

Sul banco degli imputati i genitori, eccessivamente «generosi» con i figli per farsi perdonare l’assenza e la carenza di affetto. Una società, dunque, arida di sentimenti. Secondo il professore Galimberti i sentimenti s’imparano a scuola attraverso la letteratura. Ma i docenti sono in grado di insegnare i sentimenti? Nei confronti della scuola e dell’università l’intellettuale è durissimo.

«I professori devono essere carismatitici» dice strappando applausi a una platea formata prevalentemente da docenti di tutte le scuole. E poiché il carisma è come il coraggio, o lo si ha dalla nascita o niente, si desume che dovremmo avere molte classi in autogestione per mancanza di docenti carismatici? «Chi non ha carisma faccia un altro mestiere- chiosa secco il professore- Mi chiedo perché se uno è alto un metro e 50 non può diventare corazziere e un professore che non è carismatico può fare il professore per 40 anni». Di nuovo applausi.

Sulla scuola il professore dà il meglio della sua relazione iniziata alle 18 e conclusasi alle 19 per dare via libera a diverse domande dalla sala. «Le classi non dovrebbero essere formate da più di 12-15 alunni. Perché la scuola fa la differenza fra gli stati: dove la scuola funziona lo stato è alto.» L’Italia in tal senso dimostra tutta la sua bassezza. Un’Italia in crisi e depressa, come evidenzia il professore, se è vero che «nel nostro Paese si consuma il 55% di psicofarmaci, sebbene l’Italia abbia, rispetto alla Svezia, il sole e le meraviglie della natura».

E non finisce qui, perché sulle ali del successo registrato, Logos e Ada Comunicazione hanno già calendarizzato la sessione autunnale e del 2014. Nel mese di novembre aprirà Enzo Bianchi, il priore della comunità monastica di Bose, da lui fondata nel 1968.