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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 492
COMISO - 20/11/2010
Cultura - Comiso: la storia di una chiesa monumento nazionale

S. Francesco all’Immacolata, museo della città

La chiesa di San Francesco in tutta la sua storia è sempre rimasta «terza» nei confronti della cosiddetta «guerra dei Santi» tra «matriciari» e «nunziatari», che da sempre caratterizza la vita della città, in una atavica quanto intrigante commistione tra sacro e profano
Foto CorrierediRagusa.it

La storia della chiesa di San Francesco all’Immacolata (nella foto), monumento nazionale, è tutta legata alla particolare attenzione che i feudatari di Comiso, i Naselli, fin da subito manifestarono nei suoi confronti. Fu Periconio Naselli, per esempio, a chiamare i Francescani a Comiso e ad affidare loro la piccola chiesa di Sant’Antonio, ed ancora a volere che tale chiesa diventasse la cappella-mausoleo della sua famiglia.

La morte precoce (1479) gli impedì di realizzare interamente il suo progetto, fu il suo successore, il nipote Periconetto a realizzarlo attraverso il suo testamento, col quale, fra l’altro, stabilì «che si avesse fabbricato nella detta chiesa una cappella ad’otto punti intorno l’altare maggiore», istituendo a tal fine un legato di 40 onze fatto alla figlia donna Francesca e vincolando un «terreno sotto il castello» ed altre terre.

I successori, con alterne vicende, hanno consegnato alla posterità il complesso di San Francesco all’Immacolata (convento, orto e chiesa), quale storicamente lo conosciamo. Ma, se come abbiamo visto, tale complesso è la diretta filiazione della sensibilità del Naselli, non possiamo non annotare come la sua storia si sia diacronicamente intrecciata con la storia della città stessa, dando vita ad una vera e propria storia nella storia o, come è più corretto dire, alla «Microstoria di una Comunità e di un Territorio», laddove l’attuale Santuario risulta protagonista della crescita religiosa e culturale della Comunità comisana, e nello stesso tempo destinatario dei sommovimenti che la Comunità ha vissuto: da quelli naturali, il terremoto del 1693; a quelli rivoltosi, i fatti del 1837; a quelli politici, le leggi si soppressione dell’asse ecclesiastico degli anni Sessanta dell’Ottocento; a quelli più propriamente interni, con la lotta tra Osservanti e Conventuali; tutto ha contribuito a rendere San Francesco all’Immacolata elemento simbolico del divenire socio-economico e culturale della Comunità comisana.

Va qui chiarito che questa capacità di rappresentare a tutto tondo un lungo pezzo di storia della «piccola contea» dei Naselli, prima, e della città ipparina, dopo, può e deve essere riconosciuta alla chiesa di San Francesco perché, per esempio, in tutta la sua storia è sempre rimasta «terza» nei confronti della cosiddetta «guerra dei Santi» tra «matriciari» e «nunziatari», che da sempre caratterizza la vita della città, in una atavica quanto intrigante commistione tra sacro e profano.

Nel secolo scorso, un grande comisano, l’archeologo Biagio Pace, riprese l’iniziativa del restauro avviata nel 1909 da Paolo Orsi e la portò a compimento negli anni Trenta, restituendo alla citta e alla cultura un piccolo grande gioiello architettonico-monumentale.

L’opera di recupero e di restauro non è affatto finita se è vero, come è vero, che appena qualche anno fa, in occasione del cinquantesimo anniversario del ritorno a Comiso dei Francescani, è stato restituito il dipinto dell’Immacolata alla cultura e alla città. Ritorno fortemente voluto e perorato dallo stesso Biagio Pace. Il Pace non si limitò, peraltro, alla sola opera di restauro, ritenenendo che nello scrigno francescano fosse doveroso convogliare le opere più belle che erano appartenute agli enti ecclesiastici soppressi. In questo senso, si mosse per ottenere le dovute autorizzazioni.

Con verbale del 6 ottobre 1921, alla presenza di mons. Francesco Rimmaudo, Parroco della Chiesa Collegiale di Santa Maria delle Stelle, del can. Emanuele Parrino, Rettore della Chiesa Monumentale dell’Immacolata di San Francesco e di Giovanni Brullo, Procuratore del Registro di Comiso, nonché dello stesso Biagio Pace, nella qualità di Ispettore Onorario dei Monumenti, fu redatto il verbale di trasferimento e consegna di pitture e cornici dalla Chiesa Collegiale di Santa Maria delle Stelle a quella Monumentale di San Francesco, relativamente al «Quadro raffigurante i Martiri Placido, Flavio e Donato», al «Quadro raffigurante un Santo Monaco», al «Quadro raffigurante la Crocefissione» e a «due cornici di altri due quadri».

Il rettore Parrino nell’atto di ricevere i dipinti e le cornici «assunse l’obbligo di conservarli e custodirli accuratamente e sotto la propria responsabilità e di riconsegnarli all’Amministrazione del Fondo per il Culto dietro semplice richiesta». Assieme, per esempio, alla «Cantoria» che era appartenuta al Monastero di Regina Coeli, nella chiesa dell’Immacolata andava concentrandosi un vero e proprio patrimonio artistico, dando vita, nei fatti, ad una sorta di «Pinacoteca», se non proprio, come riteniamo noi, ad un vero e proprio Museo della Citta di Comiso.