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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1078
COMISO - 28/09/2010
Cultura - Comiso: gli amministratori locali hanno grandi responsabilità sullo sviluppo paesaggistico

Il Territorio fra arte, natura e industrializzazione

Sbaglia chi pensa che lo sviluppo dell’area iblea passi solo attraverso l’industrializzazione
Foto CorrierediRagusa.it

Il Territorio è un’opera d’arte: forse la più alta, la più corale che l’Umanità abbia espresso. A differenza delle molte opere artistiche (in pittura, in scultura, in architettura) o tecniche, che sono prodotte dall’Uomo plasmando materia inanimata, il Territorio è prodotto attraverso un dialogo, una relazione fra entità viventi, l’Uomo stesso e la Natura, nel tempo lungo della Storia. È un’opera corale, coevolutiva, che cresce nel tempo. Il Territorio è generato da un atto d’amore (inclusivo degli atteggiamenti estremi della sottomissione o del dominio), seguito dalla cura della crescita dell’altro da sé. Il Territorio, possiamo dire, nasce dalla fecondazione della Natura da parte della Cultura.

Non si può non capire, infatti, che è venuto il tempo per governare lo sviluppo come strategia politica e corsia preferenziale, operando nel più vasto interesse delle diverse Comunità e non del particolare interesse di un partito piuttosto che di un altro. E per governarlo occorre avere idee chiare e risposte precise. Niente demagogia e niente soluzioni miracolistiche, occorre piuttosto muoversi con la necessaria determinazione, consapevoli che solo operando forti e decise scelte si può pensare di centrare l’obiettivo prefissato.

La Sicilia, in generale, e Comiso, in particolare, per troppi decenni hanno pensato di vincere le Olimpiadi senza le opportune selezioni dei migliori atleti disponibili. Occorre rendersi conto che è necessario procedere a scelte forse drastiche, ma che possono diventare lo zoccolo duro di uno sviluppo economico coerente. E allora bisogna fare le opportune selezioni della classe dirigente nella sua variegata complessità: dalle forze politiche, a quelle imprenditoriali, a quelle sindacali e a quant’altro.

Un progetto di sviluppo coerente – in un contesto di globalizzazione - non può essere pensato se non attraverso la ricerca e il recupero di motivazioni culturali e specificità locali. In un momento di difficile congiuntura economica, come quello che stiamo vivendo e che si ripercuote drammaticamente sull´occupazione, s’impone la necessità di recuperare il fattore ´qualità´ che, da sempre, per esempio, ha caratterizzato la produzione comisana e che rappresenta l´unico elemento atto ad arginare la recessione ed invertire la tendenza.

Un serio progetto di un’amministrazione altrettanto seria non può non puntare sulle risorse naturali ed umane del Territorio per il rilancio socio-economico della Comunità locale. Alla luce degli studi più recenti, da De Rita a Bonomi, da Magnaghi ad Allen J Scott, solo per citarne alcuni, una scelta del genere appare, oggi, ineludibilmente necessaria. Mi viene in mente il caso di Comiso, per esempio, della seconda metà degli anni Novanta, con l’operazione ‘Artiemestieri’, intesa nel suo complesso, effettuata dall’amministrazione Puglisi.

Ritengo che sia ormai passato un tempo sufficientemente ampio per parlarne con assoluto disincanto. E’ stato, sicuramente, un momento importante per la Città, soprattutto perché, attraverso una complessa operazione culturale, servì a porre sul tappeto il problema della necessità di discutere e definire un ‘modello’ di sviluppo da proporre alla propria ed alle altre Comunità.

Nel caso specifico, il modello di sviluppo possibile ed in stretta coerenza con la storia e la tradizione della Città fu individuato nel segmento produttivo dell’Artigianato d’arte, quello della pietra bianca di Comiso e delle arti femminili (ricami, sfilato e filet), assieme alle forti vocazioni nel settore della vinificazione di qualità con l’inimitabile «Ambrato di Comiso», e ad un tentativo – purtroppo non opportunamente incentivato – della «carta di pregio».

Fu, se volete, anche un tentativo forte, dopo oltre quarant’anni di appiattimento, di dare linfa all’orgogliosa ed intraprendente imprenditoria comisana, alla sua indiscussa capacità di ‘fare’ e di far uscire la Città dall’isolamento determinato dall’essere stata da troppo tempo politicamente chiusa tra Ragusa e Vittoria, tra gli interessi ragusani e quelli vittoriesi. Sono convinto che il problema sia stato e sia soprattutto di ordine culturale di quanti credevano e continuano a credere che la cosiddetta fine delle ideologie abbia segnato la fine anche delle idee e che il termine ‘modernità’ sia necessariamente il contrario di ‘tradizione’.

Sbaglia chi pensa così e sbaglia, ancora, chi crede che lo sviluppo dell’area iblea passi solo attraverso l’industrializzazione, come se i fallimenti del recente passato non avessero insegnato niente; chi crede che in una società come quella iblea, fortemente connotata fin dal Cinquecento dalla piccola proprietà terriera e da un grande ruolo svolto dalle Arti e dai Mestieri, possano attecchire modelli industriali a lei estranei; si corre il rischio della cosiddetta crisi di rigetto; sbaglia soprattutto chi crede che si possa programmare lo sviluppo solo sulla base di calcoli economici, trascurando le vocazioni territoriali e i valori della tradizione; e, ancora, chi crede, fra le forze politiche, che dall’oggi al domani ci si possa inventare un passato, una tradizione, una storia; chi pensa che industriali ed imprenditori del Nord o del Nord-Est possano portare benessere ed occupazione.

Ricordiamoci che la Sicilia non può eternamente essere additata come quella terra dove hanno comandato tutti, ad eccezione di chi l’ha abitata e la abita. Sbaglia, infine, chi confonde il mezzo con il fine, come nel caso della formazione professionale e della riqualificazione, laddove la formazione rappresenta il mezzo attraverso cui garantire migliori opportunità di occupazione e non è già essa stessa occupazione. Con il rischio serio e quanto mai alle porte che quando fra un paio d’anni, la Sicilia non sarà più obiettivo uno, prioritario, e quindi non potrà beneficiare dei privilegi di oggi, si saranno persi i soldi investiti, senza, per converso, aver adeguatamente elevato gli standards professionali dei giovani siciliani.

E allora? E’ necessario puntare su una politica del Territorio, inteso nella più vasta accezione di ´ambiente´, ´cultura´, ´risorse naturali´, ´risorse umane e professionali´, che non può prescindere dal rispetto delle vocazioni; e ancora, su un uso delle risorse dimensionato ad uno sviluppo possibile, in armonia con l’ambiente e pensando che non è scritto da nessuna parte che la nostra generazione sia l’ultima a vivere sul pianeta Terra, ma che altre ne seguiranno e come noi dovranno trovare risorse per lo sviluppo. Continua, inoltre, ad esserci la necessità di superare il momento dell’isolamento, di rompere il muro dell’io per passare ad un associazionismo produttivo, laddove si incontrino competenze complementari e professionalità variegate. Per attuare progetti di tale natura occorre, però, anche uno scatto di grande dignità, di sfida consapevole e di attenta selezione della classe dirigente. Una classe dirigente che imposti programmi di lungo periodo senza demagogia e senza prospettare soluzioni miracolistiche. Una classe dirigente competente, professionalmente attrezzata, estranea alle scuole di partito, che viva del suo, e che pertanto nella ricerca legittima del consenso non abdichi ai valori morali ed etici, fondamento del vivere civile.

Le amministrazioni, infine, credo non possano fare altro che superare lo stereotipo che vuole l’Ente Locale come mero erogatore di servizi, per interpretare il ruolo nuovo e moderno cui sono destinati gli Enti Locali, e cioè quello di vere e proprie officine di programmazione per lo sviluppo della Comunità e del Territorio di competenza. Perfettamente in linea con il concetto più alto di federalismo e di decentramento.

Nei prossimi anni, infatti, la partita dello sviluppo si giocherà sempre più nell’ambito dei Comuni. Laddove si verificheranno convergenze corali frutto di sintesi programmatiche omogenee si metterà in moto lo sviluppo; laddove, invece, la Comunità sarà caratterizzata da forti contraddizioni e da miopi schematismi sarà quanto mai difficile uscire dalla crisi e vincere la scommessa del futuro.


(nella foto in alto gli scavi termali vicino alla piazza di Comiso)