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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 1091
COMISO - 18/08/2010
Cultura - Comiso: "Projetti ed esposti" nel primo Novecento

I figli della «colpa» allattati da nutrici a pagamento

Quando i trovatelli a Comiso venivano gestiti dalla Congregazione di Carità

L’opera di risanamento nella gestione dei trovatelli era stata portata avanti dalla Congregazione di Carità, ente destinatario e gestore delle risorse delle Opere Pie che in essa erano confluite a seguito delle leggi d’eversione dei beni ecclesiastici degli anni Sessanta dell’Ottocento, nonché degli stanziamenti disposti dalla Giunta Municipale.

La situazione del projetti, «sventurati esseri che la miseria e il vizio abbandonano alla ruota» era leggermente migliorata rispetto al periodo precedente. Era stato, infatti, introdotto per la prima volta a Comiso «l’allattamento artificiale per mezzo di biberoni gratuiti, […] appositamente fatti venire da Napoli», al posto delle vituperate e «malconcie poppatelle di acqua e zucchero».

Occorreva, comunque, partire ab imis. Alle «stanze terrane tenebrose», per esempio, ne erano state «surrogate altre in secondo piano, bene imbiancate e caldeggiate dal sole», e, ancora, «spaziose culle bellamente messe» avevano preso il posto dei vecchi «letti malconci ed angusti». La qualità della vita per i piccoli orfanelli, però, era migliorata soprattutto perché, finalmente, veniva garantito il «pagamento puntuale della mesata alle nutrici che assumevano l’allattamento degli esposti».

I risultati furono immediati ed evidenti: migliorò lo stato di salute dei bambini e, conseguentemente, diminuì la mortalità infantile, problema atavico che affliggeva gli innocenti ospiti della sala di baliatico di Comiso. Il tasso di mortalità era molto alto nei primi giorni di vita e soprattutto era direttamente proporzionale al tempo che intercorreva fra il momento dell’esposizione e quello in cui il neonato veniva affidato ad una donna che, dietro pagamento, ne assumeva l’allattamento assieme al proprio figlio. A quel punto il momento critico era superato, seppure restava l’incognita della buonafede della nutrice, anche in relazione alla sua assoluta discrezionalità circa la quantità di latte che avrebbe dato all’esposto e al proprio figlio.

La situazione locale presentava, inoltre, una sua specificità perché le donne comisane mostravano «forte ritrosia, qualunque fosse la mercede, a rimanere in permanenza nello spizio dove sorg[eva] la ruota», per questo motivo la stragrande maggioranza delle balie era di paesi diversi, con la conseguente difficoltà ad affidare nell’immediato l’esposto ad una nutrice.

La riconoscibilità del trovatello era sempre stata approssimativa, garantita com’era stata fino ad allora dall’uso di apporre al collo dell’esposto un «contrassegno ripugnante in piombo», recante un numero progressivo. A partire dai primi anni Settanta dell’Ottocento, seguendo un «vezzo graziosissimo venuto da Parigi», ogni bambino fu dotato di una «collana composta di 17 olive di osso, portante una medaglietta coll’indicazione al di dietro del numero di ordine». L’innovazione, oltre al «elevare sempre più anche la condizione esterna di questi figli della colpa […], serviva ad allontanare ogni frode, poiché [la collana, una volta chiusa] non puossi tornare ad aprire senza che gli uomini preposti al servizio della proiezione non se ne avvedano».

Circa quarant’anni dopo, però, il problema non poteva dirsi risolto, anzi era senz’altro peggiorato. Il problema era generale, il degrado in cui versavano i brefotrofi, le sale di baliatico e, più in generale, tutto il servizio degli esposti dell’allora provincia di Siracusa aveva superato ogni livello di guardia. Era dovuta intervenire la Deputazione provinciale, nominando una Commissione, per realizzare una «rigorosa inchiesta su tutto il servizio degli esposti» e potere così adottare i provvedimenti del caso. Occorsero parecchi mesi perché la Commissione fosse pronta ad espletare il mandato affidatole. Furono nominati commissari Belfiore, Fiaccavento e Perez, quest’ultimo dovette essere sostituito il 23 giugno 1915 perché richiamato alle armi. Lo sostituì Salvatore Tiralongo. Le funzioni di segretario furono affidate all’avv. Paolo di Lorenzo. I lavori della Commissione cominciarono dal brefotrofio di Siracusa il 29 luglio 1915.

Il 31 dello stesso mese fu la volta della sala di baliatico di Comiso, che «non poteva destare più penosa e ripugnante impressione» ai Commissari. Vi si accedeva «da un cortile lurido» ed era composta «di due angustissimi e meschini vani di un solaio, che, con vera ingiuria ad ogni sentimento e ragione di umanità [era] adibito all’allevamento e alla cura degli esposti». Non era possibile parlare né di pulizia né di igiene, «tutto [era] tristezza e miseria; le poche culle di legno [erano] sporche e sguarnite». Le «due femmine chiamate balie ed una ricevitrice» presenti nella sala «destarono il più vivo disgusto» ai Commissari, i quali durante la visita erano accompagnati dai Deputati provinciali comisani. In quel momento erano ospiti della sala «un bambino che viveva una vita stentata, e altri due nati nello stesso giorno».

I Deputati comisani si preoccuparono di rassicurare i Commissari, sostenendo che l’Amministrazione comunale stava già provvedendo alla costruzione di un locale più adatto in un quartiere della parte alta del paese. L’indagine conoscitiva comportò anche la consultazione dei registri esistenti presso la Casa comunale, dai quali risultò che nel 1912 su trentacinque bambini lasciati alla ruota ventuno furono allevati nella sala di baliatico e morirono tutti. La stessa sorte era toccata l’anno successivo ai diciannove ricoverati sui trentotto esposti, così come ai diciassette bambini allevati sui trenta esposti nel 1914. Nei sette mesi del 1915, cioè fino al giorno della visita ispettiva della Commissione, su venticinque esposti, dei tredici allevati nella sala ne erano già morti dieci, tre erano in vita, di cui due, come abbiamo visto prima, erano nati lo stesso giorno 31 luglio.

La terza tappa della visita della Commissione prevedeva la presa di contatto con le balie esterne, alle quali erano stati affidati gli esposti non ricoverati presso la sala di baliatico. In quest’occasione fu possibile constatare «la buona nutrizione e l’ottima salute [dei bambini] ed egualmente le buone condizioni e la pulizia delle balie che li allevavano». Il tasso di mortalità, in questo caso, non raggiungeva nemmeno il cinque per cento.