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CHIARAMONTE GULFI - 26/09/2011
Cultura - Incontro-dibattito a Chiaramonte organizzato dall’associazione «ChiamalaSicilia»

I fermenti politici nella Sicilia del secondo dopoguerra

Alla sala «Sciascia» di Chiaramonte Gulfi, il giornalista-scrittore Pippo Firrincieli e lo storico Nunzio Lauretta hanno fatto rivivere la stagione separatista con riflessioni su Antonio Canepa e Andrea Finocchiaro Aprile

Incontro-dibattito dedicato alla Sicilia e alla sua storia più recente, quello organizzato ieri all’interno di quel piccolo gioiello architettonico che è la «Sala Sciascia», dal gruppo dirigente di CHIAMALASICILIA di Chiaramonte Gulfi. Della Sicilia del secondo dopoguerra, degli uomini che si batterono per una Sicilia Nazione libera e federata, di quelli che, invece, operarono per il compromesso autonomistico e l’ottenimento dello Statuto speciale si sono occupati i relatori intervenuti, Pippo Firrincieli e Nunzio Lauretta. Moderatore del pomeriggio di riflessione, presentato da Vito Morando, coordinatore cittadino di CHIAMALASICILIA PER CHIARAMONTE GULFI, è stato il giornalista Giuseppe La Lota.

E’ stato, fra l’altro, presentato al pubblico chiaramontano un video realizzato da Pippo Firrincieli sulla cronaca siciliana e nazionale degli anni tra il 1943 ed il 1948; subito dopo le due relazioni degli studiosi e le provocazioni del moderatore hanno riempito il pomeriggio di spunti di riflessione e di importanti contenuti, alcuni assolutamente inediti.

Firrincieli ha sviluppato soprattutto il tema della stagione separatista e dei suoi protagonisti: da Andrea Finocchiaro Aprile ad Antonio Canepa, da Attilio Castrogiovanni a Concetto Gallo, legando sapientemente quell’esperienza al contesto culturale e storico-politico maturato a cavallo tra la fine del secondo conflitto mondiale e l’avvento dell’Italia repubblicana.

Nunzio Lauretta si è preoccupato di disegnare, innanzitutto, i quadri generali di quel torno di tempo e, successivamente, di mettere a nudo tutte le contraddizioni che hanno connotato lo sbarco anglo-americano in Sicilia e gli eventi successivi: a partire dalla falsa propaganda «alleata» circa la soluzione prossima del problema alimentare che affliggeva la popolazione isolana, passando per la nefasta politica dell’ammasso obbligatorio attraverso l’istituzione dei cosiddetti «Granai del Popolo», con risultati assolutamente fallimentari, e fino alla nefasta stagione del «mercato nero», in mano agli intrallazzasti, figure che - ha sostenuto Nunzio Lauretta - condizionarono e non poco il libero dibattito democratico della nuova Sicilia.

La domanda se «Salvatore Giuliano può essere definito bandito, mafioso o eroe?», ha consentito al professore Lauretta di affrontare il più ampio tema del rapporto innaturale che ha dato vita alla Sicilia contemporanea ed autonomista, che ha visto la mafia recitare un ruolo di protagonista a fianco degli anglo-americani nell’occasione dello sbarco e, soprattutto, nella fase di gestione dell’AMGOT, alla cui guida era stato posto Charles Poletti, e che vide consegnare nelle mani di noti mafiosi come don Calogero Vizzini e Genco Russo la gestione, nella qualità di sindaci, delle municipalità siciliane, soprattutto nella parte centro-occidentale dell’Isola.

Sulla figura di Salvatore Giuliano e sul mistero che avvolge la sua morte si è soffermato il relatore, mettendo a nudo dubbi e contraddizioni che caratterizzarono il comportamento delle forze dell’ordine, a partire dalla sceneggiata della morte del bandito organizzata a beneficio della stampa e dell’opinione pubblica, ma immediatamente sventata e denunciata dall’inviato dell’Europeo Tommaso Besozzi, per finire al rapporto che legò il «re di Montelepre» alle diverse forze politiche e alla sua esperienza di «separatista», laddove accettò di diventare colonnello dell’EVIS durante il secondo incontro con Concetto Gallo sul monte Sàgana.

Per Lauretta Giuliano fu sicuramente bandito, non è assimilabile alla mafia, che semmai se ne servì, forse fino a «venderlo» allo Stato dietro la taglia di cinquanta milioni che pendeva sulla testa di Turiddu. Circa la terza ipotesi – quella di Giuliano/eroe –Lauretta, dopo aver precisato che il termine eroe è parecchio impegnativo, si è detto convinto che Salvatore Giuliano è stato elevato al rango di eroe romantico, l’ultimo e il più grande del Novecento, dal popolo: per lui, infatti, sono scesi in capo poeti e cantastorie con tutto il loro armamentario di ballate e di cartelloni, esattamente come per gli eroi dell’Opra dei Pupi e per la Barunissa di Carini. «Verrebbe da chiedersi – ha concluso Lauretta – «vox populi, vox Dei?», beh, questo rimandiamolo al 2016, quando finalmente, scaduti i termini fissati dalla legge, saranno messi a disposizione degli studiosi i documenti riguardanti la vicenda Giuliano, fin qui sottoposti al cosiddetto «segreto di Stato».


Chiamalasicilia
30/09/2012 | 12.39.49
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