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CATANIA - 30/01/2011
Cultura - Catania: i 150 anni dell’Unità d’Italia in un film di Italo Moscati

«Concerto italiano», affresco sulla nostra identità nazionale

Dal sacrificio dei patrioti alla dissacrazione dei valori degli ultimi 40 anni provocata dai lutti terroristici e mafiosi. Il film-documentario è stato presentato al Coro di Notte dell’ex monastero dei Benedettini. Moderatrice la storica Lina Scalisi. Lo vedremo in Rai
Foto CorrierediRagusa.it

Una miscellanea di filmati storici risorgimentali legati alle immagini più fresche della nostra Italia. Un film documentario sull’Italia unita che si svela e racconta a partire dal Risorgimento fino ai giorni nostri. «Concerto italiano» è il titolo dell’ultimo film di Italo Moscati (foto), regista, giornalista e scrittore di fama nazionale. E’ stato presentato a Catania nel Coro di Notte dell’ex monastero dei Benedettini. Moderatrice dell’incontro, seguito dalla stessa proiezione del film, Lina Scalisi, docente di Storia Moderna presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania.

Come lo stesso autore lo definisce, il film è «un grande affresco, uno spettacolo di immagini e di musica, un racconto di personaggi e fatti, una grande ricerca fra intese e speranze. Un grande concerto di idee e di identità». Il film documentario, si inserisce nel panorama delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, e in tutta la sua espressione si manifesta attraverso un racconto con voce narrante e con lo sfondo musicale dei brani operistici verdiani.

Si articola su due piani che si intrecciano dialogando fra loro. La parte decisamente storica, un crescendo di avvenimenti storico-politici, che va dalle guerre d’indipendenza alla spedizione dei Mille con Garibaldi; la parte della nostra contemporaneità, che parte dagli anni del dopoguerra fino ad oggi, evidenziando le principali tappe come la nascita della televisione, il boom economico degli anni ‘60, ma anche le brigate rosse, la mafia e la camorra.

I due filoni si ricongiungono attraverso le immagini conclusive più belle delle nostre meraviglie geografiche dall’Etna alle Alpi, dalle coste mediterranee ai parchi peninsulari, così da indurci a riflettere sul senso più profondo della nostra italianità.

Ma sarà pure quest’ultima una convinzione realmente maturata negli italiani di oggi, forse lontani dal vivo patriottismo di 150 anni fa. Siamo di fronte a delle celebrazioni volute dalle istituzioni politiche nazionali, per evidenziare un evento che si deve pur celebrare perché si deve, o ad una ricorrenza che è giusto commemorare perché frutto di un maturato senso di un’intrinseca appartenenza al tricolore e all’Italia unita?

Se ciò non fosse, sarebbero confermate le tesi di illustri storici come Lucio Villari, che sostengono che a volere l’unità del nostro paese sarebbero state le élites e le classi dirigenti d’allora e non il popolo, incastonato viceversa nei vari divisionismi geopolitici degli stati preunitari.

Ad Italo Moscati piace raccontare la storia sull’esempio del suo maestro Indro Montanelli, «senza cretini nazionalismi e senza retorica», e con la sua capacità di narrare la nostra storia creando l’affresco, il concerto, la bobina che riesce ad andare avanti e indietro nel tempo. Parla del Risorgimento con serietà ma anche con ironia, satira, che vediamo nella riproposizione nel film, dei personaggi di Arnoldo Foà nella sua «tribuna politica» come il finto Garibaldi; o l’immagine di un Cavour e di un Vittorio Emanuele II, pupi di un opera che può fare anche sorridere o divertire.

Questa è l’Italia, del nostro cinema con Alberto Sordi e Anna Magnani, Totò e persino il «povero» Mike Bongiorno e il suo «Lascia o raddoppia». Ma è anche l’Italia degli attentati della lotta alla mafia, che Moscati vuole ricordare attraverso la figura di Boris Giuliano e Dalla Chiesa, Falcone e Borsellino.

Emerge il contrasto fra un tricolore storico macchiato dal sangue dei patrioti italiani, come i Dandolo, i fratelli Bandiera, o Carlo Pisacane, i quali credevano nell’idea più pulita e sacra del tricolore sbandierato dalle donne in corsa, e di un tricolore macchiato e contrariamente infangato dal sangue delle stragi di mafia e di camorra.

Il titolo «Concerto italiano» nasce dall’idea di creare uno sfondo al film, basato sul melodramma e farne di questo l’intera colonna sonora, intervallata da qualche classico della canzone italiana, puntando lo sguardo a Giorgio Gaber, De Andrè e ai cantautori italiani.

Il film è stato già visto e apprezzato da Giuliano Amato, presidente del comitato dei 150 anni dall’Unità d’Italia, da storici autorevoli come Lucio Villari e, soprattutto, dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La prima assoluta è avvenuta all’inaugurazione del Prix Italia 2010 al teatro Carignano a Torino, dove dopo la proiezione sono seguiti 15 minuti di applausi in un teatro affollatissimo. Adesso il film andrà alla fruizione del pubblico attraverso i circuiti televisivi e prossimamente in Rai.