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CATANIA - 29/10/2010
Cultura - Catania: i proventi andranno favore di bimbi immigrati orfani di genitori

"Tutti indietro", l´immigrazione secondo Boldrini

La storia di Sayed, ragazzo afgano scampato al reclutamento dei talebani prima di arrivare in Ialia. La storica Lina Scalisi: «Il Mediterraneo torni a essere mare di scambi e non di morti»
Foto CorrierediRagusa.it

Un coro di voci unanimi a sostegno dell’immigrazione per fare da sfondo alla presentazione del libro dal titolo «Tutti indietro» di Laura Boldrini (nella foto), portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Ediz. Rizzoli pgg.252).

L’incontro è stato organizzato dalla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Un’armonia di intenti per dire «no» alla politica del respingimento in alto mare degli immigrati provenienti dai paesi del Maghreb con una totale chiusura delle frontiere italiane a quei poveri disperati senza fare differenza tra clandestini o rifugiati. Il libro vuole testimoniare, raccontare attraverso i fatti, in seguito anche ai tragici episodi del 2009, il sentimento forte e sincero dell’amore per l’altro straniero e diverso in cerca di lavoro, asilo o semplicemente di aiuto nel nostro paese.

Erano presenti Enrico Iachello, preside della Facoltà di Lettere, Pinella Leocata giornalista de La Sicilia e moderatrice, Lina Scalisi, docente di Storia Moderna presso la facoltà di Lettere e Nicoletta Parisi, docente di Diritto internazionale presso la facoltà di Giurisprudenza di Catania.

«Tutti indietro» è un libro che aiuta a riflettere intorno al complesso tema dell’immigrazione e della sua interpretazione nel senso della giusta e sana accoglienza degli immigrati. Un libro che Laura Boldrini non voleva scrivere perché lei stessa non si è mai definita una scrittrice. Alla fine lo ha realizzato mettendo da parte il suo ruolo istituzionale per vestire i panni della fine e tranquilla narratrice di episodi purtroppo drammatici.

Tanti e vari sono gli episodi raccontati nel libro che toccano l’animo del più asettico lettore. Come il racconto di Sayed, il ragazzo afgano costretto a vivere mille peripezie, scampato, grazie all’intervento della madre, al reclutamento nelle file dei terroristi talebani, prima di giungere in Italia. Sopravvissuto alla morte durante il tragitto di fortuna, aggrappato sotto il motore di un camion, trova l’aiuto di una famiglia italiana che appena lo vede sporco e malconcio non lo respinge, dando così il via alla rinascita umana, culturale e sociale di Sayed.

Un libro dai toni silenziosi, scritto con uno stile controllatissimo che vuole agevolare una forma di «avvicinamento silenzioso dell’autore ai migranti». Leggere «Tutti indietro» significa calarsi nel ruolo di chi deve mettere da parte il sentimento della paura della diversità dell’altro, del diverso per civiltà, cultura, lingua o religione ed eliminare tale paura per affrontare un problema sempre più reale.

L’opera è tutto un percorso sintetizzato tanto nelle parole dell’autrice quanto nella scelta intelligente e originale della copertina. In essa appare un orizzonte che fa riflettere e provoca immedesimazione, che non è quello visto dalla solita prospettiva, della terra ferma verso il mare aperto, bensì l’orizzonte che dal centro dell’alto mare si apre lungo la vista della terra ferma.

Per capire ogni problematica che si tinge a volte di scontro e di incomprensione legati alla convivenza civile nel nostro paese tra istituzioni e clandestini, ora venditori di merce illegale o semplici uomini onesti e di colore che cercano di vendere qualcosa per vivere e per non morire di fame, Laura Boldrini suggerisce di «immedesimarsi in ogni problematica prima di pensare, additare, accusare o tanto più respingere».

Vivere le tante problematiche dei vari Sayed è importante per capire come comportarsi in questi casi e per vedere in questi uomini non ostacoli ma risorse per il nostro paese. Solo così ci si renderà conto che nella diversità dell’altro, non si celerà mai un attacco ma solo una difesa contro l’unica ingiustizia esistente in questa società odierna, ovvero il pregiudizio.

«E’ necessario che il Mediterraneo ritorni ad essere una mare di scambi e non più un mare di morti». Sono le parole della storica, Lina Scalisi, che rimarca come persino nell’età moderna in cui il mondo della Cristianità si preparava a combattere l’ennesima neo crociata contro i Turchi, si fece di tutto per salvaguardare la politica degli scambi.

Che tipo di civiltà vuole essere oggi quella del Mediterraneo? Quella del progresso umano realizzato attraverso l’accentazione delle diversità e l’incentivazione degli scambi o quella che, tradendo la sua stessa matrice storica, diverrebbe solo un bacino di morti annegati, clandestini respinti in paesi dove non c’è neanche il rispetto dei diritti umani. «Perché - sostiene Nicoletta Parisi, che ha inquadrato dal punto di vista giuridico il tema- occorre distingue e capire come meglio accogliere, o nel caso estremo direzionare in paesi in cui c’è una cultura della legalità, quei clandestini intercettati in mare».

Un contenuto nobile di un libro scritto per una altrettanta finalità nobilissima. Devolvere i proventi della vendita per creare borse di studio finalizzate al mantenimento di bambini immigrati orfani dei propri genitori.