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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 368
VITTORIA - 18/06/2010
Cronache - Vittoria: per rubargli una catenina dal collo

Vittoria: banditi aggrediscono don Giovanni Nigita

In 3 irrompono nella chiesa all’una di notte mentre il sacerdote dorme. Il prete reagisce, gli fratturano un dito e gli portano via la collana

Aggredito a scopo di rapina il parroco delle Anime Sante del Purgatorio di Vittoria. Don Giovanni Nigita, 63 anni, da circa un trentennio alla guida della parrocchia di periferia, la più famosa delle chiese di Vittoria, in quanto vittima della eccessiva burocrazia per i mancati finanziamenti per completare i lavori della nuova struttura, ha subito una rapina la scorsa notte mentre dormiva nella sua stanza attigua alla chiesa delle Anime del Purgatorio, la cui parte in costruzione (ancora incompleta) s’affaccia nel piazzale del parcheggio dell’ospedale «Guzzardi».

I malviventi hanno sottratto con la forza la collanina che il prete portava al collo e sono fuggiti. I 3 banditi hanno sfondato la vetrata della chiesa e si sono presentati davanti al prete, svegliato di soprassalto dal rumore, con i volti incappucciati. Il sacerdote, già vittima di una precedente rapina, ha opposto resistenza ai 3 balordi i quali, per avere la meglio hanno ingaggiato una colluttazione tale da procurare una lussazione e lesioni a un dito della mano di don Nigita, che i medici dell’ospedale hanno dichiarato guaribile in pochi giorni.

Strappata la catenina dal collo, i 3 sono andati via di corsa senza farsi riconoscere. Il prete ha chiamato la Polizia che ha avviato le indagini del caso. Sembrerebbe, dopo il primo sopralluogo, che dalla chiesa non mancasse altro.

Questa è la seconda rapina che don Nigita subisce nel giro di pochi mesi. I suoi parrocchiani riferiscono che verso la fine di dicembre il prete ebbe una «visita» notturna simile a questa. In quel caso i malviventi portarono via un televisore piccolo e qualche pacco di derrate alimentari. Il che fa pensare all’insano gesto di balordi disposti a far male pur di rubare qualcosa da mangiare, che il prete avrebbe donato se gliel’avessero solo chiesto. Cosa c’è di valore da rubare nella stanza da letto di un prete, se non pochi spiccioli personali e qualche obolo reso dai fedeli il giorno prima?

Un atto delinquenziale da non mettere assolutamente in correlazione con quello subito l’anno scorso da don Gianni Cappello, picchiato e rapinato di 3 mila euro, dell’auto e del cellulare. Qui siamo in presenza di un episodio di microcriminalità che conferma i livelli di sicurezza in cui convivono i cittadini di Vittoria. Chiunque, non solo un prete, può essere svegliato di notte da banditi che entrano con la forza per razziare in casa, ben disposti anche a far male se non trovano niente o se si accenna a un minimo di resistenza.