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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 15:44 - Lettori online 1524
VITTORIA - 04/05/2010
Cronache - Vittoria: celebrati i funerali di Giovanni Di Grandi, l’ultima vittima dell’asfalto

Padre Cavallo nell’omelia: «Giovani, bisogna evitare queste tragedie»

Dietro la bara bianca, i genitori, i fratelli, i parenti e tanti colleghi elettricisti di Giovanni, ricordato come «ragazzo affettuoso e generoso, sempre col sorriso sulle labbra»
Foto CorrierediRagusa.it

«Era affettuoso e generoso, sempre col sorriso sulle labbra». Sulle qualità umane di Giovanni Di Grandi, i colleghi di lavoro sono tutti d’accordo. La chiesa Santa Maria Goretti ha accolto Giovani fra lacrime, dolore e tanta compostezza. Dietro la bara bianca (nella foto) il papà e la mamma, la sorella Pina e il fratello Salvatore, poi gli zii, i parenti, amici e molti elettricisti di Vittoria che hanno voluto salutare per l’ultima volta l’amico e collega di lavoro.

Il rito funebre è stato officiato da don Rosario Cavallo. Poche parole accostate alla morte di Gesù in croce e alla Resurrezione, ma anche un messaggio ai tanti giovani che erano presenti nella chiesa, affinché «ci mettano un po’ di impegno concreto per evitare queste tragedie della strada».

Tante qualità e un solo «difetto», se così si può dire, a carico di Giovanni. Da poco tempo aveva scoperto la passione per le moto. La Honda Hornet che l’ha condotto alla morte l’aveva comprato qualche settimana prima, da un amico che aveva avuto un incidente qualche anno prima. Un infortunio alla spalla, niente di grave, ma abbastanza doloroso per fargli cambiare idea sulle due ruote e sulla velocità.

Quella stessa moto dopo essere stata ferma per un po’ di tempo è finita nelle mani di Giovanni, dalle quali è scivolata via per sempre a pochi metri dalla rotonda del Centro Seia scendendo da Ragusa, in una domenica di primo caldo di stagione, irradiata dal bel tempo che invita a lasciare in garage l’auto per fare rombare le moto. Ce ne sono tanti di bolidi sulle nostre strade, in questi giorni di primavera, purtroppo strade inadeguate per mezzi così veloci.

Moto è bello, ma se si guida senza strafare e su arterie sicure, altrimenti il destino diventa maligno. Un’amara riflessione nella speranza che i tanti giovani presenti nella chiesa e coloro che leggano queste righe ne facciano tesoro e la trasformino «nell’impegno concreto della prudenza» di cui parlava padre Cavallo nella sua omelia funebre.