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VITTORIA - 07/11/2007
Cronache - Vittoria - Era stato aggredito da due connazionali, uno dei quali arrestato a Ferrara

Deceduto per le gravi lesioni
il tunisino ridotto in fin di vita

Ammar Chockri aveva tentato di violentare una prostituta Foto Corrierediragusa.it

Non ce l´ha fatta Ammar Chokri, 23 anni, il tunisino ridotto in fin di vita il 25 ottobre scorso in un casolare di contrada Fanello da due connazionali. L´immigrato, dopo 12 giorni di coma, si è spento nel reparto di rianimazione dell´ospedale "Garibaldi" (nella foto) di Catania.

Ammar Chokri era balzato agli onori della cronaca nera il 19 marzo scorso, quando preso da bollenti ardori sessuali aveva tentato di violentare la prostituta G.M, di 43 anni più grande di lui, abitante in via Castelfidardo. Per quella tentata violenza sessuale era stato arrestato e subito dopo scarcerato.

Per l´aggressione a Chockri era finito in manette Monji ben Alì Hotman, adesso accusato di omicidio volontario e rapina in concorso con il complice, che resta al momento latitante.

Chokri, residente nel casolare di contrada Fanello, dovette ricorrere alle cure sanitarie per le numerose e gravi ferite riportate nel corso dell´aggressione subita dai due connazionali, uno pregiudicato e nullafacente di 34 anni (Hotman) e l’altro nullafacente di 37 anni (il latitante). Il tunisino pestato non aveva addosso neanche documenti.

Al suo riconoscimento la polizia era arrivata grazie agli appostamenti nei pressi del casolare teatro dell’aggressione, individuando un immigrato che aveva raccontato agli inquirenti di essere stato vittima dell’aggressione a scopo di rapina insieme al suo amico Ammar Chokri. Lui era riuscito a evitare i micidiali colpi dei due energumeni, mentre Chokri era stato ferito a colpi di mazze, piatti e una sedia di legno.

Grazie alla sua testimonianza e al riconoscimento delle foto segnaletiche dei presunti aggressori, la polizia aveva alla fine potuto arrestare Hotman a Ferrara. La sua posizione si aggrava notevolmente, dopo il decesso del connazionale a causa delle gravi ferite inflittegli assieme al complice per derubarlo.