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Lunedì 17 Dicembre 2018 - Aggiornato alle 18:32
VITTORIA - 27/07/2018
Cronache - Ufficializzato il provvedimento con un comunicato stampa

Scioglimento per mafia a Vittoria: decadono sindaco, giunta, consiglio

Decadono il sindaco con la Giunta ed il consiglio, il comune sarà retto da una triade prefettizia Foto Corrierediragusa.it

Un duro colpo per l´immagine e per l´economia della cittadina iblea, che ospita il più importante mercato ortofrutticolo del mezzogiorno, ovvero quello di Fanello: l’amministrazione comunale di Vittoria non esiste più. Il comune è stato sciolto per mafia, come deciso dal Consiglio dei ministri, su richiesta del ministro dell’interno Matteo Salvini. Una doccia fredda arrivata nel giorno più caldo di questi sgoccioli di luglio a palazzo Iacono, il municipio. Assieme alla giunta decadono ovviamente anche il sindaco Giovanni Moscato, il primo eletto di centrodestra della storia della città «rossa» per eccellenza, e il consiglio comunale. Una triade prefettizia reggerà la sorti del Comune per almeno 18 mesi, prorogabili a 24. Quindi nel comune ipparino sono state riscontrate ingerenze della criminalità organizzata, almeno secondo quanto stabilito dal consiglio dei ministri riunitosi a Palazzo Chigi. Il provvedimento è relativo alle inchieste sulle presunte infiltrazioni dei clan nei più importanti settori produttivi della città.

Come accennato, dopo il decreto di scioglimento il governo invierà dei commissari per un periodo di almeno un anno e mezzo, con la possibilità di proroga. Il sindaco e i consiglieri potranno nel frattempo inoltrare ricorso alla magistratura amministrativa. L’insediamento della commissione era stato salutato positivamente dal sindaco Moscato, a seguito del terremoto politico e giudiziario che lo aveva visto finire indagato per corruzione elettorale nell’operazione Exit Poll della Dda di Catania che vide l’arresto di sei persone, tra cui l’ex sindaco Giuseppe Nicosia e il fratello Fabio, allora consigliere comunale del Pd, per presunto scambio politico mafioso riguardante le elezioni amministrative del giugno 2016.

Gli arresti dei fratelli Nicosia furono poi annullati. Secondo l’ipotesi accusatoria della procura etnea l’attuale sindaco appena decaduto avrebbe raggiunto un accordo più o meno tacito con il predecessore per stabilizzare 60 dipendenti dell´impresa che gestiva il servizio di igiene urbana in città. Ipotesi accusatorie sempre rigettate strenuamente sia Nicosia che da Moscato. Quest’ultimo in particolare anche recentemente aveva ribadito di aver agito sempre secondo le regole e nel nome della più assoluta trasparenza, anche in regime di proroga del servizio di smaltimento rifiuti, in accordo con il prefetto pro tempore, nell’ottica di una situazione di emergenza che altrimenti avrebbe rischiato di far sprofondare Vittoria nel pattume.

LA CHIUSURA DELLE INDAGINI DELL´OPERAZIONE EXIT POLL
Era stata la Direzione distrettuale antimafia di Catania, delegata dalla Procura di Catania, a chiudere lo scorso giugno le indagini dell’inchiesta "Exit poll" sul presunto scambio politico mafioso riguardante le elezioni amministrative del giugno 2016 che coinvolse, prima del ballottaggio, diversi candidati a sindaco e che portò il 21 settembre 2017, come accennato, all´arresto, poi annullato dal Tribunale del Riesame, dell’ex sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia e di suo fratello Fabio, all´epoca dei fatti consigliere comunale del Pd. Dalla chiusura delle indagini, notificata in questi giorni agli interessati, non è stata confermata l’ipotesi di reato del 416-ter per l´allora sindaco Giuseppe Nicosia.

"I fatti oggetto dell´accesso - aveva dichiarato il sindaco Moscato nel settembre del 2017 - riguardano l´ultimo decennio amministrativo prima del mio insediamento e abbiamo il dovere ed il diritto di chiedere trasparenza sulle condotte di ieri ma anche su quelle attuali, con la serenità di aver agito sempre a tutela della legalità e dei cittadini. Soltanto in questo modo potrà emergere la verità e si potranno diradare le nubi e le ombre. Chiedere trasparenza e verifiche è l´unico baluardo per difendere la città. Chi, invece, chiede a gran voce lo scioglimento del comune, a priori e senza alcuna verifica, non tutela minimamente la città ma cerca soltanto vendette politiche e tornaconti personali.

Uno scioglimento del comune - aveva proseguito Moscato - porterebbe a una paralisi amministrativa e una regressione, per un periodo molto lungo di tempo, della città che sprofonderebbe in un baratro cupo e tetro. L´unica risposta che possiamo dare per tutelare la nostra comunità è quella della trasparenza senza se e senza ma ed è per questo che siamo i primi a chiedere al prefetto di Ragusa di voler procedere al più presto con la nomina della commissione per l´accesso al comune. Non esistono posizioni da difendere - aveva concluso il primo cittadino - va difesa la città e l´unico modo per farlo è il rispetto della legalità". Parole che oggi, a scioglimento avvenuto, suscitano ancora maggiore impressione.

Nella foto palazzo Iacono, sede del comune di Vittoria