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Giovedì 20 Settembre 2018 - Aggiornato alle 11:33
VITTORIA - 28/02/2018
Cronache - Il fatto di sangue si verificò la mattina del 12 settembre 2016

L´omicidio del vittoriese Salvatore Nicosia: condanna a 72 anni

La sentenza è stata emessa dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Ragusa Reale Foto Corrierediragusa.it

E´ stato condannato a 30 anni di carcere (la pena più pesante), assieme ad altri 3 coimputati, il presunto assassino del 39enne vittoriese Salvatore Nicosia (nel riquadro della foto della scena del crimine). La sentenza è stata emessa dal giudice per le udienze preliminari del tribunale di Ragusa Andrea Reale nel procedimento celebratosi con il rito abbreviato a carico dell´imputato 41enne Giacomo Iannello, originario di Messina ma residente a Vittoria. Il 39enne commerciante di autoricambi fu ammazzato a colpi di fucile per motivi di affari. E’ la conclusione alla quale erano a suo tempo giunti gli inquirenti, dopo un mese e mezzo di fitte indagini che erano sfociate in 4 arresti. Oltre a Giacomo Iannello finì in manette anche il padre Carmelo, 76 anni, che già da tempo aveva un contenzioso d’affari con il vittoriese titolare di un negozio di autoricambi, luogo dove fu freddato la mattina del 12 settembre 2016 a colpi di fucile.

Carmelo Iannello è stato ora condannato a 16 anni di carcere. Gli altri arrestati furono Yvan Cacciola, 19 anni, e Giuseppe Scionti, di 28, vittoriesi e messinesi. A Scionti è stata inflitta una condanna a 16 anni (come Carmelo Iannello), mentre Cacciola è stato condannato a 10 anni di reclusione. Secondo quanto ricostruito dalla pubblica accusa, a commettere il delitto furono Giuseppe Scionti e Carmelo Iannello, mentre il figlio di quest´ultimo li attendeva fuori in auto. Cacciola, sempre secondo l´accusa, sarebbe stato al corrente della spedizione punitiva, ma non fece nulla per impedirla. Complessivamente quindi il gup di Ragusa ha inflitto 72 anni di carcere.

Pare che i rancori tra Giacomo Iannello e la vittima Salvatore Nicosia fossero stati originati da affari in comune finiti male. Tra i due ex soci cominciarono a volare parole grosse a più riprese, al punto da spingere Iannello ad organizzare la spedizione punitiva. Nicosia, difatti, esperto di arti marziali e fisicamente prestante al punto da meritarsi il soprannome di «Turi Mazinga», non era difatti il tipo che le mandava a dire. Quella fatidica mattina del 12 settembre 2016 le cose pare sfuggirono di mano e quella che sarebbe dovuta essere una pesante intimidazione, si trasformò in omicidio. Furono tre i colpi sparati a distanza ravvicinata da un fucile a pallini che colpirono a morte la vittima al torace.

A scoprire il corpo senza vita del 39enne fu un cliente, che si era recato nei locali sulla Vittoria Santa Croce per acquistare un pezzo di ricambio. I presunti autori del fatto di sangue fuggirono a bordo di un furgone della ditta della vittima per raggiungere contrada Resinè, in aperta campagna, dove abbandonarono il mezzo da lavoro per salire su un’auto lasciata lì in precedenza.

I quattro arrestati furono traditi da due elementi: un foglio di blocknotes con una lista di autoricambi ritrovato nell´abitazione di uno di loro, e l’auto preparata per la fuga, una Fiat Panda rossa, bloccata per un guasto, unitamente al furto del mezzo di proprietà della vittima. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza e i tabulati telefonici avevano indotto gli inquirenti a seguire la pista del regolamento di conti con Giacomo Iannello e con il padre Carmelo, residenti a Vittoria ma originari del Messinese, per l´esattezza di un paesino di circa 300 abitanti, Altolìa. Fu accertato, dalle analisi dei tabulati telefonici, che i cellulari dei Iannello agganciarono le celle telefoniche di Messina prima, e di Vittoria poi.