Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Lunedì 23 Ottobre 2017 - Aggiornato alle 20:20 - Lettori online 743
VITTORIA - 02/10/2017
Cronache - Accolte le richieste dei difensori

Per l´ex sindaco Nicosia la revoca dei domiciliari

Nell’operazione "Exit Poll" erano state arrestate 5 persone Foto Corrierediragusa.it

Revoca degli arresti domiciliari con il mantenimento del solo obbligo di firma periodica per 2 delle 5 persone arrestate nell´ambito dell´operazione "Exit poll" condotta dalla guardia di finanza di Catania su coordinamento della direzione distrettuale antimafia etnea. La revoca dei domiciliari è arrivata per il già sindaco per due mandati consecutivi Giuseppe Nicosia e per Venerando Lauretta. La decisione è stata assunta dal gip del tribunale di Catania (foto) che ha accolto quindi le richieste avanzate dai rispettivi difensori di fiducia. Restano invece ai domiciliari, almeno per il momento, Fabio Nicosia, assessore comunale sospeso dalla carica su provvedimento prefettizio e poi dimessosi, Giombattista Puccio, ritenuto vicino al clan Dominante Carbonaro, come Lauretta, e gli intermediari Raffaele Di Pietro e Raffaele Giunta.

INTANTO IL SINDACO MOSCATO NON MOLLA
"Io non mollo, rilancio. Combatterò fino all’ultimo secondo perché non è possibile assimilare Vitoria ad una città mafiosa. Non abbandono, resto al mio posto come ho fatto già giovedì sera in consiglio comunale». Il sindaco Giovanni Moscato trasuda serenità e sicurezza nella sala di palazzo Iacono gremita di giornalisti e cittadini e amici. Moscato, con al suo fianco giunta e consiglieri comunali, assistito dal suo avvocato ha elencato numeri ed esibito delibere e documentazione cartacea per avvalorare quanto dice. Il sindaco si astiene da ogni riferimento agli altri indagati ed in particolare ai due fratelli Nicosia e ribadisce innanzitutto che la sua posizione rispetto all’inchiesta partita un anno fa è di fatto più lieve, visto che non si parla di connivenza con la malavita organizzata, ma solo di corruzione elettorale. L’ipotesi accusatoria del procuratore Zuccaro dice infatti che Moscato avrebbe raggiunto un accordo più o meno tacito con Peppe Nicosia per stabilizzare 60 dipendenti della Tekra, impresa che gestisce il servizio di igiene urbana in città.

«Innanzitutto mi preme precisare- dice il sindaco- che non ho alcuna sudditanza nei confronti di Peppe Nicosia. Me lo impone la mia moralità e la mia etica professionale. Non ho avuto mai incarichi professionali dall’allora sindaco e i miei introiti da palazzo Iacono sono venuti solo dai gettoni di presenza in consiglio comunale, come dicono le carte. Dal 2006 nessun incarico, anche perché mi sono abilitato nel 2009, e non potevo certo esercitare. Non ci sono poi mai state telefonate di sorta tra me e gli altri indagati e non esiste nessun accordo al ballottaggio delle amministrative del 2016 che poi portò alla mia elezione a sindaco. Non ho mai stretto accordi di sorta, né con i Nicosia, né con il Pd, né con altri partiti. Ce l´ho fatta con le mie sole forze e con tutti i voti che sono riuscito a raccogliere.

Io ho sempre fatto circolare le carte. Ho richiesto 250 informative antimafia, ho richiesto alla impresa che non fossero assunti soggetti con precedenti penali rilevanti pena la rescissione del contratto. Non potevo lasciare la città senza vigili urbani o operatori ecologici. Chiarirò la mia posizione nelle sedi competenti. Sia chiaro a tutti - ha concluso il sindaco - la città non si tocca e Moscato resta».

Secondo l´accusa, l´ex sindaco Giuseppe Nicosia avrebbe invece "spostato" i voti di Lisa Pisani, candidata sindaco di Vittoria per il partito di Nicosia, ovvero il Pd. Una eventualità, questa, categoricamente esclusa dall´attuale primo cittadino, che, dal ballottaggio con Ciccio Aiello, uscì vincitore. Alla luce di questa ed altre "inesattezze", come le definisce Moscato, che parla anche di "errori grossolani" nelle indagini, quest´ultimo chiederà quanto prima di essere ascoltato in procura per rendere note agli inquirenti le sue dichiarazioni spontanee sulla vicenda, unitamente ad una corposa documentazione di memorie difensive. Moscato è dunque intenzionato a difendersi strenuamente in tutte le sedi.

RISCHIO SCIOGLIMENTO CONSIGLIO COMUNALE? NON E´ DETTO
Rischio infiltrazioni e il M5S chiede lo scioglimento del consiglio comunale. Non si è fatta attendere la posizione ufficiale del movimento e del gruppo consiliare che in una nota in cui si ribadisce che «Quanto risulta dalle indagini rappresenta un’offesa ai cittadini onesti che desideravano e desiderano ancora una svolta reale. Oggi arriva una ventata di chiarezza, un punto per aprire gli occhi e ripartire. Occorre che la città venga messa a conoscenza di tutti i presunti giochi politici elettorali - si legge nella nota - che hanno svilito ed annullato la volontà politica degli elettori, i quali hanno votato con convinzione un programma».

Lo scioglimento non è, tuttavia, un atto automatico, anche se l’indagine della procura di Catania lascia intendere che sussistano molte probabilità. Dovrà essere il prefetto, sulla base di valutazioni amministrative e giudiziarie, a ravvisare la necessità di insediare una commissione, così come successo a Scicli, con il preciso compito di accertare eventuali infiltrazioni malavitose a Palazzo Iacono con elementi «concreti, univoci e rilevanti».

La relazione della commissione sarà poi posta all’attenzione del Ministro dell’Interno che provvederà, se lo riterrà necessario, al commissariamento e quindi allo scioglimento. Al momento risulta indagato e coinvolto nella inchiesta della procura solo il consigliere comunale Fabio Nicosia, che è stato sospeso dalla carica con provvedimento prefettizio. Il consigliere comunale Salvo Salemi è intervenuto sulla questione scioglimento con una nota in cui scrive: «Occorre consentire alla Prefettura e conseguentemente al Ministero dell’Interno, di acquisire la sussistenza degli elementi di univocità, congruità e rilevanza, perchè in caso contrario si tratterebbe di una accelerazione forzata che non aiuterebbe la città in un momento delicato come questo. Personalmente - conclude - mi sento assolutamente legittimato alla mia funzione».

Anche il consigliere Giuseppe Scuderi rintuzza subito l’iniziativa del M5S: «Voglio ricordare che soltanto un consigliere é indagato, gli altri sono persone per bene che hanno guadagnato la propria elezione con il consenso pulito dei cittadini, non abbiamo nulla da nascondere o di cui vergognarci e porteremo a compimento il nostro mandato elettorale a testa alta». Si anima dunque il dibattito in una città ancora incredula per l´accaduto.

MAURO: "IL COMMISSARIAMENTO NON E´ LA SOLUZIONE IDEALE"
«Chi chiede a gran voce il commissariamento della città di Vittoria per mafia, non ama la città di Vittoria. Insistere su questo punto non equivale al normale attacco politico nei confronti del primo cittadino e dell’attività amministrativa dell’intera Giunta, che sarebbe anche legittimo sul piano del fare opposizione all´avversario, ma è un vero e proprio attacco alle istituzioni e a ciò che rappresentano. Chi invoca il commissariamento, prima che l’iter giudiziario abbia il suo corso, vuole che sulla città rimanga una macchia indelebile che danneggerebbe le imprese e la gente onesta e laboriosa che lì vive e opera». Lo dichiara il senatore Giovanni Mauro, commissario di Forza Italia per la provincia di Ragusa e candidato all´Assemblea Regionale Siciliana nelle elezioni del 5 novembre, in merito ai recenti fatti giudiziari che hanno interessato Vittoria, con particolare riferimento alle richieste di commissariamento per mafia del Comune.

FABIO NICOSIA, SOSPESO DA CONSIGLIERE COMUNALE, SI E´ DIMESSO
Fabio Nicosia si è dimesso da consigliere comunale di Vittoria. Nicosia era già stato sospeso dalla carica, su provvedimento del prefetto Maria Carmela Librizzi, con cui era stata dichiarata difatti la sussistenza della causa di sospensione dalla carica di consigliere comunale, prevista dall’articolo 11 del decreto legislativo del 31 dicembre 2012, n.235, nei confronti di Nicosia, a seguito dell’avvenuta formale conoscenza dell’esecuzione della misura cautelare agli arresti domiciliari. Fabio Nicosia era stato eletto consigliere comunale in occasione delle consultazioni elettorali per il rinnovo del consiglio comunale di Vittoria del 5 giugno 2016.

"Tale provvedimento - si legge nella nota diramata dalla prefettura - adottato nei confronti di Nicosi in esito alla comunicazione da parte dell’autorità giudiziaria competente, in quanto destinatario della misura coercitiva, è stato inviato al comune di Vittoria per l’immediata esecutività. La misura cautelare, come accennato, è stata eseguita nell’ambito della recente operazione «Exit Poll», condotta dal comando provinciale della guardia di finanza di Catania e coordinata dalla procura etnea, che ha coinvolto il consigliere comunale per scambio elettorale politico mafioso, in relazione alle elezioni amministrative del comune di Vittoria, tenutesi nel giugno 2016.

I FRATELLI NICOSIA INTERROGATI A CATANIA
Sono stati interrogati a Catania i fratelli Giuseppe e Fabio Nicosia e Nadia Fiorellini, indagati nell´operazione "Exit poll" per scambio di voto politico mafioso. Brevi gli interrogatori di Fabio Nicosia (attualmente consigliere comunale, ora sospeso su provvedimento prefettizio) e della Fiorellini (allora assessore comunale) durati rispettivamente 20 e 10 minuti. Molto più lungo l´interrogatorio del già sindaco di Vittoria per 2 mandati consecutivi Giuseppe Nicosia, che è apparso piuttosto sereno. Quest´ultimo ed il fratello sono finiti ai domiciliari, nell´ambito delle indagini condotte dalla guardia di finanza di Catania e coordinate dalla direzione distrettuale antimafia etnea. I tre indagati hanno dunque chiarito le rispettive posizioni nell´ambito dei rispettivi interrogatori di garanzia.

L´OPERAZIONE "EXIT POLL"
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quell’avviso di garanzia ricevuto nel giugno 2016 dall’ex sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia, a pochi giorni dal voto delle amministrative, sarebbe potuto sfociare in un arresto. E invece Nicosia è ora ai domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta, denominata «Exit poll», per scambio di voto politico mafioso, condotta dalla guardia di finanza di Catania e coordinata dalla procura etnea. Una vera ecatombe per Vittoria, rimasta annichilita dall’accaduto. Arrestato anche il fratello di Giuseppe Nicosia, Fabio, attuale consigliere comunale. Tra le altre persone ai domiciliari ci sono pure Giombattista Puccio, Venerando Lauretta, ritenute vicine al clan Dominante Carbonaro, e gli intermediari Raffaele Di Pietro e Raffaele Giunta, quest´ultimo all´epoca candidato in consiglio comunale.

DETERMINANTI NELLE INDAGINI LE AMMINISTRATIVE DEL 2016
Un epilogo sconcertante legato a doppio filo alle ultime tornate elettorali, le cui amministrative del 2016 hanno consegnato Vittoria, storica città iblea «rossa» per 70 anni guidata dalla sinistra, al centro destra, con l’elezione a sindaco di Giovanni Moscato, avvocato 40enne, pure lui indagato per corruzione elettorale. Al centro dell’inchiesta appalti e posti di lavoro graditi ai boss della «Stidda» gelese, del già citato clan Dominante Carbonaro e di «Cosa nostra». Ai lavoratori della ditta incaricata dello smaltimento dei rifiuti, secondo l’accusa l’ex sindaco Nicosia avrebbe assicurato la stabilizzazione. E, pur rimanendo fuori dal ballottaggio, l´ex sindaco Pd, per tenere fede al suo impegno con i clan, sarebbe riuscito ad ottenere l´assunzione al comune di 60 netturbini, facendo convergere i suoi voti, al ballottaggio, sul candidato del centrodestra poi risultato eletto, il già citato Moscato, come accennato pure lui indagato per corruzione elettorale.

L´INCHIESTA ABBRACCIA ANCHE ALTRE TORNATE ELETTORALI
E’ quanto emerso dall´inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Catania, guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro, che ha portato agli arresti domiciliari, tra gli altri, i già citati fratelli Nicosia, Puccio e Lauretta, tutti indagati per voto di scambio politico mafioso. Uno scenario sconvolgente per la città sede del più grosso mercato ortofrutticolo del Meridione, dove le infiltrazioni malavitose continuerebbero a condizionare l´economia, e di riflesso anche la politica, di un territorio strategico per gli assetti dell´isola. L’inchiesta abbraccia non solo le amministrative del 2016, ma anche quelle del 2011 e del 2006, nonché le regionali e le nazionali del 2008 e del 2012. Tutto è quindi finito sotto la lente di ingrandimento dell´indagine della guardia di finanza, che, l´anno scorso, a due giorni dal voto, effettuò un blitz nei comitati elettorali di tutti i candidati, portando via diverso materiale.

I BLITZ DELLE FIAMME GIALLE LO SCORSO ANNO
Le fiamme gialle si presentarono anche al comitato elettorale dell’attuale sindaco Giovanni Moscato, allora espressione di liste civiche di centrodestra, poi eletto e risultato vincitore nella competizione elettorale con l´uomo che per quasi mezzo secolo è stato il volto del Pci a Vittoria, sindaco per cinque volte dal 1978 al 2006, ricandidatosi a 70 anni, ovvero Francesco Aiello, già primo cittadino, assessore regionale all´agricoltura e parlamentare nazionale. Le indagini avrebbero accertato che le cosche ormai da anni si sarebbero in qualche modo infiltrate nei comitati elettorali della sinistra, di quello che fu il vecchio Pci vittoriese e del nuovo Pd, che non sono mai andati troppo d´accordo, al punto che i fratelli Nicosia (il consigliere comunale Fabio Nicosia adesso sarebbe tra i candidati della lista di Rosario Crocetta alle prossime Regionali di novembre) avrebbero appoggiato il centrodestra al ballottaggio, piuttosto che l´esponente della sinistra. Aiello e Moscato, i due candidati entrambi raggiunti da avvisi di garanzia alla vigilia del voto dell´anno scorso, non sono tra i destinatari dei provvedimenti della procura catanese, che, invece, avrebbe trovato elementi a sostegno del patto che avrebbe legato i clan agli esponenti del Pd, quello dell´ex sindaco Nicosia, e di diversi altri candidati a lui vicini che avrebbero fatto da tramite con le cosche, come ribadito in conferenza stampa a Catania anche dal procuratore Zuccaro, che ha parlato senza mezzi termini di "politici senza scrupoli".

MISURA INTERDITTIVA PER L´ALLORA ASSESSORE NADIA FIORELLINI
Nell´ambito dell´inchiesta è stata applicata anche la misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici nei confronti dell’assessore al bilancio dell´epoca, Nadia Fiorellini, per falsificazione delle autenticazioni delle sottoscrizioni delle liste elettorali. Nella sua qualità di pubblico ufficiale, la Fiorellini risponde di falso ideologico in atto pubblico avendo, secondo l´accusa, falsamente autenticato come apposte in sua presenza numerose firme per la presentazione della lista elettorale «Nuove idee», in cui era candidato Fabio Nicosia, firme che, di fatto, sarebbero invece state apposte dai coindagati Di Pietro e Giunta.

LE PARTI SALIENTI DELLE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI E TELEFONICHE
Nel corso delle indagini è stata tra l’altro monitorata una riunione, sollecitata da Di Pietro, tra i fratelli Nicosia e i lavoratori dell’azienda di gestione dei rifiuti, finalizzata a sancire il sostegno elettorale di quest’ultimi in favore dei Nicosia. Nelle fasi antecedenti la competizione elettorale del 2016, sono stati registrati contatti tra i Nicosia e gli esponenti di vertice del clan stiddaro Puccio Giombattista e Lauretta Venerando. Si è accertato in particolare che Raffaele Giunta, anch’egli candidato in un primo tempo al consiglio comunale, aveva chiamato Venerando Lauretta richiedendo allo stesso la ricerca di voti a suo favore.

Lauretta aveva risposto di essere già impegnato a sostenere la coalizione appoggiata dai Nicosia, aggiungendo che, in cambio, gli era stato promesso dal sindaco uscente lo sgombero di un edificio pubblico, dove consentirgli di avviare un centro di assistenza per persone con handicap. Il primo giugno 2016 gli investigatori hanno assistito a un incontro tra Fabio Nicosia e Puccio Giombattista, svoltosi nella sede di una società di imballaggi in cartone. Il contatto tra Puccio e Nicosia è stato confermato anche da successive captazioni di conversazioni telefoniche tra Di Pietro e Puccio. Da queste ultime si è rilevata la disponibilità del Puccio a fornire sostegno elettorale in cambio di benefici connessi allo svolgimento delle attività economiche gestite dal proprio figlio nel settore della rimozione dei rifiuti.