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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 16:15 - Lettori online 1012
VITTORIA - 23/09/2017
Cronache - Il già sindaco di Vittoria è apparso piuttosto sereno

Interrogati a Catania i fratelli Peppe e Fabio Nicosia

I tre indagati hanno dunque chiarito le rispettive posizioni Foto Corrierediragusa.it

Sono stati interrogati a Catania i fratelli Giuseppe e Fabio Nicosia e Nadia Fiorellini, indagati nell´operazione "Exit poll" per scambio di voto politico mafioso. Brevi gli interrogatori di Fabio Nicosia (attualmente consigliere comunale, ora sospeso su provvedimento prefettizio) e della Fiorellini (allora assessore comunale) durati rispettivamente 20 e 10 minuti. Molto più lungo l´interrogatorio del già sindaco di Vittoria per 2 mandati consecutivi Giuseppe Nicosia, che è apparso piuttosto sereno. Quest´ultimo ed il fratello sono finiti ai domiciliari, nell´ambito delle indagini condotte dalla guardia di finanza di Catania e coordinate dalla direzione distrettuale antimafia etnea. I tre indagati hanno dunque chiarito le rispettive posizioni nell´ambito dei rispettivi interrogatori di garanzia.

L´OPERAZIONE "EXIT POLL"
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quell’avviso di garanzia ricevuto nel giugno 2016 dall’ex sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia, a pochi giorni dal voto delle amministrative, sarebbe potuto sfociare in un arresto. E invece Nicosia è ora ai domiciliari, nell’ambito dell’inchiesta, denominata «Exit poll», per scambio di voto politico mafioso, condotta dalla guardia di finanza di Catania e coordinata dalla procura etnea. Una vera ecatombe per Vittoria, rimasta annichilita dall’accaduto. Arrestato anche il fratello di Giuseppe Nicosia, Fabio, attuale consigliere comunale. Tra le altre persone ai domiciliari ci sono pure Giombattista Puccio, Venerando Lauretta, ritenute vicine al clan Dominante Caronaro, e gli intermediari Raffaele Di Pietro e Raffaele Giunta, quest´ultimo all´epoca candidato in consiglio comunale.

DETERMINANTI NELLE INDAGINI LE AMMINISTRATIVE DEL 2016
Un epilogo sconcertante legato a doppio filo alle ultime tornate elettorali, le cui amministrative del 2016 hanno consegnato Vittoria, storica città iblea «rossa» per 70 anni guidata dalla sinistra, al centro destra, con l’elezione a sindaco di Giovanni Moscato, avvocato 40enne, pure lui indagato per corruzione elettorale. Al centro dell’inchiesta appalti e posti di lavoro graditi ai boss della «Stidda» gelese, del già citato clan Dominante Carbonaro e di «Cosa nostra». Ai lavoratori della ditta incaricata dello smaltimento dei rifiuti, secondo l’accusa l’ex sindaco Nicosia avrebbe assicurato la stabilizzazione. E, pur rimanendo fuori dal ballottaggio, l´ex sindaco Pd, per tenere fede al suo impegno con i clan, sarebbe riuscito ad ottenere l´assunzione al comune di 60 netturbini, facendo convergere i suoi voti, al ballottaggio, sul candidato del centrodestra poi risultato eletto, il già citato Moscato, come accennato pure lui indagato per corruzione elettorale.

L´INCHIESTA ABBRACCIA ANCHE ALTRE TORNATE ELETTORALI
E’ quanto emerso dall´inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Catania, guidata dal procuratore Carmelo Zuccaro, che ha portato agli arresti domiciliari, tra gli altri, i già citati fratelli Nicosia, Puccio e Lauretta, tutti indagati per voto di scambio politico mafioso. Uno scenario sconvolgente per la città sede del più grosso mercato ortofrutticolo del Meridione, dove le infiltrazioni malavitose continuerebbero a condizionare l´economia, e di riflesso anche la politica, di un territorio strategico per gli assetti dell´isola. L’inchiesta abbraccia non solo le amministrative del 2016, ma anche quelle del 2011 e del 2006, nonché le regionali e le nazionali del 2008 e del 2012. Tutto è quindi finito sotto la lente di ingrandimento dell´indagine della guardia di finanza, che, l´anno scorso, a due giorni dal voto, effettuò un blitz nei comitati elettorali di tutti i candidati, portando via diverso materiale.

I BLITZ DELLE FIAMME GIALLE LO SCORSO ANNO
Le fiamme gialle si presentarono anche al comitato elettorale dell’attuale sindaco Giovanni Moscato, allora espressione di liste civiche di centrodestra, poi eletto e risultato vincitore nella competizione elettorale con l´uomo che per quasi mezzo secolo è stato il volto del Pci a Vittoria, sindaco per cinque volte dal 1978 al 2006, ricandidatosi a 70 anni, ovvero Francesco Aiello, già primo cittadino, assessore regionale all´agricoltura e parlamentare nazionale. Le indagini avrebbero accertato che le cosche ormai da anni si sarebbero in qualche modo infiltrate nei comitati elettorali della sinistra, di quello che fu il vecchio Pci vittoriese e del nuovo Pd, che non sono mai andati troppo d´accordo, al punto che i fratelli Nicosia (il consigliere comunale Fabio Nicosia adesso sarebbe tra i candidati della lista di Rosario Crocetta alle prossime Regionali di novembre) avrebbero appoggiato il centrodestra al ballottaggio, piuttosto che l´esponente della sinistra. Aiello e Moscato, i due candidati entrambi raggiunti da avvisi di garanzia alla vigilia del voto dell´anno scorso, non sono tra i destinatari dei provvedimenti della procura catanese, che, invece, avrebbe trovato elementi a sostegno del patto che avrebbe legato i clan agli esponenti del Pd, quello dell´ex sindaco Nicosia, e di diversi altri candidati a lui vicini che avrebbero fatto da tramite con le cosche, come ribadito in conferenza stampa a Catania anche dal procuratore Zuccaro, che ha parlato senza mezzi termini di "politici senza scrupoli".

MISURA INTERDITTIVA PER L´ALLORA ASSESSORE NADIA FIORELLINI
Nell´ambito dell´inchiesta è stata applicata anche la misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici nei confronti dell’assessore al bilancio dell´epoca, Nadia Fiorellini, per falsificazione delle autenticazioni delle sottoscrizioni delle liste elettorali. Nella sua qualità di pubblico ufficiale, la Fiorellini risponde di falso ideologico in atto pubblico avendo, secondo l´accusa, falsamente autenticato come apposte in sua presenza numerose firme per la presentazione della lista elettorale «Nuove idee», in cui era candidato Fabio Nicosia, firme che, di fatto, sarebbero invece state apposte dai coindagati Di Pietro e Giunta.

LE PARTI SALIENTI DELLE INTERCETTAZIONI AMBIENTALI E TELEFONICHE
Nel corso delle indagini è stata tra l’altro monitorata una riunione, sollecitata da Di Pietro, tra i fratelli Nicosia e i lavoratori dell’azienda di gestione dei rifiuti, finalizzata a sancire il sostegno elettorale di quest’ultimi in favore dei Nicosia. Nelle fasi antecedenti la competizione elettorale del 2016, sono stati registrati contatti tra i Nicosia e gli esponenti di vertice del clan stiddaro Puccio Giombattista e Lauretta Venerando. Si è accertato in particolare che Raffaele Giunta, anch’egli candidato in un primo tempo al consiglio comunale, aveva chiamato Venerando Lauretta richiedendo allo stesso la ricerca di voti a suo favore.

Lauretta aveva risposto di essere già impegnato a sostenere la coalizione appoggiata dai Nicosia, aggiungendo che, in cambio, gli era stato promesso dal sindaco uscente lo sgombero di un edificio pubblico, dove consentirgli di avviare un centro di assistenza per persone con handicap. Il primo giugno 2016 gli investigatori hanno assistito a un incontro tra Fabio Nicosia e Puccio Giombattista, svoltosi nella sede di una società di imballaggi in cartone. Il contatto tra Puccio e Nicosia è stato confermato anche da successive captazioni di conversazioni telefoniche tra Di Pietro e Puccio. Da queste ultime si è rilevata la disponibilità del Puccio a fornire sostegno elettorale in cambio di benefici connessi allo svolgimento delle attività economiche gestite dal proprio figlio nel settore della rimozione dei rifiuti.

GIUSEPPE NICOSIA UN ANNO FA SI DISSE "BASITO E ADDOLORATO"
"La cosa mi lascia basito e addolorato, pur nella assoluta certezza che si tratti di calunnie che, al vaglio della magistratura, nella quale ripongo piena fiducia, non potranno che rivelarsi come tali, e non potranno che scontrarsi con l’ultraventennale attività professionale da me svolta in favore delle vittime della criminalità, nonché con le decine di azioni giudiziarie intentate contro esponenti dei clan mafiosi, dai quali è naturale aspettarsi vendette, anche attraverso false accuse". Così si espresse Giuseppe Nicosia, un anno fa, quando ricevette l´avviso di garanzia. "Queste calunnie si scontrano anche con l’attività svolta in qualità di sindaco della città: assieme agli uffici che mi hanno collaborato, sono stato in questi dieci anni un argine di legalità, e ho rappresentato l’ente in ogni sede, penale e civile - concluse Nicosia -contro i clan della città".

INDAGATO ANCHE L´ATTUALE SINDACO MOSCATO
La Procura ha sottolineato che non è stata chiesta alcuna misura cautelare nei confronti dell’attuale sindaco Moscato, perché il reato ipotizzato non la prevede. Come accennato, secondo quanto emerso dall’inchiesta «Exit poll», sarebbero stati i fratelli Giuseppe e Fabio Nicosia a fare convergere nel turno di ballottaggio i voti su Giovanni Moscato, candidato per il centrodestra, eletto sindaco nel giugno 2016. In cambio, sempre secondo l´ipotesi accusatoria, Moscato avrebbe portato avanti la stabilizzazione di 60 dipendenti della ditta che si occupa dello smaltimento dei rifiuti.

I GIUDICI CONFERMARONO IL SEQUESTRO DELLA DOCUMENTAZIONE
Nel luglio 2016 il Tribunale del Riesame di Catania respinse il ricorso intentato da alcuni dei politici di Vittoria indagati per voto di scambio politico mafioso e che avevano impugnato il sequestro dei documenti operato dal Gico della Guardia di Finanza di Catania a 48 ore dal voto del ballottaggio tra i due candidati a sindaco Giovanni Moscato e Francesco Aiello. Secondo il Tribunale del Riesame il «fumus del reato contestato sussiste». «Il materiale indiziario - sempre secondo il Riesame - delinea alcuni dati penalmente significativi».