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Lunedì 20 Novembre 2017 - Aggiornato alle 14:38 - Lettori online 1103
VITTORIA - 16/09/2017
Cronache - Il duro colpo alla criminalità ipparina

Origini operazione "Survivor" dal 2009

Ci fu un prologo lungo l’asse Sicilia – Lombardia, per la precisione Milano Foto Corrierediragusa.it

Bisogna fare un salto indietro di quasi un decennio per arrivare alla genesi dell’odierna operazione «Survivor», che, all’alba di venerdì, ha sgominato l’organizzazione che taglieggiava gli imprenditori, i commercianti e gli operatori del settore ortofrutticolo, molti dei quali operanti al mercato di contrada Fanello a Vittoria, il più importante del meridione. Era il 2009 quando, su direttive del questore Giuseppe Oddo, la squadra mobile di Ragusa allora diretta da Francesco Marino riusciva, senza non poche difficoltà e con la preziosa collaborazione dell´allora dirigente del commissariato di Vittoria Alfonso Capraro, a squarciare lo spesso velo di omertà e paura che avvolgeva Vittoria. Determinante fu anche la sinergia con il comando provinciale dei Carabinieri di Ragusa, il cui nucleo investigativo del reparto operativo guidato dall´allora capitano (ora maggiore) Carmine Gesualdo, svolse un ruolo di rilievo nelle lunghe e complesse indagini. Furono diverse decine le testimonianze e le dichiarazioni raccolte dalla polizia, che riuscì a convincere commercianti ed imprenditori a denunciare i loro estorsori.

Le fitte indagini, che avevano avuto il loro prologo lungo l’asse Sicilia – Lombardia, per la precisione Milano, consentirono alla squadra mobile e al suo capo Marino di ottenere tutti i tasselli necessari a comporre il complesso puzzle del malaffare, che sfociò in diversi arresti, contribuendo a liberare Vittoria da una situazione esplosiva, anche se invisibile dall’esterno. L’operazione di questi giorni conclusasi quindi con 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere trae fondamento da quegli anni difficili a cavallo tra il 2009 e il 2012, e le cui difficili e complesse indagini, oltre a squarciare, come accennato, il velo di omertà, avrebbe posto le basi per l’odierno blitz che ha portato in carcere presunti esponenti di spicco, ritenuti essere dagli inquirenti vicini alla «Stidda».

Con il già citato blitz è stato quindi disarticolato il clan Ventura, che operava da diversi anni prevalentemente a Vittoria e che, secondo le indagini, sarebbe stato vicino alla cosca Carbonaro-Dominante. Tra i 15 arrestati ci sono Giambattista Ventura e il fratello Filippo, considerato il boss del clan e scarcerato da pochi mesi. Ma anche dal carcere, a quanto pare, era possibile controllare le attività illecite. Nel corso del blitz sono stati anche sequestrati diversi beni, tra cui un´azienda per l’imballaggio di prodotti ortofrutticoli e alcune serre. I destinatari delle misure cautelari sono accusati di associazione mafiosa, estorsioni e fittizia intestazione di beni aggravate dalle modalità mafiose.

Tra i soggetti destinatari delle ordinanze ci sono anche coloro che hanno portato avanti il malaffare, nonostante precedenti operazioni avevano già condotto alla cattura di alcuni soggetti di spicco del clan. Da qui il nome dell´operazione «Survivors», in inglese «sopravvissuti», rispetto a coloro che furono arrestati a seguito della prima fase delle indagini avviata dalla squadra mobile di Ragusa allora guidata da Francesco Marino . Nel dettaglio le manette sono scattate per i già citati Giambattista e Filippo Ventura e per altri 2 Ventura, entrambi di nome Angelo. Arrestati pure Rosario Nifosì, Francesco ed Enzo Giliberto, Maurizio Cutello, Pietro Alessandrello, Francesco Battaglia, Emanuele Galofaro, Marco Papa, Giovanni Savio, Salvatore Macca e Salvatore Nicotra.

Le odierne indagini, condotte da carabinieri e polizia su delega della procura distrettuale antimafia di Catania, hanno permesso di ricostruire l’organigramma del clan, che, come sostenuto dagli inquirenti, sarebbe stato capeggiato dai componenti della famiglia Ventura ed era dedito alle estorsioni in danno di commercianti e imprenditori, i cui proventi venivano reinvestiti in attività economiche lecite. La liquidità veniva alimentata anche da assegni postdatati che non venivano mai coperti. Nessuno di chi aveva ricevuto gli assegni scoperti come pagamento si sognava di protestare.