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Venerdì 24 Novembre 2017 - Aggiornato alle 11:27 - Lettori online 669
VITTORIA - 23/06/2017
Cronache - Venivano pagati 3 euro l’ora per raccogliere pomodori 8 ore al giorno

Immigrati sfruttati in una azienda: 2 arresti

L’ennesimo caso di caporalato. La nota del segretario generale della Cgil Foto Corrierediragusa.it

Costretti a sgobbare chinati sotto il sole cocente per raccogliere pomodori a 3 euro l’ora per 8 ore al giorno, senza vestiti adeguati e talvolta pure scalzi. Sono le condizioni in cui sono stati trovati immigrati e richiedenti asilo politico al lavoro nelle serre in condizioni proibitive e pagati poco più di un terzo rispetto al salario minimo. Alcuni di loro, stando a quanto riferito dagli inquirenti, non conoscevano neanche il significato della parola «ferie». L’ennesimo caso di caporalato lungo la fascia trasformata dell’Ipparino è stato scoperto dalla polizia che ha arrestato due imprenditori agricoli di Vittoria: i fratelli Angelo e Valentino Busacca, titolari dell’azienda agricola di contrada Alcerito, dove erano impiegate per la raccolta di pomodori 26 persone, tra uomini e donne, di cui 19 richiedenti asilo, 5 rumeni e 2 tunisini. Un terzo imprenditore agricolo è stato denunciato.

E’ stato accertato lo sfruttamento dei lavoratori, pagati 25 euro al giorno per otto ore di lavoro, pari a tre euro l’ora, rispetto alle 63 euro previste. E poi niente ferie e niente giornate di riposo. Gli immigrati erano spesso costretti a lavorare anche la domenica in condizioni degradanti, talvolta pure scalzi. 7 di loro alloggiavano in tuguri fatiscenti all’interno dell’azienda agricola, in condizioni igieniche pessime. I richiedenti asilo invece la notte tornavano nei centri di accoglienza che li ospitano.

Stando sempre a quanto accertato dagli inquirenti, gli immigrati sgobbavano senza lamentarsi delle loro precarie condizioni, nel timore di essere licenziati e di perdere di conseguenza qui pochi soldi necessari alla loro sopravvivenza e a quella dei loro cari. Sono state inoltre riscontrate gravi violazioni sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L’azienda agricola è risultata recidiva in quanto già nel 2015 una situazione simile era stata riscontrata dai medici dell’Asp 7 di Ragusa preposti ai controlli. I fratelli Busacca dunque sono stati arrestati per aver reclutato manodopera, al fine di utilizzarla ed assumerla, impiegandola e sottoponendola a condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno.

LA NOTA DELLA CGIL
La Cgil plaude all’operazione condotta dalla Questura nel vittoriese contro lo sfruttamento in un’azienda agricola. L’azione che ha visto impegnati diversi agenti ha scoperto l’impiego di ventisei lavoratori migranti ridotti in condizioni di neo schiavismo; paga bassissima, lavoro pesante e condizioni abitative inidonee a ospitare persone. E´ molto probabile che la polizia abbia agito in applicazione della nuova LEGGE 29 ottobre 2016, n. 199. «Disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, dello sfruttamento del lavoro in agricoltura.».

Questa norma ottenuta grazie all’impegno della Cgil in anni di battaglie a partire dalle campagne delinea alcuni indici di sfruttamento, tra i quali la reiterata retribuzione inferiore rispetto alla paga contrattuale, le violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro e le fatiscenti condizioni alloggiative messe a disposizione dai datori di lavoro.
Inoltre la legge 199 punisce gli imprenditori che si approfittano dello stato di bisogno e in generale della vulnerabilità dei lavoratori. Questa condizione si riferisce soprattutto ai lavoratori migranti in particola i richiedenti asilo. L’impiego di questi ultimi in condizioni di sfruttamento apre scenari preoccupanti che chiamano in causa anche i responsabili dei programmi di accoglienza. La Cgil già in alcune strutture ha promosso dei momenti formativi rivolti ai migranti ospiti per parlare dei rischi di grave sfruttamento in alcuni ambiti nel nostro territorio.
Su questa via noi intendiamo continuare a collaborare con le Istituzioni e i diversi centri di accoglienza al fine di creare consapevolezza sui rischi reali che possono presentarsi dietro le offerte di lavoro.

Esistono anche realtà di aziende regolari nel nostro territorio a dimostrazione del fatto che l’agricoltura nelle regole è possibile. In ogni caso la crisi strutturale legata alla commercializzazione non può mai giustificare il comportamento d’imprenditori che operano lo sfruttamento selvaggio ai danni dei più deboli. Tutto questo nel 2017 è inammissibile.
Occorre che le Istituzioni, a partire dagli enti locali e dagli uffici preposti di controllo, assumano consapevolezza sulla gravità del fenomeno. Tutto questo potrebbe avere pesanti ripercussioni sul mercato poiché la crescente sensibilità dei consumatori impone ai produttori e all’intera filiera la qualità e la responsabilità sociale, non più presunta, auto dichiarata bensì certificata. Dalle immagini diffuse dalla Questura emerge una grande professionalità delle forze di polizia impiegate e la sensibilità nei confronti delle vittime. Di questo siamo veramente grati al Questore e tutti gli uomini e le donne impiegate nell’operazione.