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Giovedì 23 Novembre 2017 - Aggiornato alle 10:53 - Lettori online 737
VITTORIA - 16/05/2017
Cronache - Le dichiarazioni del procuratore distrettuale di Catania

Infiltrazioni mafiose? Ci sono, ma non si vedono

Il territorio difende gli imprenditori onesti Foto Corrierediragusa.it

Che le infiltrazioni mafiose, vere o presunte, costituiscano una piaga al mercato ortofrutticolo di Fanello a Vittoria (e non solo) è cosa nota. «Ma la mafia non si vede, e quindi non esiste» recita più o meno un vecchio adagio siculo risalente allo scorso secolo e puntualmente ripreso dalle varie fiction a tema. Ma a riportarci alla realtà nuda e cruda è stato il procuratore distrettuale di Catania Carmelo Zuccaro (foto), stando almeno a quanto trapelato dal contenuto delle sue dichiarazioni, nell’ambito dell’audizione dello scorso 9 maggio in commissione parlamentare antimafia. Gli appetiti dei clan, soprattutto dei territori limitrofi a quello ibleo, si concentrerebbero quindi sulla ex «provincia babba» (e mai nomignolo fu più fastidioso e del tutto fuori luogo, con buona pace di chi lo coniò), con particolare riferimento all’Ipparino.

Stando al tenore delle dichiarazioni di Zuccaro, la «Stidda» si starebbe ritagliando sempre più spazio nel «business»che rende di più, e il pensiero, come accennato, va subito a Fanello, una delle strutture più importanti del meridione, nel settore agricolo. Sono lontani gli anni 80 e 90 intrisi di sangue, quando gli omicidi terrorizzavano il territorio, perché i clan avrebbero cambiato stile. Meno violenza e più diplomazia, magari mantenendo un profilo basso, nello stile degli anonimi «colletti bianchi». Ma che qualcosa si stia muovendo nell’ombra è una sensazione quasi palpabile, anche se nessuno preferisce esporsi più di tanto, azzardando dichiarazioni «scomode» senza prove concrete in mano. Perché la mafia non si vede, e quindi non esiste. Gli inquirenti non se ne stanno però di certo con le mani in mano: indagano, raccolgono prove, arrestano. Ma forse non si è ancora colpito per bene il cuore pulsante, la mente pensante di chi lavora dietro le quinte per accaparrarsi il «business» che conta, complice anche un persistente, seppure meno spesso, velo di omertà dettato dalla paura.

Il sindaco Giovanni Moscato difende gli imprenditori onesti, che, per fortuna, rappresentano ancora la maggioranza, il tessuto sano della società che lavora, auspicando un tavolo tecnico con il ministero dell’interno e dell’agricoltura, che, a distanza di mesi dalla richiesta inoltrata per vie istituzionali, non è stato ancora fissato. Eppure ce ne sarebbe, di carne al fuoco: dalle agromafie alla speculazione sui prezzi che stritola da tempo un intero settore, passando per il problema dei trasporti, un ambito che, al pari di quello degli imballaggi e non solo, farebbe gola ai clan per controllare tutto ciò che entra ed esce dal mercato.

Dunque anche l’attenzione delle istituzioni locali resta alta, al pari di quella della forze dell’ordine, che lavorano senza sosta. Ma è fin troppo chiaro che occorre un segnale concreto anche da Roma, possibilmente in tempi brevi.