Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 896
VITTORIA - 06/10/2016
Cronache - Il gip ha deciso per il caso della bimba "rapita"

Non luogo a procedere per indiano del "rapimento"

L’epilogo della vicenda giudiziaria di Ram Lubhaya. Pubblichiamo la nota inviataci dall’avvocato Giudice Foto Corrierediragusa.it

Si è chiusa con una sentenza di non luogo a procedere emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ragusa la vicenda giudiziaria di Ram Lubhaya (foto), 43 anni, l´indiano accusato di aver tentato di rapire una bimba di 5 anni, il 16 agosto scorso, quando sul lungomare di Scoglitti fu fermato dai carabinieri e successivamente espulso dal territorio nazionale perché era irregolare da 10 anni. Il nullaosta e l´esecuzione dell´espulsione avvenuta il mese scorso erano il preludio ad una decisione del genere. In pratica la pretesa punitiva dello Stato è venuta meno, come previsto dall’articolo 13 del decreto legislativo sull’immigrazione, a seguito dell´espulsione dell´uomo. L’azione penale non è stata esercitata mentre l’indiano era in Italia e proprio per evitare ciò l’avvocato si era opposto all’espulsione prima che il suo assistito venisse processato. Il provvedimento del gip su richiesta del pm non ha avuto bisogno di udienza. La vicenda aveva portato all´invio di ispettori alla Procura di Ragusa da parte del ministro Andrea Orlando.

Abbiamo ricevuto e volentieri pubblichiamo in versione integrale la nota dell´avvocato Marco Biagio Giudice, difensore di Ram Lubhaya, che traccia una breve cronistoria di questa complessa e travagliata vicenda:

E’ stata emessa sentenza di non luogo a procedere dal gip di Ragusa (Dott. Giampiccolo) ai sensi dell’art. 13 co. 3 quater d.lgvo 286/98. Come già spiegato il nullaosta e l’esecuzione dell’espulsione facevano presagire a qualcosa del genere. E’ lo stesso pm che ha richiesto l’emissione di tale provvedimento, considerato che il Ram Lubhaya è stato espulso dal territorio italiano senza che sia stata esercitata l’azione penale (ad esempio: il decreto di giudizio immediato, di cui si era tanto parlato all’inizio) o altro provvedimento equivalente e, quindi, lo Stato non ha più interesse alla punizione di soggetti ormai estromessi dal suo territorio.

Questa difesa avrebbe preferito celebrare il processo con Ram Lubhaya in Italia, a ciò era finalizzata l’opposizione al decreto di espulsione, per ambire ad un’assoluzione piena, ma non ci è stata data la possibilità di difenderci perché in realtà non è stata formalizzata alcuna accusa -a carico del mio assistito- prima di essere rimpatriato, eppure la Procura aveva tutti gli strumenti per agire mentre il Lubaya era in Italia a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. In ogni caso, si auspicava che la vicenda si concludesse nel più breve tempo possibile e la sentenza di non luogo a procedere mette la parola fine alla questione.

Resta solo il piccolo rammarico di non potere informare il sig. Lubhaya -che si è sempre dichiarato innocente- dell’esito del procedimento, che comunque gli è favorevole. Rimane, purtroppo, il grande rammarico per l’inaccettabile gogna mediatica che ha subito in primis il mio cliente (che rimarrà sempre nell’immaginario comune quello che ha tentato di rapire la bambina), poi il pubblico ministero e, in minima parte, anche questo difensore. A tal proposito colgo l’occasione, per ringraziare i colleghi della camera penale che hanno espresso solidarietà nei confronti di entrambe le parti processuali (accusa e difesa) e che, sono certo, sapranno trarre spunto da questo caso per ricordare qual’é la vera figura dell’avvocato (non certo quella dell’azzeccacarburgli di manzoniana memoria) e la sua funzione di garante dell’inviolabile diritto di difesa.

Avvocato Marco Biagio Giudice