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Venerdì 9 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:37 - Lettori online 427
VITTORIA - 26/08/2016
Cronache - Risvolti incredibili nella controversa vicenda

VIDEO Posizione indiano alleggerita

L’uomo è in attesa di rimpatrio in India Foto Corrierediragusa.it

Si attenua la posizione dell’indiano che avrebbe tentato di sequestrare una bambina lo scorso 16 agosto a Scoglitti. Le ultime testimonianze avvalorerebbero di fatti l’innocenza dell’indagato (vedere video servizio Canale 74)


L´indiano, a quanto pare, nell’estate del 2010 aiutò un bagnino a salvare un turista in difficoltà. Ram Lubhay, forse un po’ ubriaco, quel fatidico 16 agosto avrebbe preso in braccio la bambina di 5 anni che stava tornando dalla spiaggia a Scoglitti assieme ai genitori, ma non si sarebbe affatto allontanato, neanche di mezzo metro, prima che il padre si riprendesse la figlioletta. E’ questa la nuova versione dei fatti che emerge dagli interrogatori incrociati dei testimoni che avrebbero assistito al tentativo di sequestro. Si ribaltano quindi le carte in tavola a dieci giorni dalla controversa vicenda catapultata agli onori della cronaca nazionale per la contestata scelta della procura di lasciare il 43enne Ram Lubhaya a piede libero.

Questa nuova versione dei fatti avvalora quanto dichiarato dall’indiano in sede di interrogatorio di garanzia, durato oltre 7 ore, in cui si è proclamato innocente, asserendo di non aver mai voluto fare del male alla bambina, come sostenuto anche dall’avvocato Biagio Giudice, difensore dell’indagato. “Confermo che il mio assistito non ha mosso mezzo passo con la bambina in braccio alla quale non voleva fare nessun male – dice l’avvocato – prima che il padre la prendesse a sua volta con sé. E’ questa l’unica versione che confermo, mentre smentisco tutto il resto. Al momento opportuno – aggiunge il legale – potrò essere più esaustivo in riferimento alla posizione del mio cliente, che, allo stato – conclude Giudice – è molto scosso”.

Lubhay è ospite di un centro di accoglienza di Caltanissetta, in attesa di essere rimpatriato nei prossimi giorni in India. L’uomo teme difatti per la propria incolumità dopo essere stato minacciato di morte per strada a Vittoria. Lubhay, che si guadagnava da vivere facendo tatuaggi all’hennè in spiaggia, era irregolare sul territorio italiano, avendo peraltro disatteso un precedente decreto di espulsione. Intanto in queste ore si infoltisce la schiera di quanti credono nell’innocenza dell’uomo, che, stando ai ricordi di qualche residente, nell’estate 2010, avrebbe persino aiutato un bagnino a salvare dal mare mosso un turista in difficoltà. Un ridimensionamento dei fatti dunque che stranisce non poco e scaturito dunque da una ritrattazione di alcuni testimoni in riferimento a quanto dichiarato in un primo momento.

LA CONTROVERSA VICENDA DALLE ORIGINI AD OGGI
Resterà ospite di una casa di accoglienza per immigrati in attesa di essere espulso dal territorio italiano il 43enne indiano arrestato per il tentato sequestro di una bambina di 5 anni a Scoglitti, scarcerato, successivamente interrogato e poi rimesso a piede libero dal pm Giulia Bisello. Ram Lubhay attenderà quindi in un centro di accoglienza il rimpatrio in India, che dovrebbe avvenire non prima di un paio di settimane. In questo modo l’indagato resterà al sicuro da eventuali ritorsioni, dopo la minaccia di morte rivoltagli da un giovane in scooter che aveva mimato con le dita il gesto di tagliargli la gola. L’indiano, che ha sporto denuncia contro ignoti per minacce, teme difatti per la sua incolumità. In queste ore si attende l’arrivo al tribunale di Ragusa degli ispettori inviati dal ministro della giustizia Orlando per far luce sull’iter procedurale seguito dalla procura sul caso. Intanto il legale difensore dell´indiano, l´avvocato Biagio Giudice, informa che non gli è ancora stata notificata nessuna richiesta di celebrazione del processo con il rito immediato a carico del suo assistito da parte della procura.

Qualche giorno fa invece la questura di Ragusa aveva notificato all’indiano un secondo decreto di espulsione dall’Italia visto che il primo provvedimento, motivato con i precedenti penali per furto di rame e traffico di droga, non era mai stato eseguito. Intanto non si placa l’ondata di polemiche sulla controversa vicenda in cui ha in queste ore preso posizione anche l’Associazione nazionale magistrati, sezione di Ragusa, che esprime solidarietà alla collega Bisello, oggetto di attacchi giudicati «inaccettabili». In una nota a firma del presidente Claudio Maggioni e del segretario Sandra Levanti, l´Anm Ragusa afferma: "La collega non solo si è attenuta alle norme del codice di procedura penale, che prevedono non possa disporsi il fermo di una persona per un delitto per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione inferiore nel minimo a due anni, ma anche ad un principio fondamentale del nostro ordinamento, e ragione profonda del nostro essere magistrati: ricercare, studiare, valutare la concreta e vera dimensione del fatto per cui si procede, coglierne la portata e misurare la conseguente risposta cautelare o sanzionatoria.

Comprendiamo - prosegue la nota - le preoccupazioni e l’allarme che la vicenda ha suscitato nell’opinione pubblica ed in primo luogo nei genitori della bambina, ma evidenziamo che il lavoro dei magistrati consiste nel fronteggiare queste preoccupazioni attraverso la compiuta valutazione dell’entità criminosa del fatto e la rigorosa applicazione delle norme giuridiche. Sosteniamo convintamente che le decisioni dei magistrati, frutto dell’uso della ragione, non possano sottrarsi (oltre che ai rimedi impugnatori interni al processo) all’esercizio della libera critica, a sua volta frutto di libero, appassionato ed umile uso dell’intelletto e fondata sulla esatta conoscenza dei fatti. Riteniamo tuttavia assolutamente inaccettabili i commenti e le invettive, sui media e sui social network, condotti con espressioni offensive del ruolo e della persona del magistrato, sottolineando che il fondamentale diritto di critica va sempre esercitato - conclude la nota dell´Anm di Ragusa - nel rispetto della funzione giurisdizionale e di coloro che la svolgono".

GLI ISPETTORI MINISTERIALI IN PROCURA
Non è destinato a sgonfiarsi in tempi brevi il caso che sta infiammando l’Italia e che ha visto lo scorso 16 agosto il tentato rapimento di una bambina di 5 anni sul lungomare di Scoglitti da parte di un indiano 43enne, Ram Lubhay, arrestato e scarcerato, successivamente rintracciato per essere interrogato e poi di nuovo lasciato a piede libero. Tutto questo nonostante l’uomo risulti gravato da precedenti penali e sia irregolare sul territorio italiano in quanto colpito un decreto di espulsione disatteso. L’ultima novità è data dalla conferma della decisione, da parte del ministro della giustizia Andrea Orlando, di avviare accertamenti.

Più precisamente, come specificano da Roma, si tratta di cosiddette «verifiche preliminari». Orlando ha in sostanza richiesto informazioni sull´accaduto attraverso l’organo a ciò preposto, ovvero l’Ispettorato del ministero. Le valutazioni affidate alla discrezionalità del magistrato, viene sottolineato, «naturalmente non sono sindacabili». E solo se fossero ravvisabili «violazioni di legge tali da essere sottoposte a valutazioni disciplinari», il ministro agirà di conseguenza. Gli ispettori, quindi, dopo aver acquisito la relazione sull´accaduto, riferiranno al guardasigilli.

"Io credo - ha detto il ministro Orlando - che sia interesse di tutti che la ricostruzione dei fatti avvenga tramite le forme previste dalla legge, cioè tramite gli strumenti di accertamento che il Ministero dispone, e questo per due finalità: da un lato per valutare se c´è stata una correttezza da parte della magistratura e dall´altro per evitare che si celebrino processi paralleli o processi al processo che non sono previsti nel nostro ordinamento. Al di là di ciò, per il momento, su Ragusa non ho molto da aggiungere, rispetto all´atto che è già stato compiuto. E´ importante invece - ha concluso il Guardasigilli - che tutto segua le regole e anche la valutazione degli atti sia fatta non in modo emozionale e intuitivo, ma sia fatta sulla base dei fatti che il ministero sta raccogliendo". L’indiano, nel corso dell’interrogatorio di garanzia di sabato scorso, si era proclamato innocente, dicendo di aver tenuto in braccio la bambina per 45 secondi e di essersi allontanato per una decina di metri, senza spiegare però i motivi alla base di questo comportamento. L´uomo resta dunque indagato a piede libero.

GASPARRI: "BENE COSI´ DA PARTE DEL MINISTRO ORLANDO"
"Prendo atto positivamente delle iniziative del ministro Orlando per accertare gli eventuali e probabilmente gravissimi errori della magistratura di Ragusa che lascia ancora a piede libero una persona che in Italia non avrebbe alcun diritto di rimanere. È inutile che la procura di Ragusa si agiti. Accettino le verifiche ministeriali. Anzi, come ho sostenuto in un´interrogazione, invito Orlando a formalizzare con una vera e propria ispezione, anche per attivare eventuali iniziative disciplinari, quanto accaduto. Lasciare a piede libero clandestini, presunti rapitori di bambini è veramente sconcertante. Ma che magistrati abbiano in Italia?". Lo dichiara il senatore Maurizio Gasparri all´Ansa.

LE ALTRE REAZIONI POLITICHE
Si allarga a macchia d´olio anche in ambito politico la polemica sulla doppia remissione in libertà dell´indiano 43enne Ram Lubhay, che, approfittando di un momento di distrazione di mamma e papà, lo scorso 16 agosto avrebbe preso in braccio la bimba, per poi fuggire lungo la riviera di Scoglitti. Il padre lo aveva inseguito, strappandogli la bambina dalle braccia, senza riuscire però a bloccare l’indiano, poi catturato dai militari. L´uomo era stato rilasciato poche ore dopo dal pm Giulia Bisello, che ha ora confermato la decisione dopo 7 ore di interrogatorio al termine di cui l´indiano si è detto innocente. Come accennato, le polemiche hanno infiammato anche la parte politica. Con una interrogazione parlamentare urgente, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha chiesto al ministro della giustizia Andrea Orlando «Di fare luce su quanto accade al tribunale di Ragusa», definendo «sconcertante» la doppia remissione in libertà dell’indiano.

Sulla vicenda hanno preso posizione pure Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè ed il leghista Roberto Calderoli, vice presidente del senato e responsabile organizzazione e territorio della Lega Nord. Quest’ultimo ha chiesto al presidente della Repubblica Mattarella un suo autorevole intervento in qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura. «Mi attendo – dice il leghista – che il presidente della Repubblica, vista l´immobilità del Csm e del ministro della giustizia, intervenga di persona, nella sua qualità di presidente del Csm, e faccia subito chiarezza sulla vergognosa vicenda di Vittoria, dove un immigrato clandestino, con gravi precedenti penali e con un provvedimento di espulsione a carico disatteso, è stato rimesso in libertà, vanificando in questo modo il lavoro difficile è pericoloso delle forze dell´ordine che lo avevano catturato. A questo punto auspico – conclude Calderoli – un immediato intervento del Csm, per aprire un procedimento disciplinare».

Anche l’associazione «Ragusa in movimento» chiede spiegazioni alla procura iblea. «Ci chiediamo – scrive Mario Chiavola – perché la nostra comunità debba fare i conti con simili decisioni, che ne minano la tranquillità e la sicurezza. Siamo già intervenuti, come movimento, con l’avvocato Michele Savarese, sottolineando, e lo diciamo senza spirito di polemica, che il procuratore dovrebbe spiegare ai cittadini perché l’indiano sia stato scarcerato dalla procura stessa per la seconda volta consecutiva, nella persona del sostituto procuratore Giulia Bisello.

Tutto ciò – prosegue Chiavola – determina profonda costernazione, oltre che preoccupazione, tra i cittadini. L’uomo avrebbe dichiarato agli inquirenti di non volere compiere questo gesto, proclamandosi innocente, ma – conclude Chiavola – riteniamo che questa non sia una motivazione sufficiente per far calare la preoccupazione dell’opinione pubblica». L’associazione «Ragusa in Movimento» ha quindi messo in rilievo che «Il reato di sequestro di persona in danno di minore di quattordici anni, secondo l’articolo 605 del codice penale, è punito con la reclusione da 3 a 15 anni». La procura di Ragusa ha invece ribadito nel frattempo di stare agendo proprio secondo quanto previsto dal codice penale, che, per il reato di tentativo di rapimento, prevede la conferma del fermo, che può avvenire a piede libero, con avvenuto nel caso specifico, con il pm che ha così deciso per la seconda volta di fila. Un "caso" del genere non si era mai visto in territorio ibleo.

LO SFOGO DELLA MAMMA: "QUESTA LEGGE FA VOMITARE"
"Questa legge mi fa vomitare". La madre della bimba che nel pomeriggio di Ferragosto sarebbe stata vittima di un tentato rapimento in spiaggia a Scoglitti, sfoga la sua rabbia ai microfoni di Enrico Fedocci di NewsMediaset. Ram Lubhaya, il 43enne indiano denunciato a piede libero, è stato infatti rilasciato per la seconda volta, dopo un´interrogatorio durato 7 ore e nel corso di cui si è proclamato innocente. "Ci è stato detto che non ha concluso il reato. Ma si è fermato solo perché noi lo abbiamo fermato", commenta la donna. "Mi trovavo sul lungomare, a risalire le scale. La bambina - ricorda la madre - era già salita con mio marito. Un´amica mi ha fatto notare che la mia bimba era in braccio a uno straniero che la teneva molto stretta a sé, con il faccino quasi sotto la sua ascella, proprio bloccata a lui". "La paura è stata tanta. Ieri siamo stati risentiti, speranzosi che questa persona venisse anche solo espulsa dall´Italia. Voglio solo dire - ribadisce - che io vomito davanti alla legge italiana. Perché ho compreso che è stata applicata proprio la legge nei minimi particolari. Ci è stato detto che non ha concluso il reato: lo dovevamo perdere di vista per poter dire che si stava portando via la nostra bambina. Non mi stancherò mai di ripeterlo: si è fermato solo perché noi l´abbiamo fermato".

L´indiano ha sostenuto nell´interrogatorio di avere tenuto in braccio la bambina per 45 secondi e di aver percorso non più di 10 metri con la piccola in braccio, prima di essere fermato dai genitori. Resta però oscuro il movente che aveva spinto l´uomo a prendere la bambina e a cercare di allontanarsi. L´indiano, che lavora saltuariamente facendo tatuaggi all´hennè sulle spiagge, è senza fissa dimora, irregolare sul territorio italiano e già destinatario di un provvedimento di espulsione, essendosi resi responsabile in passato di altri reati.