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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 953
VITTORIA - 05/02/2016
Cronache - La famiglia di agricoltori deve rispondere di omicidio volontario

Confessa Gaetano Pepi, presunto assassino di Dezio

Intanto non si trova l’arma del delitto ma sono stati scoperti una pistola e un fucile
Foto CorrierediRagusa.it

Ha confessato nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia uno dei quattro componenti del nucleo familiare di agricoltori vittoriesi, padre e tre figli, arrestati dai carabinieri nella serata di martedì per l’omicidio dell’imprenditore agricolo di Vittoria Giuseppe Dezio, 64 anni, avvenuto circa 8 ore prima che scattassero le manette. Dezio, a causa di una banale lite tra vicini di casa confinanti, è morto accoltellato all’addome proprio per mano di uno dei componenti della famiglia arrestata: si tratta del 70enne Gaetano Pepi, che ha confessato, e dei figli Antonino, Alessandro e Marco (in senso orario nella foto con la scena del crimine e la vittima), rispettivamente di 42, 38 e 26 anni, che si erano proclamati innocenti. Gaetano Pepi, al termine del lungo interrogatorio dinanzi al magistrato, si è quindi assunto tutte le responsabilità, sostenendo di aver ucciso Dezio per difendere il figlio più piccolo, lievemente ferito nel corso della rissa. Ma la sua versione non convince del tutto gli inquirenti. Per il momento quindi tutti restano in carcere, dopo la convalida degli arresti, per omicidio volontario in concorso.

Non è stata finora trovata neppure l’arma del delitto, ovvero un coltello o forse una roncola, mentre nella proprietà dei Pepi i carabinieri hanno trovato una pistola Beretta regolarmente detenuta ed un fucile calibro 12 detenuto illegalmente e con la matricola semi abrasa. In un primo momento i Pepi avevano ammesso la lite con la vittima, ma non l’omicidio. Dopo la furibonda rissa nella quale, come accennato, era rimasto ferito in maniera lieve anche il più giovane dei Pepi, uno dei contendenti, ovvero Gaetano Pepi, aveva tirato fuori un oggetto appuntito, probabilmente una roncola, sferrando i fendenti mortali che non avevano concesso scampo a Dezio, accasciatosi al suolo in una pozza di sangue, a pochi passi dalla sua azienda agricola in contrada Alcerito, poco dopo le 14 di martedì scorso.

I quattro Pepi erano quindi stati assaliti dalla paura e avevano preso la via dei campi per una improbabile fuga, subito bloccata dai carabinieri, nel frattempo chiamati assieme ai soccorsi da alcuni testimoni oculari del fatto di sangue, tra cui il figlio della vittima, che avrebbero assistito impotenti all’omicidio. L´agricoltore e i suoi tre figli erano stati presi dopo una breve battuta nelle campagne da parte dei militari, che avevano cinturato la zona. Causa scatenante della lite sfociata nel sangue era stata una strada interpoderale, il cui accesso sarebbe stato ad un certo punto vietato dalla vittima, scatenando la furia omicida.

Pare che l´agricoltore 70enne e i suoi figli utilizzassero da tempo la trazzera per accedere ai campi con i trattori ed altri mezzi agricoli per lavorarli, approfittando della servitù di passaggio. Ad un certo punto, nell´ambito di liti tra vicini che sarebbero già intercorse più volte, Dezio aveva deciso di chiudere una volta per tutte l´accesso alla strada, sostenendo che avrebbe fatto parte della sua proprietà. Da qui l´ennesima, drammatica lite per i confini territoriali, finita in tragedia.