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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:41 - Lettori online 1389
VITTORIA - 04/02/2016
Cronache - Accelerazione a scoppio ritardato delle indagini

Ris al lavoro sulla morte a scuola di Roberto Gambina

Si indaga sempre per istigazione al suicidio. Il Ris ha fatto i rilievi
Foto CorrierediRagusa.it

Sigilli dei carabinieri all’istituto paritario Lanza di Vittoria, teatro della morte dello studente 20enne Roberto Gambina lo scorso 20 novembre. Alcune aree della scuola sono state ieri mattina sottoposte a sequestro su decisione della procura iblea, nell´ambito dell´inchiesta per istigazione al suicidio, al momento senza indagati. I sigilli sono stati apposti nell’aula frequentata dal giovane, nel cortile in cui è precipitato (foto), nella scala antincendio esterna dove sarebbero state rilevate macchie che sembrano essere di sangue, e nel ballatoio del secondo piano dell’edificio, dalla cui finestra Roberto si lanciò, oppure fu spinto, come sostengono i genitori. Disposto anche il sequestro dell’auto con la quale Roberto, quella fatidica mattina, fece un incidente, a quanto pare autonomo, prima di raggiungere la scuola con un’ora di ritardo dopo essersi fatto soccorrere ed accompagnare dallo zio meccanico. Secondo i genitori dello studente, difatti, esisterebbe una correlazione ancora tutta da chiarire tra l’incidente stradale e la successiva morte a scuola del loro figlio. Non è escluso che oltre alla macchina di Roberto Gambina vi fosse anche un altro veicolo. In questo caso solo i compagni che erano con lui in auto quella mattina, almeno tre, potrebbero rispondere ai tanti quesiti ancora insoluti. Anche perché quella mattina, come sostenuto dallo zio, Roberto fu lasciato a scuola alle 9, ma dal registro di classe risulta invece entrato 24 minuti dopo. Cosa successe in quel lasso di tempo?

Una studentessa 16enne ha riferito di aver visto Roberto correre a perdifiato per il cortile, salendo i gradini della scala antincendio esterna a due per volta, come se avesse una fretta del diavolo nel raggiungere il secondo piano dal quale poi in effetti precipitò pochi minuti dopo. Pare che il giovane si sarebbe buttato all’indietro, un modo un po’ troppo scomodo di lanciarsi nel vuoto. Almeno una mezza dozzina di studenti avvertirono chiaramente il tonfo sordo dell’impatto del corpo di Roberto al suolo. Quando la studentessa che lo vide correre si avvicinò per soccorrerlo dopo il lancio nel vuoto al quale nessuno assistette, il giovane era ancora vivo e roteava gli occhi, sebbene il sangue gli traboccasse dalla bocca. Poi l’arrivo dell’ambulanza e la corsa in ospedale, dove il giovane morì.

Cosa accadde davvero in quegli attimi frenetici a scuola? Roberto scappava da qualcuno o aveva invece fretta di vedere qualcuno? Perchè si trovava nel cortile e non in classe? Domande alle quali si tenterà di dare risposta nell’ambito delle indagini riaperte a distanza di due mesi dalla tragedia. E a questo proposito altri quesiti sorgono spontanei: perché all’epoca dei fatti si ebbe così tanta fretta di archiviare il caso come suicidio, nonostante i troppi punti oscuri della vicenda? Perchè solo adesso si è deciso di mettere sotto sequestro parte della scuola? Indubbiamente il clamore mediatico che sta suscitando il caso e l’ostinatezza dei genitori della vittima, che non hanno mai accettato l’idea che fosse stato il loro stesso figlio a togliersi la vita, hanno giocato un ruolo di peso nella riapertura a scoppio ritardato delle indagini. Meglio tardi che mai, anche se le tracce che in queste ore sono analizzate dal Ris di Messina e dalla scientifica dei carabinieri, non saranno di certo le stesse di due mesi fa. Ne sono convinti i genitori, i quali auspicavano tempo prima una decisione del genere da parte della procura, che invece si è mossa solo ora.

Sempre i genitori , tramite i loro legali, avevano chiesto con forza che fosse effettuata l’autopsia sul corpo del loro povero figlio, i cui esiti saranno resi noti tra qualche giorno. Difatti, neppure la causa del decesso è a tutt’oggi ben chiara: si era ipotizzata una rottura dell’osso del collo a seguito dell’impatto al suolo, ma le ferite vistose sulle mani e sul corpo del giovane e la posizione innaturale dopo l’impatto al suolo lasciano aperte anche altre ipotesi. Il giallo resta dunque fitto, ma è finalmente arrivato il tempo di cominciare a dipanare la matassa.