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Sabato 10 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 890
VITTORIA - 28/01/2016
Cronache - La trasmissione di Rai 3 si è occupata del caso

La morte di Roberto Gambina a "Chi l´ha visto"?

Prima di recarsi quel giorno a scuola Roberto provocò un incidente stradale autonomo con la propria auto
Foto CorrierediRagusa.it

Si indaga per istigazione al suicidio (reato che comporta dai 5 ai 12 anni di carcere) a carico di ignoti nel misterioso giallo incentrato sulla morte a scuola dello studente 20enne di Vittoria Roberto Gambina. «Ma le indagini sono proseguite solo perché abbiamo insistito noi con gli inquirenti, dal momento che la morte di mio figlio era stata frettolosamente bollata come suicidio»: lo ha detto mercoledì sera con un fil di voce Consuelo Bonifazio, la mamma del giovane, ospite di «Chi l’ha visto»? su Rai 3. Ad accompagnare la signora Bonifazio in trasmissione la cugina Rosaria Melfi (da sx nella foto) e i due avvocati di fiducia Salvatore e Patrizia Romano, i quali hanno risposto alle domande della giornalista e conduttrice Federica Sciarelli. La novità emersa è che prima di recarsi quel giorno a scuola Roberto provocò un incidente stradale autonomo con la propria auto di cui era al volante e sulla quale viaggiava in compagnia di altri 4 amici. Il giovane chiamò lo zio meccanico affinché recuperasse l’auto e li accompagnasse a scuola, ovvero l’istituto paritario Lanza dove poco dopo morì. E qua un altro mistero: l’ingresso in aula di Roberto fu annotato alle 9,34 sul registro di classe, mentre lo zio ha sempre assicurato di averlo lasciato a scuola alle 9 precise. Cosa fece Roberto durante quella mezz’ora scarsa?

Si sa solo che una studentessa vide correre forsennatamente Roberto nel cortile della scuola, ma nessuno assistette poco dopo alla sua morte, le cui cause sono piene di dubbi: il ragazzo si sarebbe difatti buttato o da una finestra, o dalla scala antincendio esterna, comunque dal secondo piano. Secondo i genitori, però, qualcuno lo avrebbe spinto dopo una furiosa lite. Il corpo del giovane difatti presentava il padiglione auricolare destro quasi staccato e profonde ferite alle nocche delle mani e su altre parti del corpo, compatibili con una lotta e un disperato tentativo di autodifesa. Questi segni risultano comunque incompatibili con la caduta dall’alto. In più vi erano pure le tracce di sangue sospette sui gradini della scala esterna della scuola, pure queste per nulla compatibili con l’ipotesi del suicidio.

Peraltro, chi ha intenzione di lanciarsi volontariamente, lo fa spingendosi col busto in avanti, precipitando così a faccia in giù. Roberto invece fu trovato caduto di schiena, come se si fosse buttato di spalle. Un modo un po’ troppo scomodo di farla finita: molto più probabile invece che qualcuno lo abbia fatto cadere apposta all’indietro, spingendolo per il torace. Peraltro non è neanche chiara la causa del decesso, che sarebbe riconducibile alla rottura dell’osso del collo. Le certezze arriveranno a fine febbraio, quando saranno rese note le risultanze dell’autopsia, fortemente voluta dai genitori visto che, come raccontato dalla madre in trasmissione, gli inquirenti non volevano procedere in tal senso.

Documentazione scolastica e medica era stata intanto acquisita dalla procura ai fini probatori nell’ambito dell’inchiesta senza indagati per capire cosa avvenne effettivamente quella fatidica mattina del 20 novembre scorso all’istituto paritario Lanza. La famiglia Gambina aveva quindi richiesto l´ausilio dei Ris, che tutt’oggi non sono ancora intervenuti. Roberto Gambina morì dopo la corsa in ambulanza al «Guzzardi» di Vittoria, dove arrivò in gravissime condizioni.