Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 838
VITTORIA - 12/11/2015
Cronache - Il seguito dell’operazione "Box"

Maxi sequestro di beni a Giacomo Consalvo

Decreto di sequestro beni emesso dal tribunale di Ragusa sezione penale Foto Corrierediragusa.it

Maxi sequestro di beni per 7 milioni di euro eseguito dalla Direzione Investigativa Antimafia (Dia) di Catania su decreto di sequestro beni emesso dal tribunale di Ragusa sezione penale, a carico di Giacomo Consalvo, 60enne vittoriese (nella foto al centro con i figli Giovanni e Michael da sx) e ritenuto essere dagli inquirenti capo del nucleo familiare contiguo al clan mafioso degli stiddari denominato «Dominante». Il decreto di sequestro è stato eseguito in esito a una proposta di applicazione di misura di prevenzione personale e patrimoniale formulata dal direttore della Dia Nunzio Antonio Ferla. Il pluripregiudicato e già sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno, titolare di una ditta di imballaggi per prodotti ortofrutticoli, era stato tratto in arresto di recente dalla polizia, assieme ai figli Giovanni e Michael, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito della cosiddetta operazione «Box», coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Catania, con l’accusa di avere imposto, alle ditte operanti nel mercato ortofrutticolo di Fanello a Vittoria, l’acquisto di cassette e prodotti per l’imballaggio per le rispettive aziende, con l’aggravante del metodo mafioso.

I recenti approfondimenti investigativi hanno svelato la situazione di grande criticità nella gestione e nel funzionamento del mercato ortofrutticolo di Vittoria, fortemente condizionato, nelle pratiche commerciali e nell’indotto, da illecite logiche di mercato piegate all’imposizione di beni, merci e servizi, riconducibili a soggetti appartenenti agli ambienti della criminalità organizzata di tipo mafioso, a danno della libera concorrenza e della sana imprenditoria. "La ricostruzione del profilo criminale di Consalvo, unitamente agli approfonditi accertamenti patrimoniali estesi anche al suo nucleo familiare e svolti dal personale della Dia - si legge nel comunicato diramato dagli organi inquirenti - hanno consentito di acclarare l’assenza di risorse lecite, idonee a giustificare gli investimenti posti in essere, affiancata da una rilevante sproporzione tra i redditi dichiarati ed i patrimoni posseduti".

Tale complessa attività investigativa è stata condivisa dal tribunale di Ragusa sezione penale che, di conseguenza, ha disposto l’emanazione del provvedimento di esecuzione di sequestro dei beni. Il patrimonio sottoposto a sequestro, riconducibile a vario titolo, anche attraverso l’intestazione a congiunti di Giacomo Consalvo, è stato stimato complessivamente in oltre 7 milioni di euro. I beni, considerati il provento dell’attività illecita svolta, consistono in 4 aziende, villette, appartamenti con annessi posti auto e terreni agricoli ubicati a Vittoria e nella frazione marinara di Scoglitti, autoveicoli e motocicli, nonché numerose disponibilità bancarie e finanziarie.

I DETTAGLI DELLA PRECEDENTE OPERAZIONE "BOX"
Giacomo Consalvo e i figli Giovanni e Michael, stando alle indagini degli investigatori avevano imposto alle ditte del mercato ortofrutticolo di Vittoria l’acquisto di cassette e prodotti per l’imballaggio, con l’aggravante di aver agito con il metodo mafioso, avvalendosi della forza dell’intimidazione e della condizione di assoggettamento e di omertà derivante dalla contiguità al noto clan mafioso vittoriese. I tre arrestati avevano nella loro disponibilità diverse armi da fuoco. Gli investigatori della squadra mobile di Ragusa e di Catania avevano indagato per anni, raccogliendo gravissimi indizi di colpevolezza, in particolar modo attraverso migliaia di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Una particolarmente inquietante riguarda Giacomo Consalvo in cui dice ad un interlocutore: «Negli anni settanta, è stato fatto il mio nome dai palermitani a Totò Riina. Le persone di cui parlo erano tutti pastori. Ah, se un giorno dovessi parlare»...

I tre arrestati, titolari di aziende per il confezionamento dei prodotti ortofrutticoli, in primis cassette ed imballaggi di plastica, erano fortemente temuti dagli altri imprenditori, tanto da falsare, con le loro imposizioni, anche i prezzi di mercato, arrecando un enorme danno ai consumatori. La vendita delle cassette di legno o di plastica per il confezionamento dei prodotti ortofrutticoli a Vittoria erano controllate dai Consalvo. Alle aziende vittoriesi era fatto divieto di comprare in altre città, anche se il mercato era loro più favorevole per i prezzo più convenienti.

Imprenditori, rappresentanti e addetti al mercato, per non subire ritorsioni, si piegavano quindi alle imposizioni dei Consalvo. Le intercettazioni avevano inoltre provato che padre e figli avevano la disponibilità di armi, pronte per un eventuale uso verso i «disobbedienti». Se qualche ditta vittoriese aveva necessità di tali prodotti per imballare i prodotti ortofrutticoli, doveva comprarli da tale gruppo criminale. Ogni qualvolta gli imprenditori agricoli del vittoriese si rivolgevano ad altri, questi ultimi dovevano pagare una tangente per poter lavorare a Vittoria. «Nessuna cassetta entra qui sul mio territorio senza che io ne sappia niente» aveva dichiarato uno degli indagati, come si evince dalle intercettazioni. I guadagni illeciti per i Consalvo ammontavano a svariate migliaia di euro mese. Pure se i tre malavitosi sono tra loro legati da vincoli di sangue, durante le indagini era emerso che l’avidità di uno dei figli e dello stesso padre li faceva dividere negli affari, al punto che il padre era arrivato a minacciare di morte il figlio più volte, se quest’ultimo avesse venduto cassette a Vittoria, in quanto solo lui poteva farlo, altrimenti «gli avrebbe sparato in testa».

La paura degli imprenditori vessati dai Consalvo, proprio per la loro contiguità con la famiglia degli stiddari Dominante, aveva dunque permesso loro di acquisire un enorme potere economico poi stroncato dall’operazione «Box».