Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 9:03 - Lettori online 1371
VITTORIA - 13/07/2015
Cronache - Sentenza ribaltata dalla Prima Sezione penale della Corte di appello

Assolto in appello dopo la condanna per droga

Il 31enne era difeso dall’avvocato Gianluca Gulino del foro di Ragusa Foto Corrierediragusa.it

Condannato in primo grado per piantagione di canapa indiana, viene assolto in appello. La Prima Sezione penale della Corte di appello di Catania (Presidente Costa) ha assolto Giambattista Marceca, 31 anni, difeso dall´avvocato Gianluca Gulino, dall´accusa di avere concorso con il padre 57enne Giovanni nella coltivazione di oltre 7 mila piante di canapa indiana. In primo grado il Tribunale di Ragusa aveva condannato il giovane Marceca alla pena di 6 anni e 6 mesi di reclusione ed 45 mila euro di multa.
I fatti risalgono al settembre 2005, allorquando i carabinieri di Ragusa e Vittoria irrompevano nella tenuta agricola della famiglia Marceca e, dopo una breve sparatoria, arrestavano Giovanni Marceca per il reato di coltivazione illegale di marijuana e di tentato omicidio. Dopo qualche mese, però, la Procura Distrettuale Antimafia di Catania, ipotizzando la sussistenza di una vera e propria associazione finalizzata al narcotraffico, richiedeva ed otteneva una serie di ordinanze di custodia cautelare in carcere che, oltre a colpire il più anziano dei Marceca, già detenuto, portava all´arresto anche dei due figli, Giuseppe e Giambattista, di un lavorante dell´azienda, e di altri tre soggetti.

Il padre, anch´egli difeso dall´avvocato Gulino, gravato dalla flagranza di reato, optava per il rito abbreviato ed in prima battuta veniva condannato alla pena di 17 anni e 6 mesi di reclusione come promotore dell´associazione, sentenza confermata in appello, ma annullata dalla Prima Sezione della Corte di Cassazione. Nel giudizio di rinvio a seguito dell´annullamento veniva invece condannato alla pena finale di 8 anni di reclusione. Optavano, invece, per il rito ordinario i due figli e, mentre Giuseppe veniva assolto già in primo grado, il Tribunale di Ragusa reputava Giambattista complice del padre condannandolo alla pena sopraccitata.

La sentenza veniva ovviamente appellata dalla difesa che contestava la sussistenza di prove circa la partecipazione del figlio all´attività illecita del padre. Venerdì scorso il verdetto della Corte di appello, che ha accolto in pieno tutte le obiezioni della difesa, ribaltando dunque la sentenza di condanna.