Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 659
VITTORIA - 10/06/2015
Cronache - Tutto si è svolto sotto gli occhi della moglie e delle 2 figlie al rientro nella villa

Parla il 47enne imprenditore Licio Marchese in ospedale dopo sparatoria

L’uomo nel corso della sua vita ha subito ben 11 rapine, di cui l’ultima sfociata nel sangue
Foto CorrierediRagusa.it

L’undicesima rapina che subisce da quando fa l’imprenditore agricolo e commerciale è sfociata nel sangue. Licio Marchese (nella foto durante la convalescenza all´ospedale "Guzzardi" di Vittoria), 47 anni, è vivo per miracolo. "Ho visto la morte in faccia, una esperienza che resterà indelebile nella mia memoria e che non auguro a nessuno", dice mesto Marchese, ricordando quei drammatici momenti. Un bandito solitario alle 2 di notte di domenica gli ha teso un agguato davanti l’ingresso della villa di contrada Torre Vecchia, internata nella fitta vegetazione della valle dell’Ippari, a circa un chilometro dalla provinciale Vittoria-Santa Croce. Era con la famiglia e ha subito una rapina a mano armata. Il delinquente che lo ha atteso con la pistola in mano gli ha svuotato un caricatore con 10 proiettili calibro 7,65 ferendolo per fortuna in maniera non grave. Il primo colpo lo ha preso all’alluce del piede sinistro e di rimbalzo anche nella parte interna del destro, un secondo colpo gli ha perforato l’avambraccio destro e il terzo gli è rimasto conficcato dentro la schiena. I medici l’hanno dovuto operare per estrarglielo. Guarirà in una quarantina di giorni. Licio Marchese è di tempra forte, uno abituato a convivere con il rischio e col terrore delle rapine, ma stavolta è stata una botta psicologica tremenda, a metà tra fiction cinematografica e realtà, perché ha rischiato di morire mentre tentava di proteggere le persone più care: la moglie e le due figlie di 17 anni e di appena 3 mesi. Tutt’e 4 sotto la minaccia dell’arma sono stati costretti a rannicchiarsi dentro la cuccia del cane mentre il bandito con il volto travisato da passamontagna e con l’ausilio di una lampada in testa, come quelle che usano gli otorini, cercava in casa gioielli e la cassaforte da portare via.

«Alle rapine ero abituato - dice Licio Marchese seduto sul suo letto nell´ospedale "Guzzardi" di Vittoria dove si trova ricoverato - la prima la subii con mio padre al supermercato Italmec negli anni ’80, un’altra in via 4 Novembre. Le altre tutte all’Eurospin, stradale per Scoglitti, una volta mi chiusero in bagno. Questa mi tocca profondamente, i miei familiari si sono trovati una canna di pistola puntata in faccia. Solo la mia freddezza ha evitato l’irreparabile, visto che il rapinatore continuava a gridare "vi ammazzo" mentre puntava la pistola contro di me e la mia famiglia. Non ci ho visto più e ho reagito, in preda forse ad un inconscio istinto di sopravvivenza».

Licio Marchese, che porta ovviamente ben visibili i segni dei proiettili che lo hanno colpito al braccio e alla gamba, descrive i particolari dell’agguato.

«Siamo arrivati alle 2 da una cerimonia. Ho notato subito qualcosa di strano, perché i miei 3 cani Labrador ringhiavano, volevano farmi capire qualcosa. Non sono cani aggressivi, presumo siano stati ammansiti con delle scatolette di tonno, che tuttavia non hanno mangiato. Mi avvicinai verso di loro e poco dopo ho sentito le urla dei miei ancora in macchina che avevano una pistola puntata in faccia. Sono ritornato da loro e ho trovato il bandito che ci minacciava. Ho cercato di inviarlo alla calma e di fargli abbassare la pistola, ma subito mi ha sparato al piede e al braccio. Mi ha intimato di disattivare l’allarme e di dargli le chiavi di casa, poi ci ha rinchiusi nella cuccia dei cani e lui è entrato in casa a rovistare. Sono riuscito a liberarmi.

Quando ha visto che non c’era la cassa forte è ritornato fuori, gli sono andato incontro armato di un ferro e abbiamo avuto una colluttazione. Poi ha sparato ancora, fino a svuotare il caricatore, un proiettile mi è entrato nella schiena. E’ riuscito a prendere qualche oggetto di valore, poi, temendo che stavo per morire, è fuggito a piedi dileguandosi nella notte».


Non è escluso che il malvivente conoscesse bene la zona e le abitudini della famiglia Marchese. Più o meno un’ora da incubo. Alle 3 è arrivata la Polizia che lo stesso Marchese era riuscito a chiamare con gli stessi cellulari che il bandito gli aveva tolto e abbandonato attorno alla casa. La Polizia ha attivato un caccia all’uomo. Sta setacciando e controllando persone in ogni angolo della città. Perché si ritiene che il bandito solitario sia indigeno, almeno a giudicare dall’accento di quelle poche parole pronunciate più volte, fra queste, «t’ammazzo».

Cliccate sulla foto sotto di Licio Marchese per ingrandirla