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Domenica 11 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 23:05 - Lettori online 717
VITTORIA - 20/05/2015
Cronache - Il giovane vittoriese venne arrestato con un chilo e mezzo di cocaina

In Cassazione il caso di Fulvio Amarù in carcere per droga

La Corte d’Appello di Messina, che si è pronunciata per competenza, dichiarando inammissibile il ricorso, non ha trovato nessuna nuova prova a discolpa del giovane Foto Corrierediragusa.it

Finisce in Cassazione il caso di Fulvio Amarù (foto). La Corte d’Appello di Messina ha dichiarato inammissibile l’istanza presentata dall’avvocato Santino Garufi con la quale il legale aveva chiesto la revisione della sentenza penale irrevocabile (19 anni di carcere nei confronti del giovane vittoriese Fulvio Amarù), emessa dal Tribunale di Vargas in Venezuela e riconosciuta in Italia dalla Corte d’Appello di Catania. Il caso non si chiude qui, perché il legale della famiglia Amarù ha presentato immediatamente ricorso in Cassazione. Della vicenda Amarù ci siamo occupati nel mese di marzo scorso. Il giovane vittoriese venne arrestato in Venezuela con un chilo e mezzo di cocaina all’aeroporto mentre stava per imbarcarsi, e condannato senza appello a 19 anni di carcere. Dopo un anno di detenzione in condizioni disumane nel penitenziario venezuelano, attualmente Fulvio Amarù si trova nel carcere di Civitavecchia. La difesa sostiene che il giovane vittoriese sia stato vittima di un complotto orchestrato da «amici» venezuelani i quali gli avrebbero consegnato, sotto la minaccia di una pistola, una valigetta da far passare all’imbarco, dentro la quale era nascosta cocaina.

Il giovane è stato bloccato al controllo e sbattuto in carcere, processato in maniera sommaria e condannato a 19 anni di reclusione. «Non è stato un processo equo- scrive l’avvocato Garufi ai giudici della Cassazione - perché Amarù è stato condannato essenzialmente sulla base di dichiarazioni rese da due testimoni che non erano stati citati né dalla accusa né tantomeno dalla difesa e che si presentarono spontaneamente in udienza. Subito dopo tali deposizioni il Tribunale venezuelano pronunciava la sentenza di condanna, impedendo all’imputato di approntare una difesa e di rispondere adeguatamente alle affermazioni di quei soggetti presentatisi e ascoltati in maniera assai anomala».

La Corte d’Appello di Messina, che si è pronunciata per competenza, dichiarando inammissibile il ricorso, non ha trovato nessuna nuova prova a discolpa di Fulvio Amarù. La difesa poggia il suo ricorso sull’aspetto del diritto internazionale e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, facendo rilevare la celebrazione di un processo ritenuto «non equo, svoltosi in uno Stato che presenta tutti i requisiti di una dittatura, un paese derubato d’ogni legalità costituzionale, in cui vengono quotidianamente violate tutte le garanzie poste dalla nostra Costituzione».