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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:16 - Lettori online 1217
VITTORIA - 02/05/2015
Cronache - Aveva reagito per difendere la sua compagna da una violenza sessuale, poi avvenuta

Testimonianza shock di 4 assassini autori di uno stupro

Gli aggressori sono accusati anche di sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo aggravata
Foto CorrierediRagusa.it

E’ stata la testimonianza della donna rumena 53enne sequestrata e violentata a turno per circa 8 ore ad inchiodare alle loro responsabilità i quattro tunisini ubriachi che, prima di stuprarla, avevano ammazzato con inaudita violenza a colpi di spranga in testa il compagno, un bracciante agricolo incensurato di 38 anni. Tutto sarebbe stato commesso per puro divertimento, come emerso dalla confessione shock resa dal quartetto di delinquenti, una volta messo alle strette. A distanza di poco meno di una settimana dall’omicidio verificatosi nella notte tra sabato 25 e domenica 26 aprile nelle campagne di Vittoria, sono stati assicurati alla giustizia coloro che hanno letteralmente fracassato la testa a Nicu Radicanu.

AMMAZZATO NEL TENTATIVO DI DIFENDERE LA SUA DONNA
Il rumeno, nonostante fosse alticcio dopo la serata trascorsa in un discopub, aveva accennato ad una reazione dopo che il quartetto di energumeni aveva messo le mani addosso alla sua donna. Per questo è stato ammazzato come un cane, mentre la sua compagna è stata poi stuprata fino all’alba dai tunisini, che l’hanno trascinata per i capelli in un casolare abbandonato lungo la Vittoria – Scoglitti, a poche centinaia di metri da contrada Costa Esperia, dove il cadavere dell’uomo era stato abbandonato in una pozza di sangue sul ciglio di una strada e poi trovato di buon mattino da un residente che aveva lanciato l’allarme.

I NOMI DEGLI ARRESTATI
Le manette sono scattate, come accennato, per quattro tunisini, tutti incensurati, di giovane età e in possesso di regolare permesso di soggiorno: si tratta di Nizar Brahim, 23 anni, Marouane Tebra, di 27, Anwari Tebra, 23 anni, e Boukhobna Hamdi, di 24 (nella foto con il cadavere di Nicu Radicanu celato da una coperta). Tutti dovranno rispondere di omicidio, sequestro di persona e violenza sessuale di gruppo aggravata, dopo aver confessato i loro crimini al pubblico ministero Monica Monego.

LA CONFESSIONE SHOCK: "VOLEVAMO SOLO DIVERTIRCI UN PO´"
«Eravamo ubriachi, volevamo solo spassarcela un po’ per passare la notte», hanno riferito i quattro tunisini nel corso dell’interrogatorio che ha spalancato loro le porte del carcere di Ragusa, dove si trovano rinchiusi in attesa della convalida degli arresti. Il quartetto di tunisini aveva adocchiato in un discopub la coppia di rumeni, che vi aveva messo piede per la prima volta, dopo una settimana di duro lavoro lavoro nei campi. I due rumeni risiedevano nel Vittoriese da poco più di una quarantina di giorni.

I PARTICOLARI DELLA NOTTATA DA INCUBO
Dopo la serata, Radicanu e la compagna si erano incamminati per tornarsene a casa, senza immaginare di essere seguiti a distanza dai tunisini, che, lungo la strada che da Vittoria conduce a Scoglitti, hanno aggredito la coppia. Il rumeno, in preda ai fumi dell’alcol, non è riuscito ad opporsi più di tanto, e comunque è stato subito messo nelle condizioni di non nuocere con i colpi di spranga mortali che gli hanno sfondato la testa. Le urla della donna, prima che le tappassero la bocca, si sono perse nella strada deserta, dove non c’era nessuno che poteva sentirle. Denudata e trascinata lungo la strada per i capelli fino ad un vicino casolare, i tunisini l’hanno quindi sequestrata e violentata a turno prima di lasciarla andare. La donna, in stato di shock, era poi tornata a casa per lavarsi, dopo di che si era messa alla ricerca del compagno, nel frattempo ritrovato privo di vita.

FONDAMENTALE LA TESTIMONIANZA DELLA DONNA STUPRATA
Informata della terribile circostanza, la donna aveva raccontato i particolari della nottata da incubo agli investigatori, che, grazie alla sua testimonianza, sono riusciti a risalire ai tunisini. Non è stata invece ancora ritrovata la spranga utilizzata per ammazzare di botte il rumeno. La donna si trova ospitata in una struttura specifica in un luogo protetto.