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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 10:02 - Lettori online 1045
VITTORIA - 01/05/2015
Cronache - Dalla prima sezione Corte d’Assise d’Appello di Catania

Strage San Basilio Vittoria: assolto Giovanni Avvento

Sindaco amareggiato per la riduzione della pena ai componenti il commando, ora collaboratori di giustizia Foto Corrierediragusa.it

Della strage di San Basilio, drammaticamente nota anche come strage del bar Esso del 2 gennaio 1999 si è da poco occupata la prima sezione della Corte di Assise di Appello di Catania, presidente Antonio Giurato, a latere Ciarcià, sostituto procuratore generale Gaetano Siscaro. Per emettere nuove sentenze: assolvere Giovanni Avvento (difeso dagli avvocati Domenico Infantino e Giovanni Aricò), che era stato condannato all’ergastolo in quanto presunto appartenente al commando di fuoco, e per rideterminare la pena per gli imputati collaboratori di giustizia Massimo Billizzi (difeso dall’avv. Vania Gianporcaro), e Gianluca Gammino (difeso dall’avv. Angelo Tornabene e Sergio Iacona), entrambi condannati alla pena di 12 anni di reclusione. I penalisti Infantino e Aricò sulla base delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Iacono, sono riusciti a ribaltare la sentenza dell’ergastolo per Avvento. Alla collaborazione di Iacono ha fatto seguito quella di Diego Amadio in sede processuale, anch’egli rinviato a giudizio per la strage con il ruolo di basista. Dalle dichiarazioni di Amadio è emersa una suddivisione di ruoli nel contesto della strage. Egli ha affermato che il suo ruolo era di pedinare Angelo Mirabella, all’epoca referente della «stidda» vittoriese. Il collaboratore ha specificato che tale ruolo gli fosse stato assegnato da Giovanni Avvento, il quale gli avrebbe riferito che al Mirabella sarebbe stata data una «lezione». È proprio su questo elemento, secondo gli avvocati Infantino e Aricò, che si è fondata l’assoluzione dello stesso Amadio, «nei confronti del quale non è stata individuata la consapevolezza dei propositi omicidiari maturati dagli Emmanuello e dai Piscopo».

In merito alla sentenza di assoluzione di Avvento, i due legali hanno affermato che «la dichiarazione accusatoria resa da un collaboratore di giustizia può essere legittimamente incrociata, ossia riscontrata da un elemento di prova analogo, secondo un certamente irrinunciabile canone della nostra civiltà giuridica; spesso i giudici di merito in assoluta buona fede, mossi da una sorta di «intimate conviction», finiscono per non applicare correttamente i principi di diritto fissati dalla Corte di Legittimità».

SODDISFAZIONE E RAMMARICO DEL SINDACO NICOSIA
Tre delle 5 vittime avevano già ricevuto la sentenza di morte dal clan avversario: Angelo Mirabella, Claudio Motta ed Emanuele Nobile; due, invece, con la malavita non c’entravano niente. Ma si trovarono nel mezzo del fuoco incrociato per una banale e sventurata coincidenza. Rosario Salerno e Salvatore Ottone erano dentro il bar per sorbire un caffè: i killer ammazzarono anche loro. Unico superstite, il gestore del bar, rannicchiatosi sotto il bancone fino a quando lo sgommare della macchina dei sicari non lo convinse a riprendersi dallo shock e a dare l’allarme. A seguito del terzo procedimento penale, il sindaco Giuseppe Nicosia, nonché avvocato di parte civile di alcuni familiari delle vittime innocenti, ha dichiarato di essere «soddisfatto per l’ulteriore accertamento della verità e della giustizia in ordine alla responsabilità di esponenti gelesi di spicco di «cosa nostra» quali Emmanuello, Billizzi e Gammino, condannati come responsabili ed esecutori della strage»; ma di essere, altresì, «amareggiato per la pena mite inflitta, grazie alle norme sui collaboranti e alle attenuanti, a Billizzi e a Gammino (quest’ultimo autore materiale dell’uccisione delle vittime innocenti Ottone e Salerno) rispetto all’efferato delitto commesso. Per quanto concerne le norme sui collaboranti vadano sicuramente mantenute, ma emerge la necessità di una modifica dei criteri e dei parametri delle condanne».

In alto la foto scattata pochi minuti dopo la strage del bar Esso