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VITTORIA - 13/03/2015
Cronache - L’ex cameramen vittoriese fermato all’aeroporto nel novembre del 2011

L’incredibile storia di Fulvio Amarù arrestato per droga

Due anni li ha scontati a Vargas in un carcere dalle condizioni disumane, adesso è a Civitavecchia. Il padre Giacomo racconta particolari inquietanti sulle modalità dell’arresto e della condanna. L’avvocato Garufi invoca l’art. 111 della Costituzione e fa ricorso in Corte d’Appello
Foto CorrierediRagusa.it

Ha dell’incredibile la storia che sta vivendo il giovane vittoriese Fulvio Amarù (foto), 34 anni, rinchiuso attualmente in un carcere di Civitavecchia dopo avere trascorso 2 anni in un penitenziario dello Stato di Vargas, in Venezuela. In spregio agli elementari diritti umanitari. E’ stato arrestato dalla polizia venezuelana l’8 novembre del 2011 per possesso di un chilo e mezzo di cocaina, ma il giovane si ritiene innocente e vittima di un complotto. L’avvocato di fiducia, Santino Garufi, ha presentato ricorso alla Corte d’Appello di Messina, per competenza, con l’intento di chiedere la revisione della sentenza di condanna ai sensi dell’articolo 629 del codice di procedura penale. Per l’avvocato è stato violato l’articolo 111 della Costituzione italiana. Secondo Giacomo, papà di Fulvio, il proprio figlio, ignaro di tutto, sarebbe stato incastrato all’imbarco dell’aeroporto perchè durante i controlli è stato trovato in possesso di una valigia con la droga che gli è stata consegnata sotto la minaccia di una pistola. Dopo l’arresto è stato condannato a 19 anni di carcere al termine di un processo che la difesa ritiene sommario e privo di contraddittorio, pur dichiarandosi l’imputato innocente.

Il padre di Fulvio, residente in Venezuela, ha scritto una lettera all’avvocato penalista Santino Garufi spiegando i drammatici particolari che avrebbero incastrato il figlio. Fulvio si divide tra la madre che vive a Vittoria e il padre in Venezuela, dove ha (anzi aveva) la fidanzata e qualche lavoro. A Vittoria prima di partire per Vargas aveva fatto il cameramen televisivo presso l’emittente E20Sicilia. Ragazzo stimato e ben voluto, tranquillo, educato e molto professionale. Le ristrette leggi economiche dell’attuale governo venezuelano obbligano i cittadini dello Stato di Vargas a disporre di un budget economico che non superi i 4 mila dollari all’anno. Per cui esiste un vero e proprio mercato nero. Fulvio si recava spesso in Italia, anche favorendo amici, per prelevare con le carte di credito soldi da potere spendere in Venezuela. Un modus operandi.

In uno di questi viaggi, sostengono i familiari, Fulvio sarebbe stato incastrato. Alla porta d’imbarco Alitalia il giovane è solo e attende che gli amici gli portino le carte di credito dalle quali prelevare i soldi. Viene avvicinato da un giovane che lo fa entrare in una macchina nera (Chevrolet Aveo) per consegnarli le carte di credito. Appena dentro l’auto nota al volante un’altra persona, che avvia il motore ed esce dal parcheggio. Secondo la versione dei familiari Fulvio sarebbe stato obbligato a ricevere una borsa nera e passare le sue cose personali nel borsone ricevuto sotto minaccia di pistola. Sarebbe stato anche «informato» delle eventuali conseguenze se si fosse rifiutato… Dopodiché, sempre sotto minaccia, sarebbe stato ricondotto all’aeroporto per la revisione dei bagagli. Al controllo in quella valigia è stata trovata droga, un chilo e mezzo di cocaina. Il processo e la condanna sono stati brevissimi. Fulvio Amarù ha dichiarato di non sapere che nella valigia ci fosse sostanza stupefacente, né gli inquirenti e giudici venezuelani gli avrebbero chiesto chi gliel’avesse fornita e a chi fosse diretta.

Diciannove anni di carcere, sentenza irrevocabile. Sbattuto in una cella superaffollata dove gli altri carcerati, seondo il racconto del padre, si picchiavano e si davano fuoco. Un inferno durato due anni. Anche la forte fibra fisica di Fulvlio ha ceduto: da 90 a 50 chili in poco tempo. Da quel momento l’amico «fidato» di Fulvio è sparito per sempre, e anche la fidanzata se n’è andata in America, in Florida, trovando lavoro presso presso una università gestita da militari, il cui superiore, un alto ufficiale- sostiene il padre di Fulvio- si vociferava avesse delle pretese sulla giovane impiegata.

Nelle 5 pagine di ricorso presentato alla Corte d’Appello di Messina, l’avvocato Garufi allega verbali d’udienza del processo svoltosi davanti al Tribunale di primo grado del circuito giudiziario penale dello Stato di Vargas; il Rapporto Amnesty International 2013 – Venezuela; Rapporto Amnesty International 2012 – Venezuela. Il legale insiste nel sostenere che si tratta di una sentenza di riconoscimento pronunciata in difetto di controllo reale e sostanziale, e quindi deve considerarsi illegittima. Dai verbali studiati dalla difesa si evince in particolare, e questa rappresenta la violazione più grave, come l’imputato non sia mai stato interrogato dal Pubblico ministero circa i fatti a lui addebitati, non essendogli riconosciuta quindi la facoltà di rilasciare dichiarazioni a suo discarico.

Nell’articolato e dettagliato ricorso, l’avvocato Santino Garufi chiede alla Corte di Appello di accogliere la richiesta di revisione della sentenza del 21/05/2014 emessa dalla Sezione Provvedimenti Speciali della Corte d’Appello di Catania e divenuta irrevocabile in data 7/06/2014, e conseguentemente revocare tale provvedimento e per l’effetto rimettere in libertà Fulvio Amarù.