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Sabato 3 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:30 - Lettori online 541
VITTORIA - 07/02/2015
Cronache - Il dramma dell’omicidio dell’insegnante di religione

Premeditazione nel delitto della docente Nobile a scuola?

Con la sentenza depositata il 18 gennaio scorso, il giudice per le udienze preliminari Claudio Maggioni non ha escluso l’aggravante Foto Corrierediragusa.it

Torna alla ribalta della cronaca giudiziaria il dramma dell’omicidio dell’insegnante di religione Gianna Nobile, avvenuto il 15 giugno del 2013 per mano del bidello Salvatore Lo Presti (foto), 69 anni, padre di 5 figli, all’interno della scuola «Francesco Pappalardo» di Vittoria. Con la sentenza depositata il 18 gennaio scorso, il giudice per le udienze preliminari Claudio Maggioni non ha escluso l’aggravante della premeditazione contestata dalla Procura della Repubblica nei confronti del bidello Salvatore Lo Presti, nonostante l’uomo sia stato dichiarato incapace di intendere e di volere in sede di incidente probatorio richiesto dall’avvocato difensore Giovanni Mangione nella fase delle indagini. Il legale Mangione, letta la sentenza, ha dichiarato che entro 45 giorni dalla data di deposito della stessa, presenterà appello.

Sono trascorsi meno di due anni e quel drammatico caso che sconvolse Vittoria e l’intera provincia fa ancora cronaca. Il bidello, come si ricorderà, è stato condannato a 16 anni e otto mesi di reclusione a seguito della sentenza col rito abbreviato del gup Maggioni, che aveva concesso l’attenuante della semi infermità mentale.

Il sostituto procuratore Federica Messina nel corso della requisitoria aveva chiesto la condanna dell´imputato a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Il gup ha allungato di due mesi la pena e in più ha disposto per 5 anni, una volta scontata la pena, la custodia in una casa di cura e custodia, in conseguenza della perizia agli atti del procedimento che lo riconosce semi infermo mentale. Il Giudice ha inoltre disposto una provvisionale di 1,2 milioni di euro complessivi per risarcimento danni alle parti civili: 200 mila euro ciascuno per i genitori, il marito e i due figli della vittima, e 100 mila ciascuno per i due fratelli.