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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 861
VITTORIA - 23/12/2014
Cronache - Operazione "Amnesty" della guardia di finanza della tenenza di Vittoria

Truffa allo Stato: sequestro a Vittoria

I due responsabili sono stati denunciati e dovranno rispondere dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità commessa da privato in atto pubblico Foto Corrierediragusa.it

Truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità in atti con il maxi sequestro di circa 30 milioni di euro tra immobili, contanti e crediti di imposta e il coinvolgimento di 2 soggetti e 7 società: è quanto accertato dalla guardia di finanza della tenenza di Vittoria nell´ambito dell´operazione "Amnesty", al termine di una lunga e complessa indagine durata un anno. L´operazione ha consentito di scoprire una truffa commessa ai danni dell’erario, con il sequestro di 53 immobili, un conto corrente e svariati milioni di euro in crediti di imposta. In particolare sono finiti sotto sequestro 24 fabbricati, 29 terreni, 75 mila euro circa in contanti e 29 milioni di euro circa di crediti Iva ritenuti non spettanti.

I due responsabili sono stati denunciati e dovranno rispondere dei reati di truffa aggravata ai danni dello Stato e falsità commessa da privato in atto pubblico. L’indagine ha preso spunto da un’attività investigativa su sette società con sede a Vittoria, riconducibili a due soggetti, un uomo ed una donna pure loro vittoriesi e, come accennato, entrambi denunciati.

Le attività svolte dalle società interessate sono diverse e varie: fornitura di servizi alle altre aziende, consulenza amministrativa, commercio all’ingrosso di frutta ed ortaggi, assistenza sociale residenziale, coltivazione di ortaggi in serra, villaggi turistici ed elaborazioni elettroniche di dati contabili.

L’anomalia rilevata nelle dichiarazioni dei redditi di tutte le aziende coinvolte, comprese le ditte individuali dei due indagati, riguardava l’enorme quantità di crediti Iva vantati nei confronti dell’erario, pari ad oltre 29 milioni di euro. Secondo gli investigatori, tali crediti sono stati illecitamente maturati, poiché creati simulando investimenti per circa 190 milioni di euro negli anni coperti dal «condono tombale» della Legge Finanziaria del 2003.

All’epoca i contribuenti che vi aderirono ottennero diversi benefici, tra cui quello della preclusione da ogni accertamento. In pratica l’Amministrazione Finanziaria, di fronte all’adesione di un contribuente al «condono tombale» non poteva svolgere i suoi controlli, né tantomeno avere accesso ai documenti fiscali relativi agli acquisti ed agli investimenti operati.

Infatti, nonostante le ripetute richieste fatte dall’Amministrazione Finanziaria ai due indagati di dimostrare in che modo avessero compiuto investimenti tali da maturare un così grande credito Iva, essi non hanno mai esibito nessuna documentazione.

Le ditte coinvolte, in virtù di questi crediti nei confronti del Fisco, ormai da anni omettevano di versare le tasse ed in particolare l’Iva, utilizzando il meccanismo della cosiddetta «compensazione». Questo procedimento consiste nell’utilizzare il credito vantato nei confronti dell’Erario per estinguere i debiti di imposta. Nel caso di specie, la compensazione veniva utilizzata in maniera sistematica per scontare le imposte da versare.

In sostanza tutti i soggetti economici riconducibili ai due indagati, pur non avendo mai esibito all’Amministrazione Finanziaria la documentazione contabile relativa agli acquisti ed investimenti operati nel 2001 e nel 2002, hanno ugualmente usufruito delle agevolazioni dei crediti d’imposta, omettendo il versamento delle imposte dovute nelle casse dello Stato.

Dunque, nonostante i crediti di imposta siano stati, a dire degli indagati, maturati più di dieci anni fa, hanno tuttora un elevato grado di pericolosità fiscale, poiché essendo riportati di anno in anno sulle dichiarazioni dei redditi (condizione fondamentale per poterne usufruire) sono immediatamente utilizzabili.