Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 12:04 - Lettori online 816
VITTORIA - 15/12/2014
Cronache - La Prefettura ha convocato il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica

Il boss calabrese ammazzato a Vittoria: perchè era lì?

I veri delitti di mafia a Vittoria sono fermi alle ore 18 2 gennaio 1999, giorno della strage di San Basilio dentro l’angusto bar Esso
Foto CorrierediRagusa.it

Dopo gli attimi di terrore di domenica sera, un sospiro di sollievo. Vittoria prende atto che Michele Brandimarte e Domenico Italiano, vittima e presunto sicario, il primo esponente di spicco della «´ndrangheta» calabrese, con la criminalità ipparina non dovrebbero avere nulla a che fare. Anche se il condizionale è d’obbligo. Che ci facevano i due a Vittoria nell’ora e nel giorno del delitto, a 50 metri da via Cavour, la strada già addobbata a festa in attesa del Natale che pullula di gente di ogni età? E’ il primo interrogativo che si pone il sindaco di Vittoria Giuseppe Nicosia, è la richiesta di verità che avanza Andrea La Rosa di Sviluppo ibleo, insieme a tutte le forze politiche che in un primo tempo hanno temuto un ritorno alla fase oscurantista della criminalità organizzata, alla guerra di mafia e stidda fra clan locali e gelesi.

Nell’attesa che gli inquirenti vittoriesi e calabresi diano le risposte che la gente vuole, la Prefettura ha convocato il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, tanto auspicato da Giuseppe Nicosia. L’interrogativo è resta inquietante, perché Brandimarte e Italiano hanno precedenti importanti, anche per fatti legati alla droga. Vittoria è un grosso centro agricolo appetibile per via di uno dei più grandi mercati ortofrutticoli del meridione. A Fanello arriva gente da ogni parte d’Italia, per compravendita di primaticci ma anche per compiere affari illeciti. Le indagini degli investigatori sono concentrate tutte sulla presenza dei due all’angolo fra via Carlo Alberto e via Roma, il punto dove il killer ha scaricato sulla testa di Brandimarte tutto il piombo che conteneva la calibro 7,65.

I veri delitti di mafia a Vittoria sono fermi alle ore 18 2 gennaio 1999, giorno della strage di San Basilio dentro l’angusto bar Esso. Di morti ammazzati ce ne sono stati dopo, ma per regolamenti di conti personali, per fatti passionali, o per motivi ancora ignoti, come quello del postino Ivano Inglese. Ecco perché la sparatoria di domenica sera ha gettato nello scompiglio la Vittoria buona che si ribella al ritorno al passato.

"Esprimo il mio plauso alle forze dell’ordine- scrive il giorno dopo il sindaco- che a quanto pare, hanno chiuso subito il cerchio delle indagini. Ma c’è un aspetto di questa vicenda su cui bisogna puntare l’attenzione: che ci faceva nella nostra città un esponente dell’organizzazione criminale più pericolosa del nostro Paese? Di lui si sa che aveva precedenti per associazione mafiosa e traffico di droga, ma pretendiamo di sapere chi frequentava a Vittoria, che attività era venuto a svolgere qui, quali erano i suoi contatti in loco e perché si è ritenuto più facile o simbolico compiere l’omicidio nella nostra città. Chiedo a nome dell’intera città, e nel contempo invoco l’immediata applicazione del Patto per la sicurezza siglato la scorsa settimana in Prefettura".
Nella foto di Fabio Baglieri la vittima e la scena del crimine a Vittoria.

IN UNA SERATA TRANQUILLA SI SCATENA L´INFERNO
Una tranquilla domenica sera natalizia in centro a Vittoria con le persone a passeggio rotta all’improvviso dal fragore di sette colpi di pistola calibro 7,65 sparati in rapida successione: un uomo si accascia sul marciapiede, perdendo copiosamente sangue, e si scatena l’inferno. Nel fuggi fuggi generale, con i papà che prendono in braccio i bambini spaventati, tra urla e confusione, gli assassini riescono ad eclissarsi. Sul marciapiede rimane immobile, in una pozza di sangue, la vittima sulla quale i sicari, in due e a volto scoperto in sella ad uno scooter, hanno in pratica vuotato un caricatore intero: si tratta di un calabrese di 53 anni, Michele Brandimarte, originario di Oppido Mamertino ma da anni residente a Gioia Tauro, con precedenti specifici anche nell’ambito della malavita organizzata.

OMICIDIO TRA LA FOLLA
L’omicidio è avvenuto poco dopo le 18.30 in centro, per la precisione lungo via Roma, angolo via Carlo Alberto, a pochi passi da via Cavour, il «salotto buono» di Vittoria. Un fatto di una gravità inaudita, quello che ha scosso la cittadina, e solo per mera fortuna non ci sono scappati feriti, mentre la zona era piena di persone a passeggio, con bambini al seguito. Un omicidio che fa sprofondare Vittoria ai tempi bui degli anni 80 e 90, quando le sparatorie per strada erano quasi all’ordine del giorno nell’ambito di una sanguinosa faida tra clan mafiosi.

PRESO IL PRESUNTO ASSASSINO CHE SI E´ COSTITUITO NELLA NOTTE A GIOIA TAURO
Un uomo sospettato di avere ucciso Michele Brandimarte nell’agguato di ieri in pieno centro a Vittoria, si è costituito a Gioia Tauro, portando con sé la presunta arma del delitto. Si tratta di Domenico Italiano, 23 anni, di Gioia Tauro. L´uomo si è costituito al commissariato della città del porto, affermando di essere l´autore dell´omicidio di Michele Brandimarte. Secondo la prima versione fornita ai poliziotti da Domenico Italiano, che ha solo un precedente per stalking, lui e Brandimarte, che si trovavano assieme sul corso principale di Vittoria, hanno avuto una lite che poi è degenerata. Non si conosce l´oggetto della discussione scoppiata tra i due finita nel sangue. La ricostruzione dei fatti è al vaglio degli inquirenti. Resta latitante il complice alla guida dello scooter con cui i due sicari sono fuggiti dopo l´omicidio.

GIRO INTERNAZIONALE DI DROGA E INTERESSI PER IL MERCATO DI FANELLO?
Su cosa ci facesse a Vittoria Brandimarte stanno svolgendo indagini i carabinieri, i quali sospettano che i sicari non siano del posto, ma pure loro originari della Calabria e che avrebbero seguito Brandimarte fino in Sicilia per finirlo, in puro stile mafioso, nell’ambito di una faida tutta interna alle cosche calabresi, a quanto pare per il controllo di un giro internazionale di droga e forse anche per affari nel mercato ortofrutticolo di Vittoria.

FORSE E´ GUERRA TRA COSCHE
Non è al momento escluso neanche un regolamento di conti tra cosche calabresi e siciliane, e proprio per far luce su queste dinamiche è stata aperta un’inchiesta coordinata dalla Dda, la direzione distrettuale antimafia di Catania. Michele Brandimarte, vestito elegante, stava passeggiando insieme ad altre persone tra i negozi della via addobbati per le festività natalizie, quando è stato raggiunto dai sette colpi di pistola sparati dai due killer, che sono subito scappati indisturbati in sella ad un motorino, approfittando del panico e del parapiglia. Vista la precisione e la freddezza degli assassini, che non hanno concesso scampo alla vittima designata, è certo che si tratti di professionisti, come accennato forse provenienti dalla Calabria, come del resto pure la vittima.

IL MODUS OPERANDI DEI 2 KILLER
I due si sono accostati con lo scooter al marciapiede vicino all’uomo, uno dei sicari è sceso, mentre l´altro restava in sella col motore acceso, e ha sparato a bruciapelo i sei colpi in rapida successione che hanno raggiunto la vittima alla testa e alla schiena, non concedendogli scampo. Poi il sicario è saltato in sella allo scooter e il suo complice ha dato gas, mentre le gente correva e urlava in preda al panico. Per la vittima non c´è stato nulla da fare: quando è arrivata l’ambulanza, era già stecchito. Il cadavere è stato coperto con un telo e poi trasportato nell’obitorio dell’ospedale «Guzzardi», dove sarà sottoposto ad autopsia. I proiettili, come accennato, hanno raggiunto l’uomo in punti vitali. Indagano i carabinieri, che, viste le modalità del delitto, privilegiano la pista dell’omicidio di stampo mafioso nell’ambito delle cosche calabresi e forse anche siciliane. Pare che Brandimarte sia stato ammazzato apposta «in trasferta» per dare un segnale forte, inequivocabile, da parte dei mandanti.

DETERMINANTI LE IMMAGINI DELLE TELECAMERE DI SICUREZZA
I militari hanno dovuto fare i conti con uno spesso velo di omertà, giustificato da una comprensibile paura: nessuno dei presenti avrebbe difatti visto bene in faccia i sicari, nonostante abbiano agito a volto scoperto. Preziose si stanno rivelando ai fini delle indagini le riprese delle telecamere di sicurezza, che sono già state tutte acquisite.

CHI ERA MICHELE BRANDIMARTE
Michele Brandimarte era un esponente di spicco dell´omonima famiglia legata alla cosca Piromalli-Molè di Gioia Tauro, in Calabria. Aveva precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di droga. La famiglia di Michele Brandimarte è stata coinvolta, sin dal 2011, in una faida con i Priolo, altra famiglia imparentata con i Piromalli. La guerra di mafia iniziò con l’uccisione di Vincenzo Priolo, di 29 anni, da parte di Vincenzo Perri, nipote di Michele Brandimarte. Sempre nel 2011 il fratello di Michele, Giuseppe Brandimarte, venne fatto oggetto di un tentato omicidio che non andò a buon fine.