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VITTORIA - 03/12/2014
Cronache - Manette per Umberto Favuzza, al quale sono stati concessi i domiciliari

VIDEO Ecco perchè si sparò Di Martino

Il ragazzo era oppresso dall’ex gestore del bar per una dose di droga non pagata
Foto CorrierediRagusa.it

Caffè, cornetti e cocaina. In un bar di via Cacciatori delle Alpi, prima gestito da Umberto Favuzza (foto), 35enne di origini palermitane residente a Vittoria, e successivamente chiuso. Comincia in questo posto la tragedia di Marco Di Martino, il ragazzo di 17 anni che si sparò un colpo di pistola in bocca.



Il dramma si consumò il 20 agosto scorso davanti alla chiesa di San Domenico Savio, morto successivamente al “Cannizzaro” di Catania dopo 12 giorni di agonia. Di quel dramma adesso si sa tutto. Le minuziose indagini condotte dal vice questore di Vittoria Rosario Amarù, coordinate dal sostituto procuratore Monica Monego, hanno ricostruito il mosaico fino ad accertare una responsabilità precisa a carico di Umberto Favuzza, che è stato destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare domiciliare emessa gip Andrea Reale. Gli agenti di Polizia sono andati a prelevare Favuzza che presso un’abitazione diversa dalla sua e lo hanno condotto a casa in regime di arresti domiciliari. Deve rispondere del reato di cessione di stupefacenti a minorenni. Si tratta di un gruppo di ragazzi vittoriesi, oggi tutti over 18 anni, che hanno collaborato con gli inquirenti contribuendo a far piena luce sul suicidio di un ragazzo di famiglia sana, purtroppo entrato nel tunnel della dipendenza di droga, quasi obbligato a spacciarla ad altri coetanei. Il rapporto sempre più stretto con Favuzza lo ha portato a un livello di prostrazione psicologica tale da premere il grilletto della calibro 6,35 di proprietà del padre in bocca. Il proiettile di piccolo calibro ha forato il cranio lasciandolo in agonia per 12 giorni. Ma cosa successe in quella calda mattinata del 20 agosto? I particolari sono stati spiegati dal pm Monica Monego e dal vice questore Rosario Amarù. Secondo la descrizione dei fatti, Favuzza nel suo bar oltre a somministrare bevande e consumazioni, offriva non coca cola, ma coca da provare, dicendo testualmente ai ragazzi: “Provatela, quando volete io ce l’ho”. Provatela e spacciatela. Quello che avrebbe fatto lo sventurato Marco Di Martino, che aveva preso in prestito 10 grammi di coca a fine luglio per il corrispettivo di 950 euro da restituire entro 20 giorni. Ma il debito, che Favuzza spiegherà più tardi agli inquirenti essere scaturito da “consumazioni varie al bar”, non è stato mai pagato. Perché Di Martino quei soldi li spese meglio, per un viaggetto estivo in compagnia della sua ragazzina. Quando Favuzza apprese l’escursione turistica dagli annunci su facebook, andò su tutte le furie e cominciò a fare pressioni piscologiche e aggressioni fisiche sul giovane. Voleva i soldi a tutti i costi, con le buone e con le cattive!

La mattina del 20 agosto, il drammatico epilogo. Il giovane prende la pistola del padre, sale in macchina con Favuzza, forse vuole spaventare il rivale, ha una colluttazione in macchina, parte un colpo di rivoltella che buca il cruscotto, poi esce dalla vettura e s’allontana raccogliendo da terra il cellulare di Favuzza caduto durante il contatto fisico. Marco fa pochi passi a piedi, il tempo di maturare l’insano gesto e di spararsi in bocca. La polizia che indaga trova accanto al giovane ferito il cellulare ed ha la prima traccia dell’ultima persona con cui Di Martino ha avuto contatti. Favuzza sarebbe stato quasi arrestato prima della mezzanotte di quel 20 agosto per presunto omicidio se le immagini di una registrazione di videosorveglianza non avessero immortalato la scena del suicidio. Favuzza, interrogato a lungo dagli inquirenti ha sempre negato il giro di soldi per droga, raccontava che il credito vantato era frutto di consumazioni al bar. Ma gli amici di Di Martino, nel frattempo divenuti maggiorenni, hanno contribuito a ristabilire la verità sul caso. Che adesso si può dire veramente chiuso.

Nella foto sotto il sostituto procuratore Monica Monego e il dirigente del commissariato di Vittoria Rosario Amarù. Cliccate sulla foto per ingrandirla