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VITTORIA - 20/08/2014
Cronache - Dopo oltre 24 ore ininterrotte di serrate indagini, i carabinieri hanno preso l’omicida

Arrestato assassino Sultan: è un rumeno

In preda ai fumi dell’alcol il rumeno ha preso il coltello e ha sferrato un fendente al bengalese, quasi senza rendersene del tutto conto Foto Corrierediragusa.it

Il presunto assassino di Sultan Tipu ha confessato il delitto dopo parecchie ore di interrogatorio pieno di contraddizioni e di risposte sibilline. Alla fine Iulian Ciubotaru (foto e nel riquadro la vittima), 25 anni, rumeno incensurato e operaio agricolo in una delle tante aziende serricole del vittoriese, forse roso dal rimorso per quello che aveva fatto, ha ammesso la sua responsabilità davanti agli inquirenti dell’Arma, coordinati dal pm Federica Messina e alla presenza dell’avvocato difensore. A mettere gli inquirenti sulla pista rumena, l’ultima frase prima di morire pronunciata da Sultan al proprietario del casolare preso in affitto con altri connazionali: «Il rumeno mi ha accoltellato». Poi si è accasciato al suolo in un punto distante una ottantina di metri dall’accoltellamento. Ma quale dei tanti rumeni, molti anche pastori, presenti nella zona, si era macchiato dell’orrendo crimine?

Chiaro anche il movente: accaparramento di lavoro e concorrenza nelle tariffe retributive in cambio delle prestazioni agricole. Per questi motivi Ciubotaru, avrebbe infilato la lama del coltello che aveva in mano al torace di Sultan Tipu, il bengalese di 26 anni, coetaneo, che dimorava in condizioni disumane in un casolare semidiroccato in mezzo alle campagne fra Vittoria e Scoglitti. Da accertare, ancora, le voci che si sono susseguite dal dopo assassinio, cioè se il romeno fosse un po’ ubriaco quando ha sferrato la coltellata e se il bersaglio da eliminare doveva essere Sultan Tipu e non uno degli altri bengalesi che condividevano il casolare di contrada Resinè. Indagini che i carabinieri svilupperanno nei prossimi giorni, quando cercheranno di capire anche se questi braccianti agricoli fossero tutti in regola e se ingaggiati dai datori di lavoro. Un altro fenomeno scottante che merita approfondimenti a parte. Per ora ai Carabinieri e alla magistratura inquirente resta la soddisfazione di aver chiuso un caso difficile e complicato in 24 ore al termine di laboriose indagini che hanno portato al fermo di indiziato di delitto del romeno Iulian Ciubotaru. Il gip adesso dovrà convalidare il fermo e trasformarlo in arresto entro 48 ore. Atto che viene dato per scontato considerate le prove raccolte dagli investigatori, che hanno rinvenuto il coltello e gli indumenti indossati dal presunto killer ancora intrisi di sangue. Al riconoscimento dell’assassino, come detto, i carabinieri sono arrivati dopo diversi passaggi investigativi diretti dal capitano Francesco Soricelli e condotti al tenente Luca Armao e al maresciallo di Scoglitti Rosario Piscopo.

La svolta definitiva è stata data quando dopo qualche ora dell’omicidio, è giunto sul luogo del delitto un amico della vittima che ha permesso di risalire alla sua completa identità, fornendo preziose informazioni sul suo conto. Sultan Tipu era molto ben voluto nell’ambito della comunità bengalese presente nella zona; residente in Italia da circa 7 anni, avendo lavorato precedentemente in alcuni locali di Brescia e Roma ed era domiciliato in contrada Resinè da circa 6 mesi. Nel contempo, i carabinieri hanno contattato uno zio della vittima, residente a Brescia, giunto a Vittoria per effettuare il riconoscimento della salma del proprio nipote.

L’interrogatorio dei bengalesi ha permesso di appurare che 8 mesi prima un romeno aveva avuto discussioni animate con un connazionale, che non corrispondeva alla persona di Sultan. Da questa dichiarazione si è imboccata la strada giusta che ha portato alla ricerca di Iulian Ciubotaru, che ha confessato, come detto, dopo ore di interrogatorio nella caserma di via Plebiscito a Scoglitti.