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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:41 - Lettori online 467
VITTORIA - 14/05/2014
Cronache - Oltre al sottufficiale dell’Arma sono coinvolti altri 3 militari finiti ai domiciliari

Arrestato un carabiniere a Comiso

Il militare è stato condotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere Foto Corrierediragusa.it

Arrestato un carabiniere facente parte della compagnia di Vittoria e in servizio alla stazione di Comiso: si tratta del maresciallo Giovanni Primo (foto). La notizia è stata confermata dal comandante provinciale Salvo Gagliano, il quale ha riferito che il militare è stato ammanettato per fatti passati commessi in un lasso di tempo antecedente rispetto a quando ha preso servizio a Comiso, ovvero quando era di stanza a Gela, in provincia di Caltanissetta, città dov´è piuttosto noto per essere stato per diversi anni comandante del reparto radiomobile. Il carabiniere arrestato è stato condotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Oltre al maresciallo Primo sono coinvolti nella vicenda altri tre carabinieri: si tratta di Ernesto Licata D’Andrea, da poco andato in pensione, di Marco Sassone, di recente trasferito a Lampedusa, e di Salvatore Gurrieri, in servizio alla caserma di via Venezia a Gela. Sarebbero stati loro, infatti, ad appoggiare la presunta condotta tenuta dal maresciallo Primo. Coinvolti pure vari imprenditori. In sette sono finiti agli arresti domiciliari, tra questi i tre carabinieri. Ad un altro indagato è stato imposto l´obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria. In carcere è finito in pratica solo il sottufficiale dei Carabinieri Giovanni Primo, da un paio d´anni trasferito alla compagnia di Vittoria e in servizio a Comiso da Gela, dove per diverso tempo, come accennato, ha svolto attività di Polizia giudiziaria. Ora gli si contesta il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Tutti sono indagati nell´inchiesta condotta dai Carabinieri del Ros su delega della Dda per concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione aggravata dalle finalità mafiose, corruzione per atti contrari ai doveri d´ufficio, rivelazione di segreto d´ufficio, accesso abusivo a sistema informatico, millantato credito e truffa.

L´inchiesta è partita dalle dichiarazioni di Emanuele Cascino, ex fedelissimo del presunto boss Giuseppe Alfieri. L’attenzione dei magistrati, così, si è incentrata sulle mosse del maresciallo Giovanni Primo, che avrebbe intrattenuto uno stretto rapporto sia con Giuseppe Alfieri, sia con alcuni esponenti del suo gruppo. Per queste ragioni vengono contestate pesanti accuse come quella di concorso esterno in associazione mafiosa. Il maresciallo sarebbe riuscito a muoversi su più fronti, sfruttando la possibilità di accedere a dati riservati.