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VITTORIA - 02/01/2014
Cronache - Ordine di carcerazione eseguito dalla Squadra mobile per Giombattista Arangio Mazza

Omicidio: condanna per Arangio Mazza

Attivamente ricercato il figlio Giovanni Foto Corrierediragusa.it

E’ ritenuto essere, assieme al figlio, il mandante dell’allora omicidio di Giovanni Incardona, commesso a Vittoria nel 1992. L’ordine di ammazzare Incardona arrivò dal vittoriese Giombattista Arangio Mazza (foto), al quale la Squadra mobile ha notificato l’ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania. Mazza deve espiare 18 anni di carcere. Considerato che l’uomo compirà 86 anni il prossimo luglio, è logico pensare che possa concludere la sua esistenza in regime di carcerazione. Pochi giorni addietro la Squadra Mobile di Ragusa veniva incaricata di dar seguito all’ordine di carcerazione, in esecuzione alla sentenza della Corte Assise Appello di Catania a carico di Giombattista Arangio Mazza e del figlio Giovanni, in quanto ritenuti anche in appello mandanti dell’omicidio di Incardona. Il padre è stato trovato nella sua abitazione mentre il figlio, nonostante la famiglia comunicava agli agenti che lo cercavano che stava per costituirsi, attualmente è ancora latitante, ma sarà rintracciato nelle prossime ore. I fatti risalgono al lontano 1992 quando la Polizia di Stato con diverse Volanti, interveniva nelle prime ore della mattina di un lunedì in via Parma dove erano stati uditi dei colpi d’arma da fuoco. Le Volanti prestavano i primi soccorsi ad Incardona che si trovava all’interno della sua auto agonizzante per le numerose ferite al volto dovute a dei colpi di fucile calibro 12, così come appurato dalla Polizia Scientifica. L’uomo moriva in ambulanza durante il trasporto in ospedale e da li partivano immediatamente le indagini. In pochi minuti veniva rinvenuta l’auto utilizzata dai killer data alle fiamme ed il mistero si faceva sempre più fitto, considerato che Incardona non era inserito in ambienti criminali.

I sospetti degli investigatori della Polizia di Stato ricadevano subito sugli Arangio Mazza in quanto il legame di parentela acquisito dopo il matrimonio contratto dalla figlia con Incardona, aveva fatto nascere dissapori sin dal primo istante, dissapori che il padre non accettava e che addirittura appuntava in un diario con una meticolosità fuori dalla norma, proprio per non dimenticare i presunti torti subiti.

L’attività d’indagine iniziale non permetteva di raccogliere elementi di prova tali da consentire la cattura immediata degli Arangio Mazza, motivo per cui dopo qualche tempo veniva sospesa. La svolta nelle indagini si registra dodici anni dopo, nel 2005, grazie a due collaboratori di giustizia, uno dei quali si era autoaccusato dell’omicidio Incardona. L’esecutore materiale dell’omicidio riferiva che aveva acquistato un’auto dagli Arangio Mazza e siccome non riusciva a pagare le rate, i due gli offrono la possibilità di estinguere parte del debito per «gambizzare» il marito della loro congiunta; successivamente considerati i continui problemi, nelle more dell’esecuzione «dell’avviso», gli Arangio commissionarono l’omicidio per estinguere l’intero debito per l’auto che ammontava a 10 milioni di lire. Nel 2006 viene eseguita l’ordinanza di custodia cautelare in carcere degli Arangio Mazza e di Luigi Favitta, responsabili i primi due come mandanti, e Favitta quale esecutore materiale dell’omicidio unitamente al collaboratore ed al figlio.

Nelle more del ricorso per Cassazione avverso il provvedimento emesso dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania, gli Arangio Mazza tornavano liberi fino a quanto la Polizia di Stato non catturava il padre Giombattista. In corso serrate indagini per catturare Giovanni Arangio Mazza, l’altro mandante dell’omicidio Incardona, allo stato attuale latitante, considerato che si è allontanato da Vittoria prima della sentenza definitiva.