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Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 17:00 - Lettori online 1290
VITTORIA - 07/08/2013
Cronache - Il sequestro dei pescherecci che ha inasprito i rapporti tra le due isole

VIDEO - Sequestro: Sicilia umiliata da Malta

La brutta storia della Madonnina e del Principessa acuisce i rapporti fra due paesi vicini. Interrogazioni parlamentari dei senatori Beppe Lumia e Venerina Padua
Foto CorrierediRagusa.it

L’esperienza vissuta dagli equipaggi dei due pescherecci siciliani nel corso della tre giorni di sequestro a Malta ci riporta all’era di Dom Mintoff, quando il rigore militare alle frontiere maltesi era degno del migliore regime dell’est europeo. (Video servizio con la testimonianza del capobarca "La Madonnina" Salvatore Penna tratto dal Tg di Antenna Sicilia)



Salvatore Penna (capobarca della “Madonnina” di Scoglitti) e Salvatore Salinitro (capobarca del “Principessa primo” di Licata) ne avranno particolari da raccontare dopo il “soggiorno” forzato nell’isola dei casinò e del turismo più dissacrante!

Al di là dei particolari e delle versioni che emergono in maniera contrastante fra quanto sostenuto dai maltesi e il racconto dei siciliani, il caso dei due pescherecci ha sollevato un problema internazionale che rimette in movimento tutta la diplomazia Ue e che affida un ruolo preminente alla Farnesina. Fra i primi punti, rivedere gli accordi internazionali in materia di navigazione nel Mediterraneo. Perché le acque nazionali che rivendica Malta sono 25 miglia (12 di diritto e 13 come fascia protetta di pesca) contro i 12 miglia italiani?

E’ vero quanto affermato dal capobarca Salvatore Penna al suo sbarco nel porto di Scoglitti, che il sequestro, il processo e la condanna al pagamento di 23 mila euro erano già stati preconfezionati per vendicare lo sconfinamento di altre barche siciliane sfuggite alla cattura dei maltesi nei giorni passati?

E’ vero che la marineria maltese ha costretto il peschereccio “La Madonnina”, sotto minaccia dei mitra, a entrare nella acque nazionali per poter dimostrare un reato e legittimare l’esibizione dei muscoli contro una barca con 4 persone a bordo le cui uniche armi erano solo le reti e 10 cassette di scampi imperiali, del valore di circa 1.500 euro, puntualmente sequestrati per andare a imbandire qualche rinomata tavola maltese?

La diplomazia italiana ha l’autorevolezza di sostenere queste tesi a difesa e di chiedere giustizia per il maltrattamento subito da un equipaggio di pescatori trattati come una ciurma da gettare nelle luride celle di una galera sconsacrata ad ogni norma di civiltà vigente in ogni paese democratico che ha aderito all’Unione Europea?

Le dure reazioni politiche locali del giorno dopo sono scontate. Nel solito linguaggio schietto e diretto Francesco Aiello si lascia andare a ipotesi che fanno diventare “Davide” la Sicilia e “Golia” la piccola Malta. “La vicenda-afferma Aiello- serva a porre sul tappeto innanzi tutto il tema della omologazione del limite delle acque territoriali di tutti i Paesi europei. Attualmente esistono discrasie diverse, fra le quali quella tra Italia e Malta: 25 miglia per Malta e 12 miglia per l´Italia. Non è una cosa sostenibile. Poi c´è la tresca dei comparaggi economici e commerciali che tra Sicilia e Malta giostrano la matassa per mettere le mani sui progetti di collaborazione. E intanto le norme sulla pesca vengono pubblicamente eluse: molto pescato maltese non a norma arriva in Sicilia a prezzi stracciati e ultraconcorrenziali”.

L’assessore Piero Gurrieri sostiene che “occorre fare immediata chiarezza, perché la vicenda ha riproposto all´attenzione dell´opinione pubblica la situazione di indubbio privilegio di cui gode la Repubblica maltese rispetto alla comunità internazionale ed in particolare agli altri Paesi della Comunità Europea. Malta ha infatti unilateralmente istituito con una propria legge fin dal 1978 una zona esclusiva di pesca fino alla distanza di venticinque miglia nautiche dalla propria terraferma, pretendendo poi - nel momento in cui è entrata a far parte della Comunità, la formalizzazione di una zona di gestione di analoga delimitazione. Per questo ho già ottenuto l´impegno del senatore Giuseppe Lumia a farsi carico personalmente della questione sia con il deposito di una specifica interrogazione parlamentare, sia con l´apertura di una ampia concertazione con gli imprenditori della pesca e le loro rappresentanze su tali questioni, che peraltro meritano un esame attento anche da parte dell´amministrazione regionale”.

Il problema, di sicuro, per come ha anticipato Salvatore Penna, finirà all’attenzione della Corte Europea che dovrà stabilire la verità dei fatti e dichiarare se, quand’anche i pescherecci fossero entrati di qualche miglio nelle acque nazionali, il comportamento di Malta sia da ritenere degno di uno stato che vuole far parte degli stati membri.

LA CRONACA DELL´ODISSEA E IL RIENTRO A SCOGLITTI
Alle 21,25 il peschereccio «La Madonnina» ha fatto ingresso nel porto di Scoglitti liberando il suono della sirena in segno di giubilo. Dalla banchina del molo parenti, familiari e amici hanno ricambiato con un lunghissimo applauso. E qualcuno non è riuscito a trattener le lacrime. E’ finita così l’odissea di Salvatore Penna, capobarca del peschereccio, dei fratelli Vincenzo e Claudio e del nipote Giovanni Penna, da venerdì trattenuti a Malta come dei pirati sotto l’accusa di avere sconfinato nelle acque territoriali maltesi. Salvatore Penna, 52 anni, è sceso dalla barca visibilmente emozionato, ha tranquillizzato la mamma al cellulare e poi ha risposto a tutte le domande dei giornalisti che l’attendevano dal pomeriggio.

«Esperienza bruttissima- esordisce Penna- che forse mi ha cambiato la vita e la mia attività di pescatore. Siamo stati vittima di una sentenza preconfezionata dalla sera prima. Già sapevamo quanto dovevamo pagare. Per una sorta di vendetta nei confronti di due barche che nei giorni precedenti erano riusciti a fuggire all’inseguimento dei maltesi».

In effetti, da più parti arriva la conferma di quanto affermato da Penna. Gaetano Cannizzo, il presidente dell’Associazione Pescatori San Francesco, alla quale Penna appartiene, parla di un complotto contro i natanti di Scoglitti e di Licata, il «Principessa primo» condotto da Salvatore Salinitro. «Sono stato a Malta, i pescatori hanno vissuto momenti terribili, sembrava la Malta degli anni ’70, ai tempi della guerra fredda. E tutto in virtù di quel trattato d’ingresso europeo dei maltesi, datato 1996. Le acque nazionali sono 12 miglia, loro considerano i successivi 13 miglia come zona protetta di pesca. Appena riceveremo i tracciati dal ministero ricorreremo alla Corte europea».

Ma le attenzioni sono tutte per Salvatore Penna. Come siete stati trattati a Malta?
«La polizia ci ha trattato benissimo- dice- ma la marineria no. Loro erano predisposti all’assalto. Sono venuti armati fino ai denti e con i mitra spianati e puntati contro di me. Ragazzi di quasi due metri d’altezza che, a loro detta sono stati istruiti in Italia dal battaglione San Marco. Loro negano quanto sto affermando, ma io ho la prova di una foto fatta col cellulare che sono riuscito a nascondere. Si vede il mitra puntato su di me. Mi hanno detto che per colpa di due barche siciliane sfuggite ai controlli dovevamo pagare noi. Ci sono le prove con gli strumenti di bordo, ci hanno fatto entrare di proposito nelle acque nazionali per dimostrare il nostro sconfinamento. Ci hanno detto che eravamo a 24 miglia, invece eravamo ben oltre i 25 miglia».

Una notte trascorsa in carcere, meglio nella cella di sicurezza, un’altra esperienza terribile.
«Mi hanno detto che quella era una stanza d’albergo rispetto al carcere maltese! La mattina mi hanno portato dal giudice, ma già sapevo dalla sera prima che dovevo pagare 20 mila euro. Adesso che è tutto finito ci rivolgeremo alla Corte Europea».

Adesso che è tutto finito, si può parlare di un vero e proprio incidente diplomatico e istituzionale fra l’Italia e Malta. I senatori siciliani Venerina Padua e Beppe Lumia hanno già presentato un’interrogazione parlamentare allo scopo di rivedere il trattato internazionale che regolamenta il diritto di navigazione fra i due paesi distanti appena 44 miglia.


Scusateci
10/08/2013 | 13.38.39
John Smith

Sono Maltese e vorrei solo dirvi che quello che è successo ai pescatori siciliani non era per niente giusto. Poi l´Italia è stato da sempre un amico storico, per non parlare poi delle tante parentele che abbiamo in comune fra le nostre due isole. Si può dire che siamo cugini d´oltremare, dai. Di nuovo mi dispiace tanto e non condivido per niente l´atteggiamento del nuovo governo maltese che combina un nuovo pasticcio ogni giorno.


evviva...
06/08/2013 | 17.50.20
gd4

ancora una volta dimostriamo la nostra totale incapacità in politica estera... dai missili su lampedusa ai sequestri dei nostri pescherecci ad opera di tunisini, algerini, maltesi etc etc... per non parlare delle figure fatte con i nostri marò in india... le altre nazioni tutelano gli interessi dei loro cittadini e del loro territorio con forza e determinazione... a noi invece ce ne fanno di tutti i colori!