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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 723
VITTORIA - 06/07/2013
Cronache - Misura cautelare per un gelese che perseguita la ex

Stalker gelese non potrà avvicinarsi all’ex compagna

Minacce di morte e percosse con lesioni per riconquistare l’amore perduto, ma lei lo denuncia per riacquistare un po’ di serenità
Foto CorrierediRagusa.it

Ovunque lei si trovi, lui non potrà avvicinarsi entro il raggio di mezzo chilometro. E non potrà comunicare con lei con nessun mezzo, telefono, fisso o cellulare, e-mail o altro mezzo telematico. Neanche con il «piccione viaggiatore», nel caso volesse aggirare i potenti e avanzatissimi mezzi di comunicazione. Se lo farà rischierà il carcere. E’ questo il provvedimento scattato nei confronti di un gelese di 48 anni che non riesce a «dimenticare» la sua ex compagna per 8 anni con la quale ha avuto 3 figli. «L’ama» tanto che la perseguita, la prende a botte, la minaccia di morte, millantando persino di essere il «boss di Gela» per terrorizzarla maggiormente.

Siamo dinanzi all’ennesimo caso di stalking compiuto da un gelese nei confronti di una donna vittoriese che per colpa delle incursioni dell’ex compagno financo nel posto di lavoro, è stata licenziata. La ditta presso la quale la donna lavorava ha effettuato il licenziamento perché a causa delle insistenti visite minacciose fatte dal compagno, non c’erano più le condizioni di serenità nell’azienda.

Sebbene la donna vivesse con i figli da tempo presso una comunità protetta, è stata destinataria di comportamenti persecutori da parte dell’uomo che riusciva a rintracciarla telefonicamente e la ammoniva con ingiurie e minacce. Persecuzione che è stata interrotta l’altro ieri quando gli agenti del Commissariato di P.S. di Vittoria dopo lunghe e laboriose indagini, si sono recati a Gela per dare esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Ragusa, Claudio Maggioni, su richiesta avanzata dal sostituto procuratore della Repubblica Claudia Maone, che ha recepito in toto i risultati di due anni di indagini.