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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:16 - Lettori online 823
VITTORIA - 18/06/2013
Cronache - Tutta la città si è fermata, la cerimonia funebre concelebrata nella chiesa della Resurrezione

VIDEO - 3mila persone salutano la prof. Nobile

Intanto continua la ricerca della verità da parte della magistratura per il folle gesto di Salvatore Lo Presti, rinchiuso in cella di sicurezza nel carcere di Ragusa
Foto CorrierediRagusa.it

Oltre 3mila persone dietro una bara bianca coperta di fiori per l’ultimo saluto a Gianna Nobile, la professoressa di Religione assassinata sabato scorso dal bidello Salvatore Lo Presti nella segreteria dell’Istituto comprensivo di scuola media «Pappalardo». (Video servizio tratto da Antenna Sicilia)




Vittoria si scopre di dimensioni piccole per contenere la folla e il dolore straripanti che un popolo ha voluto tributare all’insegnante di 53 anni, che le ragazze della 2F e 3B definiscono un «angelo che ci ha lasciato prematuramente». Da via Cesare Terranova alla chiesa della Resurrezione il tragitto è breve, 500 metri all’incirca per raggiungere la chiesa d’architettura moderna costruita in aperta campagna alla periferia ovest della città. Il luogo di culto contiene sì è no 500 persone a sedere, tutte le altre rimangono fuori ma ascolano il rito funebre celebrato dal giovane parroco don Antonino Puglisi. Nella prime due file accanto ai parenti, nel giorno del lutto cittadino proclamato dal primo cittadino, oltre al sindaco Giuseppe Nicosia, ci sono i rappresentanti dello Stato: il prefetto Annunziato Vardè, il questore Giuseppe Gammino, il commissario Rosario Amarù, il capitano Francesco Soricelli, il commissario alla Provincia Giovanni Scarso, esponenti della scuola provinciale. Chi si aspettava qualche autorità del ministero della Pubblica istruzione, magari un sottosegretario, è rimasto deluso. Vittoria è troppo lontana da raggiungere, anche se la tragedia che si è consumata non trova eguali nelle cronache nazionali recenti.

Alla cerimonia assistono quasi tutti i preti della chiesa vittoriese, con in testa il decano monsignor Giuseppe Calì. E c’è anche don Giovanni Nobile, primo cugino del papà di Gianna, che alla fine ha fatto piangere la chiesa con la sua orazione funebre nel ricordare la «fedelissima Gianna, e sottolineo fedelissima, sposa di Domenico e madre felice di Andrea e Chiara nonché nonna di un bimba che crescerà senza poterla conoscere». E’ stato questo il momento più toccante dell’orazione, sottolineata da lungo e interminabile applauso dell’intera chiesa.

Padre Nobile, per molti anni parroco del Santissimo Rosario di Vittoria, grande fautore del gruppo del «Rinnovamento dello Spirito», un ventennio fa provò un dolore grandissimo per un fatto di cronaca nera quando un congiunto venne assassinato a scopo di rapina nella città di Ragusa. Senza entrare nel merito dell’episodio che ha provocato la tragedia di Vittoria, il prete ha definito la «società impazzita» con la quale bisogna convivere ogni giorno come maggiori difficoltà. Per il prete-zio di Gianna era una «ragazza solare, generosa, meravigliosa, mamma tutto cuore».

Manca poco al tramonto quando il rito funebre si avvia alla conclusione e il salma s’incammina verso il cimitero di Vittoria per l’ultimo tragitto insieme ai suoi cari prima della tumulazione che avverrà domattina.

Con il funerale cala il sipario sull’ultima tragedia di Vittoria, città esposta a questo bubbone malefico che non si riesce a debellare, ma resta aperto quello delle indagini. C’è un uomo in cella, Salvatore Lo Presti, difeso dall’avvocato Santino Garufi, che dovrà rispondere di omicidio premeditato. Un reato per il quale difficilmente si esce dal carcere in vita. Lo Presti è classe 1944, 69 anni. Ci sono indagini che devono accertare quali fossero i motivi di forte rancore del bidello verso due professoresse in particolare, al punto tale da presentarsi a scuola con una revolver carica e altri 20 cartucce nascoste nel calzino. Più versioni dicono che le vittime sabato scorso dovevano essere due. Le insegnanti che il 23 aprile del 2012 presentarono una lettera, prima con molte firme apposte sotto quelle di Gianna Nobile ed Enza Bongiorno (poi tolte) per denunciare quei rapporti invivibili con il bidello e per chiedere che si facesse qualcosa per svelenire il clima ambientale che si era venuto a creare e che due anni dopo avrebbe portato a un omicidio.

<b>Le indagini della Procura della Repubblica </b>
A due giorni dall’omicidio della professoressa Gianna Nobile, avvenuto all’Istituto Comprensivo Pappalardo di Vittoria, arrivano due certezze importanti. La prima dall’esito dell’esame autoptico effettuato dal medico legale Davide Agnello, conclusosi poco prima delle 14,00. Il responso afferma che la causa della morte è avvenuta per shock emorragico. In pratica i due proiettili entrati nell’addome della sventurata insegnante hanno forato il rene.

La seconda riguarda le fasi concitate dell’arresto di Salvatore Lo Presti, il bidello autore dell’omicidio. L’uomo aveva tanti di quei proiettili da fare una carneficina in quella segreteria del primo piano del plesso Pappalardo. C’era qualche altra insegnante nel mirino? Dopo averlo immobilizzato e disarmato a fatica, gli agenti di polizia hanno perquisito il pistolero trovandogli, avvolti nel calzino del piede sinistro, all’incirca una ventina di cartucce per la pistola calibro 7,65 che aveva già scaricato in parte sul corpo dell’insegnante e in parte sul tetto e alla parete, mentre l’altro bidello Salvatore Gallo cercava di bloccarlo.

La Procura della Repubblica segue attentamente l’evolversi delle indagini tramite il procuratore capo Carmelo Petralia e il sostituto Federica Messina, magistrato di turno quando si è verificato il dramma a scuola. La Questura e la Polizia di Vittoria continuano a indagare per capire fino in fondo la portata della tragedia e la personalità dell’uomo arrestato.

Il preside dell’Istituto Pappalardo Salvatore Lima di Acate, nel frattempo, tiene a puntualizzare che sabato scorso mentre a Vittoria si consumava il delitto, egli si trovava non a casa ma alla scuola Media Volta di Acate, impegnato per le prove di Italiano. Il preside, infatti, ormai prossimo alla pensione, in questo anno ha avuto il seguente e faticoso carico di lavoro: la titolarità dell’Istituto Pappalardo di Vittoria e la reggenza dell’altro istituto Capitano Puglisi» di Acate. In più, per mancanza di personale disponibile, era impegnato negli esami di fine anno al Volta di Acate. Il preside informa che in un anno non ha usufruito di un giorno di riposo. Se ci è consentita una postilla, questi sono anche gli effetti dei tagli e del dimensionamento scolastico attuato dai governi che si sono succeduti. Tutto liscio finché va bene, ma quando accade il fattaccio si va alla ricerca delle responsabilità.

La famiglia Nobile-Di Stefano, intanto, affida all’avvocato Giovanni Burrafato, marito di Patrizia, sorella di Gianna Nobile (anch’essa legale), una riflessione su quanto si è detto e si è scritto in merito all’accaduto, rifiutando a priori il concetto di «motivi passionali» del delitto. «In realtà- scrive l’avvocato Burrafato- era a tutti nota, e non certo per le divulgate "doti artistiche" della figura, sempre più inquietante e temuta del bidello, munito di regolare porto d´arma da fuoco, che non era certo nuovo a comportamenti che definire bizzarri e stravaganti è davvero poco e che avrebbero dovuto essere "neutralizzati" da tempo da chi ha la responsabilità di garantire l´incolumità di docenti e utenti e doveri di custodia sugli alunni minorenni. Oggi il bersaglio è stata la nostra congiunta, ma ieri avrebbe potuto essere chiunque... Si dica in modo chiaro e deciso che Gianna (e non soltanto lei) era stata fatta oggetto di deliranti minacce da parte di Lo Presti che non aveva esitato a danneggiare anche beni di altri docenti».

Insomma, materiale su cui lavorare ce n’è abbastanza. Un lavoro che richiede tempo. Subito, invece, ci saranno i funerali di Gianna Nobile, previsti per le 18 di domani presso la chiesa della Resurrezione, a due passi da via Terranova. Il sindaco Giuseppe Nicosia nell’arco di un mese ha dovuto proclamare il lutto cittadino due volte. Prima per la tragedia Guarascio, adesso per il sacrificio di Gianna Nobile, insegnante di Religione deceduta per un episodio del quale sarà difficile farcene una ragione.

LE REAZIONI E I RETROSCENA
Il Vescovo della Diocesi di Ragusa Mons. Paolo Urso a casa della professoressa di Religione. Un delitto che si doveva evitare. Il dramma vissuto dalla famiglia Nobile-Di Stefano ha toccato le corde emotive di un’intera comunità. Il Vescovo si è recato personalmente in via Terranova per stringersi al dolore dei familiari e per manifestare il cordoglio della chiesa ragusana nei confronti della professoressa di Religione Gianna Nobile. Il vescovo ha pronunciato parole di cordoglio e di affetto, cercando di lenire in qualche modo il dolore immenso che strazia il cuore del marito, dei figli, del fratello e della sorella della professoressa.

Lo choc è troppo forte, ci vorrà tempo per riprendersi. I familiari si sono trincerati nell’assoluto riserbo confortati dall’affetto di parenti e amici. Sono in attesa che l’autorità giudiziaria, concluso l’esame autoptico, consegni la salma della sventurata professoressa Gianna Nobile per le esequie funebri che con ogni probabilità si svolgeranno nella chiesa della Resurrezione alle 18 di martedì. Nessun riferimento alle indiscrezioni e alle voci sul movente che ha armato la mano del bidello Salvatore Lo Presti del quale comincia a venire fuori una personalità piuttosto contorta. Per quanto riguarda l’aspetto legale della vicenda e il prosieguo delle indagini, la famiglia potrebbe affidare all’avvocato Daniele Scrofani alcune dichiarazioni ufficiali tendenti a chiarire i termini reali del dramma che ha scosso Vittoria sabato scorso.

Forse con un po’ di prevenzione da parte di tutti, la tragedia di sabato 16 giugno si sarebbe potuta evitare. La professoressa Nobile, che a quanto pare fosse già nel mirino del bidello un po’ invaghito un po’ misogino, per il suo secco rifiuto alle incredibile avance, aveva avuto il coraggio di organizzare una protesta nei confronti del bidello, una sorta di petizione per fare allontanare Lo Presti dalla scuola, giunto ormai a un passo dal traguardo della pensione. E per questo tollerato. Ovvio che gli inquirenti inizieranno proprio dall’ascolto di tutto il personale dell’Istituto Pappalardo al fine di accertare se la tragedia si poteva evitare, magari mettendo a riposo prima del tempo il soggetto in questione.

Dal caso emergono due quesiti che meritano approfondimento e risposta. Possibile che in tempi di spending review un dipendente pubblico possa stare in servizio fino a 69 anni? Secondo, esistono segnalazioni ufficiali ai vertici dell’Istituto Pappalardo negli ultimi due anni ed eventualmente al Provveditorato agli Studi sull’atteggiamento irascibile e minaccioso evidenziato da Lo Presti, detentore di una pistola calibro 7,65 e di due fucili da caccia delle quali pare facesse sfoggio verbale? Risulta a verita che a scuola, oltre a occuparsi di servizi di bidelleria l’uomo si dilettava a scrivere «versi poetici» per le donne che «amava» fino ad ammazzare l’insegnante di Religione? Vero che la professoressa Nobile abbia ricevuto un pezzetto di legno a forma di bara come inequivocabile avvertimento di quello che le sarebbe accaduto? Altro caso, oltre a censire tutti i possessori di armi, a livello locale e normativo, come ha anticipato il procuratore della Repubblica Carmela Petralia, urge una verifica sul personale della scuola e se sul posto di lavoro ci si comporta con diligenza, rigore etico e nel rispetto dei regolamenti deontologici di cui tutti gli enti della pubblica amministrazione sono dotati. Facile parlare col senno del poi, ma nella stessa situazione del bidello Lo Presti o della professoressa Nobile ci si potrebbe trovare chiunque. Probabilmente deve sempre scapparci il morto prima di introdurre elementi normativi nuovi utili a correggere le anomalie. L’impignorabilità della prima casa è diventata norma dopo il suicidio di Giovanni Guarascio sempre a Vittoria. Serviva il sacrificio della professoressa Nobile per aprire le coscienze delle istituzioni e affrontare tutto ciò che di marcio esiste nel mondo della scuola e della pubblica amministrazione in generale?

La senatrice del Pd Venerina Padua oltre a dare solidarietà alla famiglie Nobile afferma che «tutto questo è accaduto mentre il Parlamento non ha ancora licenziato una legge che, proprio sul femminicidio, intende inasprire le norme affinché questo crimine orrendo sia punito con la dovuta severità dalla Giustizia. Ma più che la previsione di sanzioni afflittive, è indispensabile lavorare su un altro fronte, rimarcando la necessità di favorire la cultura del rispetto dell’altro, soprattutto se di genere diverso. Sollecito, inoltre, le donne a denunciare qualsiasi episodio che potrebbe ingenerare il sospetto di un interesse morboso nei loro confronti. Meglio una denuncia dal riscontro infondato che il dover piangere una vita in più».

QUANDO UN AMORE NON CORRISPOSTO DIVENTA LETALE
C’è un amore non corrisposto dietro l’ennesimo femminicidio che stavolta ha scioccato Vittoria. Il bidello che ha sparato a scuola alla professoressa, morta all’arrivo in ospedale, è crollato nel tardo pomeriggio di sabato dopo due ore di interrogatorio in questura, confessando agli inquirenti che la sua follia omicida è stata alimentata dalla frustrazione di un sentimento non ricambiato. Salvatore Lo Presti, 69 anni, incensurato con il pallino della poesia, separato dalla moglie e padre di 5 figli, pare meditasse da tempo di ammazzare Giovanna Nobile, 53 anni, insegnante di religione, pure lei sposata, madre e da poco nonna felice, dal carattere mite e benvoluta da tutti. La corte insistente con tanto di strofe amorose di Lo Presti aveva infastidito la professoressa, costretta a redarguirlo più volte anche di fronte ai colleghi. Lo Presti avrebbe pure tentato un approccio in almeno un’occasione, ricevendo il secco diniego della donna. Quell’ultima umiliazione il bidello se le era legata al dito, al punto da affermare, come confessato nel lungo interrogatorio, che prima di andare in pensione tra qualche mese avrebbe lasciato di sé un ricordo indelebile. Da queste parole emerge la premeditazione del delitto, come accertato dalle indagini svolte dalla Squadra mobile di Ragusa coordinata dal dirigente Francesco Marino e dal commissariato di Vittoria diretto dal vice questore aggiunto Rosario Amarù. E così l´uomo si è portato a scuola la pistola calibro 7,65 che deteneva regolarmente da 35 anni, quando faceva il metronotte, e ha sparato in segreteria 5 colpi, 2 dei quali hanno colpito la docente all´addome. La donna, colpita di sorpresa alle spalle, non ha neanche gridato. Poi la follia omicidia del bidello è stata soffocata da un collega coraggioso, che lo ha bloccato fino all´arrivo della polizia.

Dopo aver accusato un malore, essendo cardiopatico, l´uomo è stato portato al pronto soccorso e poi dimesso. Reo confesso, Lo Presti è stato arrestato per omicidio volontario con l´aggravante della premeditazione e porto illegale di arma cinque ore dopo che il cuore della sua vittima designata aveva cessato di battere all’ospedale di Vittoria. Un ulteriore femminicidio che palesa la gravità di questo dilagante fenomeno, come evidenziato dal procuratore di Ragusa Carmelo Petralia, che ha anche posto la necessità di condizioni più stringenti per la concessione del porto d’armi. Nelle prossime ore sarà effettuata l´autopsia sulla salma della sfortunata docente, che giace nella camera mortuaria dell´ospedale di Vittoria, dove il marito, distrutto dal dolore, ha avuto un mancamento.

LA RICOSTRUZIONE DEL FOLLE GESTO
di Giuseppe La Lota
Sarebbero stati 5 i colpi di pistola esplosi da una calibro 7,65. Due centrano l’addome della sfortunata Gianna Nobile, 53 anni, un’insegnane di Religione all’Istituto comprensivo «Pappalardo» di via Primo Maggio a Vittoria (madre e da poco anche nonna di una famiglia per bene e felice), gli altri proiettili si conficcano alla parete del tetto e sul muro basso vicino alla scala. Protagonista del gesto folle, dell’ennesimo femminicidio, un insospettabile e incensurato bidello di 69 anni, da giovane bagnino alla Capannina di Scoglitti, fra qualche mese prossimo alla pensione, Salvatore Lo Presti, apparentemente un uomo normale, attento e disponibile per qualunque lavoro gli chiedevano di fare, forse eccessivamente sensibile davanti alle donne, si sarebbe invaghito della professoressa fino a farsi redarguire pesantemente nell’ambiente di lavoro.

Il raptus omicida, dunque, prende consistenza dal fatto che l’insegnante, da poco nonna di un maschietto, sarebbe stata oggetto di pesanti e fastidiose attenzioni e avances di Lo Presti decisamente respinte. Nessuno avrebbe immaginato, però, che alla fine dell’anno scolastico il bidello si fosse presentato in segretaria con una pistola in pugno cominciando a sparare all’impazzata da distanza ravvicinata. Due proiettili entrano ed escono dall’addome della donna, che si accascia a terra sopra una pozza di sangue. Vana è la corsa al Guzzardi: in ospedale i medici del Pronto soccorso hanno solo il tempo di constatare l’inutilità dell’intervento chirurgico. Mentre si consuma la tragedia, nella segreteria della scuola, sita al primo piano dello stabile dove una volta c’era il mercato ortofrutticolo, ci sono 3 applicati e 3 bidelli. Alcuni parlano, altri lavorano. Intorno le 10,30 entra la professoressa di Religione seguita da tergo dal bidello Lo Presti, già con la pistola in pugno. Il personale della scuola sente un primo colpo di pistola, poi il secondo, e a quel punto interviene Salvatore Gallo, collega di Lo Presti, che riesce a immobilizzare lo sparatore e a portarlo in una stanza attigua. Le volanti della Polizia, in servizio nei paraggi, arrivano nel lasso di pochi minuti.

Nella scuola, transennata dalla Polizia e bloccata dai Vigili urbani, per favorire il lavoro della Scientifica, s’incrociano volti sbigottiti, increduli, carichi di rabbia e dolore. La notizia del decesso di Gianna Nobile non è ancora arrivata. Si spera nel miracolo, che l’insegnante possa reagire al dramma che l’ha colpita insieme alla sua famiglia, la sorella avvocato, il fratello docente di Economia e Commercio, il marito Domenico Di Stefano, titolare di un box al mercato ortofrutticolo insieme al suocero, ai figli. Fuori dall’istituto scolastico alunni urlano rabbia e piangono per quanto accaduto.

Il preside Sebastiano Lima di Acate, era a casa quando è successo l’inferno nella scuola che dirige. «Sono prossimo alla pensione- afferma- dopo 40 anni di servizio di peggio non mi poteva capitare». Giovannella Mallia, la vicaria del preside nonché insegnante di Matematica, è scioccata, non riesce a spiegarsi la tragedia. Non ha voglia di parlare, dice solo che quel bidello che si è trasformato in omicida non vedeva l’ora di andare in pensione. Una pensione che passerà in una cella del carcere per moltissimi anni che gli restano ancora da vivere. Cordoglio alla famiglia della docente è stato espresso dall´assessore comunale alla pubblica istruzione Piero Gurrieri.


"MOVENTE PASSIONALE"
16/06/2013 | 13.10.55
Erika

Sarebbe opportuno iniziare ad utilizzare una terminologia consona rispetto a certe tematiche. Sempre più spesso ad episodi di inaudita ed ingiustificata violenza come questo si è soliti associare il fantomatico " movente passionale" che a mio avviso "distorce " la realtà dei fatti e non contribuisce altresì alla effettiva presa di coscienza di TUTTI del problema FEMMINICIDIO. Il femminicidio nasce, trae linfa vitale e prolifera grazie ad una concezione maschilista derivante da un retaggio culturale, sociale ed educativo che priva la donna della propria autodeterminazione, libertà,dignità....Equiparandola ad un semplice oggetto contro cui un uomo può riversare le proprie frustrazioni ed il proprio odio. Eh sì, perchè di ODIO si tratta più che di "passione"...Occorre dunque uno sforzo da parte di tutti che miri al superamento di questa mentalità perversa e becera, e che focalizzi l´attenzione sul totale rispetto della PERSONA.

Ad una persona, ad una DONNA che ha fatto della propria vita un inno all´AMORE per il prossimo non può che andare un immenso GRAZIE per l´infinita dolcezza,la costante passione e l´incondizionato impegno con cui si è adoperata fino all´ultimo istante.