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Martedì 6 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:40 - Lettori online 1392
VITTORIA - 15/05/2013
Cronache - Lo sfogo della più piccola dei 3 figli distrutti dalla tragedia dei genitori

VIDEO - Parlano le 2 figlie di Guarascio

Brutte notizie dal bollettino medico: la signora Giorgia Famà trasportata al Cannizzaro in prognosi riservata. La Procura aprirà fascicolo su Guarascio per lesioni personali colpose e la figlia Martina lancia accuse sull’aumento della casa un anno dopo la vendita all’asta
Foto CorrierediRagusa.it

Il giorno dopo la tragedia di via Brescia le notizie sanitarie non sono confortanti. Il quadro clinico della signora Giorgia Famà, 64 anni, si è aggravato e la donna è stata trasportata d’urgenza al «Cannizzaro» di Catania per essere ricoverata in terapia intensiva. Appena si è liberato un posto nel centro etneo la donna è stata trasferita in ambulanza. Video intervista alle figlie Martina e Claudia Guarascio di 28 e 32 anni.



Le ustioni di primo e secondo grado hanno raggiunto il 30 per centro del corpo: la situazione al momento è delicata e i medici mantengono la prognosi riservata. Se ancora esiste un po’ di speranza per salvare i 3 sfortunati protagonisti della tragedia, lo si deve ad Armando Barone, il titolare del market all’angolo di via Brescia che ha avuto la prontezza di attivare il suo estintore per soccorrere le persone che bruciavano.

Stazionarie le condizioni del marito della donna, Giovanni Guarascio. E anche il poliziotto Nino Terranova, sebbene in prognosi riservata fa sperare in bene. Ottimismo che traspare dalle parole del commissario di Vittoria Rosario Amarù. «Ho parlato con Nino- dice il dirigente- è lucido e conserva intatto il suo buon umore. Un uomo eccezionale che in questa occasione ha dimostrato quanto vale. Tutta la polizia è con lui in questo brutto momento della sua carriera».

Sul fronte delle indagini e delle reazioni del giorno dopo, ci sono nuovi particolari di un certo rilievo. Su Guarascio, la Procura aprirà un fascicolo penale per il reato di lesioni personali colpose, mentre la figlia Martina, 29 anni, si abbandona a uno sfogo sentimentale che tocca la sensibilità di tutti: «Hanno distrutto i miei genitori, ma la casa non ce la devono togliere». Martina Guarascio, la più piccola dei 3 figli, il giorno dopo la tragedia è un fiume in piena. Parla a ruota libera ma sulla vendita all’asta ha le idee chiare, «per l’esperienza che mi sono fatta in quest’anno tremendo che è passato- racconta- la casa è stata venduta all’asta per 26 mila nel mese di maggio 2012, per riacquistarla dopo pochi giorni ci hanno chiesto 42 mila euro e nell’aprile scorso 60 mila euro. Non voglio dire altro? Mio papà è una persona buona e generosa, si è dato fuoco non per premeditazione ma perché era ormai esasperato, pressato dalle violenze psicologiche subite. Un giorno erano disposti a vendere, un altro no. Fino a quando è arrivato l’ufficiale giudiziario ed ha compiuto il gesto della disperazione. Spero che l’autorità giudiziaria accerti la verità dei fatti».

L’avvocato Daniele Drago, che tutela gli interessi dell’acquirente Orazio Sciagura, dà la sua versione dei fatti. «Più volte il mio cliente aveva manifestato la disponibilità a non partecipare all’asta se il proprietario fosse stato interessato a riacquistare la casa. Nessuno ha risposto e il sig. Sciagura ha acquistato l’immobile. In un secondo tempo Guarascio è venuto nel mio studio dicendo di essere disposto al riacquisto oppure ad affittarla. Purtroppo la trattativa si è trasformata in tragedia».

Il mondo politico e sindacale si è scatenato in comunicati di solidarietà alla famiglia Guarascio e di denunce contro le istituzioni, la politica e il sistema bancario che alimenta l’esasperazione della gente. La Cna provinciale e di Vittoria, la categoria alla quale il muratore appartiene, è da anni che denuncia la troppa rigidità delle banche e i tassi debitori troppo alti da sopportare per le imprese. Basta questa tragedia per invertire la rotta o ne servono ancora?