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Mercoledì 7 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 16:29 - Lettori online 1082
VITTORIA - 13/12/2012
Cronache - Emergenza ordine pubblico nel rione abitato da immigrati

Piazza Senia quartiere ghetto? Nasce comitato

Atto di accusa all’amministrazione dopo l’ultimo episodio che ha fatto registrare il pestaggio nei confronti di un vittoriese residente in via San Martino Foto Corrierediragusa.it

Si fa incandescente la situazione fra residenti vittoriesi e immigrati in piazza Senia. Un’emergenza piazza Senia che sta per esplodere. Dopo gli ultimi fatti incresciosi che hanno fatto registrare un pestaggio di un cittadino locale residente in via San Martino, impossibilitato a entrare nella sua abitazione, si è costituito un Comitato spontaneo composto da residenti della piazza al fine di segnalare problematiche del quartiere e di «denunciare la situazione di disagio, insicurezza e di ordine pubblico, oramai giunta a livelli di preoccupante emergenza».

Le richieste che il Comitato avanza al sindaco e al Consiglio comunale sono perentorie e non ammettono dilazioni nel tempo.
«Da tempo-scrivono i residenti di piazza Senia- viviamo in un quartiere che, via via, è diventato presidio indiscutibile di una sempre più vasta comunità di immigrati. Il fenomeno ha assunto dimensioni preoccupanti, soprattutto, a causa di una minoranza di extracomunitari dediti ad attività illecite (spaccio e consumo di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, aggressioni, etc.) che costituiscono ormai un gruppo sempre più nutrito e organizzato.

Il quartiere si è gradualmente trasformato in un vero e proprio ghetto, a causa del fiorire di numerose attività commerciali, gestiste da immigrati legittimamente residenti, ma concentrate quasi esclusivamente nelle vie limitrofe a Piazza Manin. Crediamo nell’integrazione, ma delimitare le nuove attività esclusivamente in un ambito ristretto della nostra città, a nostro avviso, non aiuta l’auspicato processo di integrazione nel tessuto economico sociale cittadino. Si aggiunga, inoltre, la mancanza di controlli sulla regolarità delle attività stesse, o, ad esempio, il rispetto dell’utilizzo del bi-linguismo nelle insegne e targhe indicative delle attività stesse. Vogliamo attirare l’attenzione su dei problemi che riguardano tutta la città e che, dopo anni di mancanza di interventi, stanno purtroppo sfuggendo all’attenzione delle istituzioni, locali e no.

Amiamo il nostro quartiere e non ci rassegniamo alla mancata soluzione dei problemi che denunciamo. Non accettiamo di vivere le nostre case come dei rifugi; non accettiamo di camminare a testa bassa per timore di incrociare sguardi provocatori; non accettiamo di tapparci le orecchie per non sentire ingiurie e molestie; non vogliamo chiedere il permesso di entrare in casa nostra; non possiamo vivere con la paura di rientrare a casa in determinate ore del giorno; non tolleriamo l’inciviltà e la delinquenza di una minoranza, sempre più ampia purtroppo, che ci ha privati di ogni spazio pubblico, del decoro del nostro quartiere, del piacere di vivere dignitosamente nei posti in cui siamo nati e in cui viviamo ma, soprattutto, non vogliamo rinunciare all’idea di poter continuare a vivere nei luoghi a noi più cari. La nostra denuncia è rivolta a tutte le istituzioni, al Sindaco, al Consiglio Comunale, ad ogni Consigliere Comunale, e a tutti coloro che abbiano a cuore il bene della nostra città.

Pertanto, chiediamo la costituzione di un presidio di forze dell’ordine che consenta il ripristino della legalità e che ridia un segnale forte di presenza dello Stato e una conseguente percezione di maggiore controllo e sicurezza; la presenza della Polizia municipale presso la sede dell’ex-Consiglio di Quartiere, ridotto ormai a sportello dedicato al pagamento delle Park- Card; un intervento dell’Amministrazione comunale riguardo le licenze commerciali rilasciate nel Quartiere ove si presentano irregolarità o palesi violazioni di legge; una rivisitazione «organica» del rilascio delle licenze per attività commerciali nel Quartiere al fine di risolvere il fenomeno della ghettizzazione della zona, con lo scopo di intraprendere una reale politica di integrazione nel tessuto economico-sociale dell’intera città; l’adozione e il conseguente rispetto di una specifica ordinanza del sindaco che contrasti il fenomeno, divenuto patologico, dell’occupazione «fisica» dei marciapiedi e degli accessi privati, durante tutte le ore della giornata».


13/12/2012 | 17.06.18
vittoriese emigrato

Premettendo la mia personale comprensione per le rivendicazioni espresse dal Comitato, vorrei far notare, a titolo di critica costruttiva, che una "rivisitazione «organica» del rilascio delle licenze per attività commerciali" è una richiesta priva di senso. Secondo tale logica, infatti, il Comune dovrebbe negare le autorizzazioni ad una macelleria o ad un phone center solo perchè esistono già delle attività operanti nello stesso settore a poca distanza. La stortura sarebbe doppia perchè costringerebbe alcuni negozianti ad operare in zone lontane dai potenziali clienti e metterebbe altri in condizione di monopolio di fatto.
Più in generale, sarebbe bene considerare che le città e i relativi abitanti non sono delle entità statiche, ma si evolvono e cambiano nel tempo in base a fattori di tipo demografico, sociale ed economico.
Con il cambiamento non ci si deve scontrare frontalmente, ma lo si deve comprendere per meglio indirizzarlo.
Detto questo è chiaro che le altre annotazioni alle autorità sono pienamente condivisibili e spero di cuore che il Comitato riesca a fungere da lobby (in accezione europea) mettendo in agenda quanto esposto nel comunicato.