Corriere di Ragusa
Email
Corrierediragusa.it mobile
Feed Rss Corrierediragusa.it
Corrierediragusa.it - Motore di ricerca
Corrierediragusa.it su Facebook
Corrierediragusa.it su Twitter
Corrierediragusa.it su Google+
Dimensione testo:
|
A
|
Corriere di Ragusa.it
Domenica 4 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 20:03 - Lettori online 811
VITTORIA - 18/07/2012
Cronache - La sparatoria di via Adua che ha gettato nel terrore la città

Francesco Nigito crivellato di proiettili muore 8 ore dopo

Gli inquirenti battono la pista della gestione dei videogiochi e delle macchinette del caffè. La sparatoria dopo una violenta lite scoppiata all’angolo fra via Adua e via La Marmora. Venti i colpi di pistola esplosi
Foto CorrierediRagusa.it

Dopo dopo 8 ore di agonia, è morto alle 21,45 Francesco Nigito (foto), vittima della sparatoria di via Adua che nel pomeriggio ha terrorizzato la città di Vittoria. L’uomo, 47 anni, il più grande di altri 4 fratelli e 3 sorelle, non ha resistito ai colpi micidiali che i killer gli hanno scaricato a bruciapelo all’addome. Nonostante la trasfusione di 10 sacche di sangue e l’asportazione di una parte dell’intestino dopo diverse ore di intervento chirurgico effettuato dai medici La Terra e Trubia, il cuore di Francesco Nigito ha cessato di battere prima delle 22. Gli altri due fratelli, Gianluca e Giuseppe, 41 anni e 43, sono stati subito dimessi dall’ospedale perché le ferite sono state leggere.

Una discussione animata, la lite, la sparatoria, un morto e due feriti non gravi ieri poco dopo mezzogiorno a Vittoria. Vittime dell’imboscata mortale, i fratelli Nigito, Giuseppe 43 anni, Gianluca 41 e Francesco 47 anni, quest’ultimo deceduto al 21,45 nella sala Rianimazione dell’ospedale di Vittoria dopo un delicatissimo intervento chirurgico durato tutto il pomeriggio. Francesco Nigito è stato crivellato di colpi all’addome. Ha ricevuto in trasfusione anche 10 sacche di sangue, gli è stato asportato una parte dell’intestino ma nella tarda serata è spirato.

E la Vittoria peggiore che si sveglia di colpo come un vulcano da troppo tempo inattivo. Vittime i fratelli Nigito, di origini niscemesi, tutti residenti nel quartiere Forcone, soggetti di grosso calibro nell’ambiente malavitoso per avere scritto la storia criminale della città e dettato legge negli anni di piombo a fianco del clan Dominante.

La cronaca del pomeriggio di fuoco
La sparatoria s’è verificata tra le 13 e le 13,30. Alcuni esercizi commerciali sono già chiusi, altri stanno per chiudere: il bar all’angolo tra via Adua e via Garibaldi (dove i militari della vicina Compagnia vanno spesso a prendere il caffè); un salone di parrucchiera per donna, dove Francesco Nigito ha cercato riparo sporcando di sangue il salone fino all’interno; e poi i vicoletti di via Curiel e Ruggero Settimo. Gli inquirenti della Scientifica di Polizia e Carabinieri hanno contato nel raggio di circa 300 metri qualcosa come 20 colpi di pistola calibro 7,65 e 9x21: alcuni sono andati a segno, altri non sono esplosi perché le pistole si sono inceppate. Gran lavoro per accertare se sia stata solo una parte dei contendenti a sparare o se anche i Nigito abbiano tentato una reazione andata a vuoto.

La sinergia di Polizia e Carabinieri
Il dirigente del Commissariato Rosario Amarù, il capo della Mobile Francesco Marino, i capitani dei Carabinieri Carmine Gesualdo e Francesco Soricelli, hanno lavorato per tutto il pomeriggio in stretto contatto telefonico, informando continuamene il colonnello Salvo Gagliano e il questore Giuseppe Gammino, per fare luce sull’inquietante episodio. La Scientifica ha effettuato il guanto di paraffina nei confronti dei Nigito per accertare se anche loro hanno sparato o meno. E anche le macchine che erano parcheggiate all’angolo fra via Adua e via La Marmora sono state perquisite da cima a fondo. Dalle indagini in corso non trapela nessuna indiscrezione. Tutti muti, come le bocche cucite di Giuseppe e Gianluca Nigito, gente che i problemi se li risolve senza l’aiuto di nessuno.

Gli inquirenti sono vicini alla soluzione del caso
Di certo, l’episodio che ha turbato nuovamente Vittoria come non si verificava dal 2 gennaio ’99, strage di San Basilio, 5 morti dentro un bar, potrebbe fare esplodere una situazione che sembrava calma da troppi anni. Chi e perché ha sparato per uccidere i Nigito? Qual è il movente? Troppo audace parlare di mafia, estorsioni o droga, la prima ipotesi che viene vagliata dagli inquirenti è la gestione dei videogiochi e delle macchinette del caffè, attività svolta legittimamente dai fratelli Nigito da un po’ di tempo. Ci sarebbero poi altri fatti legati a questioni di stalking e di donne di cui s’è reso protagonista Gianluca Nigito, arrestato per questo il 6 febbraio scorso; ma questa viene valutata come ipotesi secondaria. Meglio privilegiare la pista della concorrenza in affari. E anche qui il commissario Rosario Amarù ha la bocca cucita, sebbene nella sua testa di sicuro ci sono già la mano e i volti dei sicari che hanno sparato e i motivi che hanno scatenato il mezzogiorno di fuoco vittoriese. Le volanti della Polizia e dei Carabinieri ieri pomeriggio hanno bussato a diverse porte ma nessuno ha risposto. Per normali controlli, per sapere dov’erano e cosa avevano fatto nell’ora della sparatoria. C’è già qualcuno latitante?

L’aspetto che inquieta maggiormente è la sicumera manifestata dai protagonisti della sparatoria avvenuta in pieno giorno, davanti a gente che ancora circola, e magari sotto l’obiettivo di qualche telecamera installata nella zona per immortalare gli occasionali rapinatori che in certi periodi dell’anno terrorizzato i commercianti. Chi ha il coraggio di sparare ai fratelli Nigito in quel modo così plateale non è uno qualunque, ha fegato, tanto quanto gli storici avversari, ecco perché ciò che è successo preoccupa molto: potrebbe risvegliare sentimenti criminali sopiti da 12 anni.

Quando Giuseppe Nigito si salvò da un altro agguato mortale nell´agosto 2000
L’ultimo fatto di sangue di un certo rilievo è l’omicidio di Giuseppe Primavera avvenuto in contrada Dicchiara a fine agosto 2000. L’uomo forse morì per errore, perché il killer voleva colpire proprio Giuseppe Nigito, che era al volante per caso della macchina di Primavera. Nigito rimase ferito al volto, ma ebbe la forza di uscire dalla Mercedes, bloccare con la minaccia un automobilista, togliergli la macchina, mettersi al volante e recarsi in ospedale a Vittoria, dal quale poi fu trasferito in elicottero a Palermo per un delicato intervento chirurgico. Primavera, invece, venne bruciato dentro la stessa Mercedes per non lasciare tracce e segnali. Da allora a Vittoria non ci sono stati morti ammazzati per questione di mafia o di clan. Qualche straniero, manovalanza criminale di basso livello e basta. Ma la sparatoria di ieri no, questa risveglia coscienze e rimette paura, perché se i colpi sparati dai killer fossero andati a bersaglio nei punti vitali, a quest’ora parleremo di una nuova strage dopo quella di San Basilio.