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VITTORIA - 25/02/2008
Cronache - Siracusa - I giudici hanno le sentenze di condanna

Omicidio Incardona: inflitti 84 anni di carcere in Assise

4 gli imputati tra cui i presunti mandanti Mazza, padre e figlio Foto Corrierediragusa.it

I giudici della Corte di Assise di Siracusa hanno emesso i verdetti per il processo per l´omicidio, il 21 settembre del 1992, del vittoriese Giovanni Incardona (nella foto).

24 anni di reclusione per l´anziano Giovambattista Arangio Mazza e per il figlio Giovanni Arangio Mazza (suocero e cognato della vittima), ritenuti i mandanti del delitto; 21 anni di reclusione per Luigi Favitta, 15 anni di reclusione per il pentito Giuseppe Alesci (autore materiale dell´omicidio).

Il pubblico ministero aveva chiesto l´ergastolo per i due Arangio Mazza, 22 anni di reclusione per il Favitta e 20 anni di reclusione per l´Alesci. La Corte ha considerato le attenuanti equivalenti alle aggravanti per i primi tre; mentre ha considerato le attenuanti prevalenti sulle aggravanti per il collaboratore di giustizia.

I difensori degli imputati (gli avvocati Daniele Scrofani, Massimiliano Di Stallo, Mario Di Giorgio e Biagio Ragusa) hanno preannunciato appello. I parenti della vittima si erano costituiti parte civile tramite l´avv. Maurizio Catalano.

Il delitto Incardona, archiviato dalle forze dell´ordine "ad opera di ignoti", ritornò a galla due anni orsono a seguito delle dichiarazioni del pentito Giuseppe Alesci che confessava di avere avuta commissionata la eliminazione del modesto imprenditore edile dagli Arangio Mazza (padre e figlio) stanchi delle violenze che l´uomo avrebbe continuamente riservato alla moglie (figlia e sorella dei Mazza); per quella "missione di morte" l´Alesci (sempre a stare alle sue dichiarazioni, avrebbe ricevuto una ricompensa di dieci milioni di lire.

Il killer, per portare a buon fine il mandato, si sarebbe servito della collaborazione di Luigi Favitta, che avrebbe guidato l´auto (una Fiat Uno rubata il giorno prima) sulla quale viaggiava anche l´Alesci, e del figliolo minorenne, Antonino (attualmente il processo si svolge davanti ai giudici del tribunale dei minori di Catania), che avrebbe segnalato l´arrivo della vittima predestinata, in via Parma, una traversa di via Cavalieri di Vittorio Veneto, sulla Statale 115 per Comiso.

Giovanni Incardona fu attinto da tre colpi di fucile a pallettoni, esplosi da distanza ravvicinata. Veniva soccorso da alcuni passanti e strasportato al vicino ospedale "Guzzardi", ma vi giungeva cadavere. Giuseppe Alesci poi veniva arrestato per altra causa, mentre Luigi Favitta cercava scampo emigrando in Germania. E lì veniva arrestato dopo le confessioni dell´Alesci.