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Lunedì 5 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 11:51 - Lettori online 663
VITTORIA - 14/07/2011
Cronache - La Dda di Catania stronca sul nascere un tentativo di estorsione a Vittoria

Tentata estorsione ad imprenditore, 2 arresti

I due presi dopo 6 mesi di pedinamenti e filmati mentre entravano e uscivano da un magazzino dell’indotto agricolo. Chiedevano soldi per foraggiare le famiglie con parenti in carcere
Foto CorrierediRagusa.it

Cinquemila euro per la «famiglia». Un obolo per pagare i parenti in carcere e gli avvocati che studiano le carte processuali per farli uscire. Ma la crisi economica in tutti i settori arma di coraggio e l’imprenditore taglieggiato con il vecchio e tradizionale metodo di stampo mafioso, si reca dalle forze dell’ordine, denuncia il fatto criminale e fa arrestare i presunti estortori.

Così sono finiti in carcere Pietro Alessandrello (foto), 24 anni, comisano residente a Vittoria, e Emanuele Galofaro (nella foto) da sinistra), 31 anni, vittoriese, volti noti a Polizia e Carabinieri per reati specifici. Secondo l’accusa mossa dalla Direzione distrettuale antimafia coordinata dal procuratore Lucio Setale e dall’aggiunto Marisa Scavo, i due da sei mesi erano sotto l’obiettivo nascosto di Questura, Carabinieri e Commissariato di Vittoria. Il gip Giuliana Sammartino preso atto della prova accusatoria, ha firmato a tempo di record l’ordinanza del carcere.

I due venivano filmati mentre entravano e uscivano da un magazzino gestito da un imprenditore legato all’indotto agricolo del mercato ortofrutticolo. Chiedevano all´imprenditore 5 mila euro per dormire tranquillo la notte e non vedere saltare in aria all’improvviso il magazzino sito nell’hinterland di Fanello. Soldi dati in beneficenza per la famiglia riconducibile al clan Dominante. Pietro Alessandrello, infatti, è il convivente della figlia di Vincenzo Latino, in carcere con il 41 bis per associazione per delinquere di stmapo mafioso ed estorsione. I soldi servivano per i condannati in carcere e per sostenere le spese legali.

Sei mesi d’inferno, fino a quando l’imprenditore ha chiamato le forze dell’ordine che hanno agito collegialmente e con grande professionalità. I particolari dell’estorsione sono stati raccontani dal questore Filippo Barboso, dal capo della Mobile Francesco Marino, dal capitano Giovanni Palatini, dal vice questore Alfonso Capraro. Nel giro di 20 giorni gli investigatori hanno chiuso il cerchio sui presunti estortori. Ma le indagini proseguono con delicatezza, perché almeno altri 4, 5 imprenditori sarebbero tuttora nella morsa del taglieggiamento vecchia maniera. Si lavora per stanare altri complici di Galofaro e Alessandrello e caricare tutto in associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata alle estorsioni, considerato che i due ammanettati fanno riferimento al clan Dominante.