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Giovedì 8 Dicembre 2016 - Aggiornato alle 22:43 - Lettori online 789
VITTORIA - 19/03/2011
Cronache - Vittoria: ennesimo, presunto caso di malasanità. La tac del Guzzardi non funzionava

La morte di Incardona, commissione parlamentare chiede relazione

La vittima è un operaio vittoriese di 62 anni, padre di 6 figli
Foto CorrierediRagusa.it

Continua a far discutere l´ennesimo presunto caso di malasanità che ha interessato l´ospedale Guzzardi di Vittoria con la morte di Giovanni Incardona, operaio vittoriese di 62 anni, padre di 6 figli. I familiari ritengono che vi siano delle responsabilità in ordine all´aggravarsi delle condizioni cliniche del congiunto, poi deceduto al Garibaldi di Catania.

Lascia perplessi la circostanza della tac guasta al Guzzardi. Stando a quanto riferito in via ufficiosa dalla direzione dell’Asp 7, si sarebbe trattato di un guasto temporaneo della complessa macchina, poi riparato in circa un’ora, quando Incardona era stato però già trasferito a Ragusa. La polizia ha acquisito le cartelle cliniche della vittima.

Il presidente della Commissione parlamentare d´inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha disposto una richiesta di relazione al direttore generale della Asp 7 di Ragusa, Ettore Gilotta, in merito al mancato funzionamento della tac dell´ospedale Guzzardi.

Incardona era caduto da un muretto, mentre lavorava per la sotituzione di dell´inferriata nel cortile di in una casa sulla Vittoria - Scoglitti, rovinando al suolo da un´altezza di un metro e mezzo, dopo aver battuto la testa contro una statua di marmo. Subito condotto in ospedale da uno dei figli, ad Incardona erano state riscontrate la frattura di 6 costole e una contusione epatica.

Le condizioni della vittima dell´incidente sul lavoro si erano ulteriormente aggravate. Incardona era quindi stato sottoposto ad altro esame Tac, dal quale non era emerso nulla perchè la macchina del Guzzardi, come accennato, era guasta. Immediato il trasferimento al Civile di Ragusa, dove lo stesso esame aveva riscontrato uno pneumomediastino. I familiari avevano dunque chiesto un ulteriore trasferimento di Incardona a Catania, dove giovedì notte è arrivata la morte per arresto cardiocircolatorio. Ora indaga la magistratura.

Appena una settimana fa un uomo di Scicli, G.C., 79 anni,era stato costretto a peregrinare da un ospedale ad un altro fino a morire per l´infarto acuto in corso. L’uomo era stato ricoverato nella divisione di Oncologia dell’Ospedale Maria Paternò Arezzo di Ragusa per altre patologie quando aveva all´improvviso accusato un malessere. I medici avevano disposto, immediatamente, il trasferimento del paziente nel reparto di Cardiologia, perchè i sintomi erano chiaramente quelli dell’infarto. Accertato che si trattava, per l’esattezza, di un infarto acuto in corso, saltava lo scandaloso paradosso: nella divisione specializzata non c´erano posti letto disponibili, per cui i medici di Cardiologia decidevano di riportare l´anziano in Oncologia.

Alla fine, senza neanche la disponibilità di un ambulanza con medico a bordo, era stata la stessa figlia a portare il padre con la propria auto all’Ospedale Maggiore di Modica. I medici, poco dopo l’arrivo del paziente, non avevano potuto fare altro che constatarne il decesso a causa dell´infarto acuto in corso.